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Information and Ideas Blogs on Economy, Entrepreneurship & Current Affairs
Blog Added: November 17, 2017 06:51:54 PM
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Blog Country: Italy   Italy
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Gli esempi di ieri per la rinascita di oggi

Grandi imprenditori del passato ispirano chi oggi sta lavorando per far ripartire l’economia italiana Adriano Olivetti, Pietro Ferrero e Luisa Spagnoli: tre nomi che ben rappresentano l’eccellenza dell’imprenditoria italiana votata al progresso e non alla mera speculazione. Infatti il progresso è tale perché comporta un arricchimento diffuso, uno sviluppo per tutta la comunità e non […] L'articolo Gli esempi di ieri per la rinascita di oggi proviene da...

Grandi imprenditori del passato ispirano chi oggi sta lavorando per far ripartire l’economia italiana

Adriano Olivetti, Pietro Ferrero e Luisa Spagnoli: tre nomi che ben rappresentano l’eccellenza dell’imprenditoria italiana votata al progresso e non alla mera speculazione.

Infatti il progresso è tale perché comporta un arricchimento diffuso, uno sviluppo per tutta la comunità e non solo per alcuni; in un periodo di aumento delle diseguaglianze socioeconomiche è importante unire la crescita economica a quella della società e dei territori in cui le imprese si inseriscono.

Olivetti

Adriano Olivetti è stato il precursore dell’innovazione tecnologica unita al design, l’anticipatore del marketing come lo intendiamo oggi e di ciò che Apple – per citare un esempio – ha riproposto.

Il suo non è stato solo un successo industriale, ma anche un progresso per tutta Ivrea che è stata di recente nominata patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura).

L’Unesco ha riconosciuto Ivrea come significativo esempio delle teorie dello sviluppo urbano e dell’architettura del ventesimo secolo in risposta alle trasformazioni industriali e sociali, compresa la transizione dalle industrie meccaniche a quelle digitali.

La visione umanistica dell’impresa, l’etica portata in fabbrica e faro dello sviluppo hanno determinato il successo nonostante la devastazione della seconda guerra mondiale; è nota la storia delle cinquemila macchine da scrivere pronte in magazzino salvate dalla comunità locale che ne “adottò” una per famiglia al fine di sottrarle alla sicura depredazione delle truppe nazifasciste in ritirata.

Una volta restituite alla proprietà sono state decisive per battere la concorrenza ed imporsi come leader nel mercato internazionale.

Ferrero

Pietro Ferrero è un nome importante per la storica azienda che ha portato Alba nel mondo: il nonno che l’ha fondata ed il nipote che l’ha portata alla ribalta mondiale non condividono solo l’anagrafica, ma anche una visione dell’impresa votata all’investimento in innovazione e risorse umane.

Partendo da ciò che aveva in quantità, le nocciole, Ferrero è riuscita ad imporsi come crema spalmabile per antonomasia con il marchio Nutella.

I frutti di questo successo non sono stati tenuti tra le mura degli uffici dirigenziali, ma a goderne è stata – direttamente o indirettamente – la comunità compartecipe degli ottimi risultati.

Non solo premi produzione, ma soprattutto un contratto collettivo aziendale che integra in melius quello nazionale di categoria, riconoscendo ad esempio: tre anni di retribuzione per la famiglia superstite del dipendente defunto, esonero dal turno di notte per le lavoratrici madri, part-time agevolato con diritto di reintegra al tempo pieno per i genitori,                 soggiorni estivi per bambini, percorsi formativi di reinserimento al lavoro, permessi extra per nascita dei figli, permessi retribuiti straordinari per necessità mediche dei figli, sussidi per studi universitari dei figli.

Spagnoli

Luisa Spagnoli, imprenditrice attiva nel dolciario con Perugina e nel tessile con Angora Spagnoli, si è distinta sia per innovazione che per attenzione al rapporto con i dipendenti.

L’invenzione del Bacio Perugina prima e la particolarità della pettinatura dei conigli per ricavare la preziosa lana d’angora poi, ben descrivono la propensione dell’imprenditrice per la valorizzazione del locale al fine di un’espansione economica sostenibile.

A questo si aggiungono le misure di protezione sociale per dipendenti: asili nido in fabbrica, edilizia, momenti ricreativi e culturali, benefit aziendali di fine anno per combattere il freddo.

Il figlio di Luisa, Mario, traghetta l’impresa dall’artigianale all’industriale che poi vedrà il consolidamento con la creazione di negozi e outlet Luisa Spagnoli ad opera della generazione successiva.

Hic et nunc

Ciò che oggi sembra importato dall’estero solo perché declinato con anglicismi (spesso non compresi da chi li usa), in realtà affonda saldamente le radici nell’impresa di qualità del secolo scorso: lean management, team building, training, circular economy, green economy, welfare aziendale… sono esattamente ciò di cui abbiamo scritto nei precedenti paragrafi.

ESG89 Group ha fatto tesoro di questi insegnamenti ed ogni giorno persegue la mission che lo vede come catalizzatore per le imprese dei territori che mirano ad una crescita stabile e strutturale.

Dopo il grande successo del forum economico “The Italian Best Companies 2018-2019 – Food & Pet” svoltosi il 17 maggio a Montefalco, ESG89 Group triplica gli sforzi presentando l’innovativo format del Glocal Economic Forum Perugia 2018” che avrà luogo dall’11 al 13 ottobre.

Glocal Economic Forum Perugia 2018 – la società, l’economia, il valore dei territori

Per maggiori informazioni sul Glocal Economic Forum Perugia 2018 è possibile contattare la segreteria organizzativa e seguire l’hashtag #GlocalForum2018 sui social media.

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Turchia, altri settori a rischio per gli scambi commerciali

Terza e ultima parte della disamina sulla Turchia sulla base dei dati di Atradius Nei precedenti articoli abbiamo trattato gli aspetti del deprezzamento della lira turca, l’import/export, l’inflazione, la confusa situazione politica e gli effetti di questa situazione sui settori automotive, chimico e farmaceutico; continuiamo con gli ultimi comparti presi in considerazione da Atradius. Edilizia […] L'articolo Turchia, altri settori a rischio per gli scambi commerciali proviene da...

Terza e ultima parte della disamina sulla Turchia sulla base dei dati di Atradius

Nei precedenti articoli abbiamo trattato gli aspetti del deprezzamento della lira turca, l’import/export, l’inflazione, la confusa situazione politica e gli effetti di questa situazione sui settori automotive, chimico e farmaceutico; continuiamo con gli ultimi comparti presi in considerazione da Atradius.

Edilizia

Il settore delle costruzioni in Turchia soffre della forte concorrenza, della saturazione del mercato e della bassa fiducia delle famiglie; i margini di ricavo rimangono quindi bassi, situazione peggiorata dal 2017 a causa degli alti tassi di interesse e della crescita dei prezzi dei beni indifferenziati (commodity), specialmente dei tondini.

Le insolvenze sono aumentate tra il 2017 e il 2018, anche per mancanza di liquidità e alto livello di indebitamento; la media dei termini di pagamento è di 120-180 giorni.

Questa situazione è comune anche ai gruppi più grandi del settore che stanno affrontando problemi di rifinanziamento.

Vendita di beni durevoli

Dal 2006 al 2017 le vendite al dettaglio in Turchia sono aumentate con una media del 7% annuo, spinte dalla crescita economica e dall’accrescimento del potere d’acquisto delle famiglie; nel 2017 la crescita annuale è stata del 6% e le previsioni per il 2018 stimano un rallentamento fino a circa il 3,5%.

Questa decelerazione avrà un impatto sulla vendita dei beni durevoli non alimentari, anche considerando l’aumento dei prezzi dei beni di importazione e dei tassi di interesse.

Il basso margine di guadagno del settore è dovuto alla forte competizione unita alle alte spese logistiche; molte imprese sono altamente esposte, mentre le banche sono più riluttanti a concedere credito e quando lo fanno gli interessi restano alti.

Maggiormente a rischio fallimento sono quelle aziende indebitate in valuta estera, a causa dell’attuale volatilità monetaria; i ritardi nei pagamenti e le insolvenze si stimano in crescita nel 2018.

Il rischio per chi rivende prodotti tecnologici ed elettronica di consumo è più alto rispetto alla media, sempre a causa della debolezza della lira turca.

Meccanica

Nel 2017 il settore della meccanica è stato in crescita del 9,6%, al di sopra della crescita totale del manifatturiero; nella seconda metà dell’anno ha beneficiato dei maggiori investimenti e dell’export (13,6%) soprattutto dall’Unione Europea e dalla Russia.

La saturazione è salita al 79,2% lo scorso anno e la richiesta della meccanica turca rimarrà consistente nel 2018, con un ulteriore incremento delle esportazioni; questo a causa del costo del lavoro che rimane basso e di un’esenzione Iva prevista anche per il 2019.

Anche in questo settore l’altra faccia della medaglia del deprezzamento della lira è il più alto costo di importazione per parti ricambio e metalli.

Ovviamente i tassi di interesse elevati impattano negativamente, così come la debolezza di alcuni settori di riferimento (per esempio il tessile).

I termini di pagamento nel settore meccanico/ingegneristico è di norma tra 90 e 120 giorni, il livello delle dilazioni è nella media.

Metallurgica

Le esportazioni del settore metallurgico nel 2017 sono cresciute del 9,4% per un totale di 7,4 miliardi di dollari, le importazioni sono diminuite del 5,8% per un valore di 4,8 miliardi di dollari.

Benché siano aumentate le opportunità di esportazione verso Iraq e Qatar per il comparto dei materiali da costruzione, il mercato interno risente fortemente del rallentamento dell’attività edilizia; l’incremento degli investimenti in infrastrutture potrebbe alleviare la situazione.

I gravi problemi strutturali del settore metallurgico sono la sovrapproduzione, la forte competizione cinese, la grave dipendenza da prestiti bancari e l’esposizione alla volatilità della moneta.

Nell’ultimo biennio sono aumentati ritardi nei pagamenti e insolvenze a causa della diminuzione dei margini di profitto e dell’alto indebitamento.

Tessile

L’industria tessile turca negli ultimi anni ha una tendenza negativa dovuta alla combinazione di sovrapproduzione, scarsità di produzioni di marca, bassa capitalizzazione, diminuzione della domanda interna e delle esportazioni e forte competizione dall’Asia.
Molte imprese sono affette da pesante indebitamento e poca liquidità, più del 6% dei prestiti bancari sono deteriorati.

Singoli attori economici

Queste le tendenze macroeconomiche, ma per valutare le singole opportunità è fondamentale utilizzare strumenti di indagine e studio precisi ed affidabili.

Un valido strumento per stime economiche di potenziali partner, clienti o fornitori è rappresentato da IoValuto, che consente anche precise valutazioni in vista di fusioni e acquisizioni.

IoValuto offre dalla ricerca anagrafica delle aziende estere fino agli E R-Report Plus più completi che includono intestazione, recapiti, dati identificativi, valutazione, indicatori di rischio, valore di affidamento consigliato, sintesi del bilancio, principali dati economici e finanziari, attività svolta, collegamenti , partecipazioni, management societario, struttura e numero dipendenti.

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Birra Made in Italy: prospettive e scenari

A Pedavena, nell’ambito della Festa dell’Orzo 2018, si è tenuto il primo Simposio della Birra Italiana di Qualità organizzato dalla Fabbrica di Pedavena Da angolazioni diverse è stata proposta una panoramica sullo stato dell’arte della birra in Italia che negli ultimi vent’anni ha conosciuto una vera e propria rivoluzione, sia dal punto di vista dell’offerta (con l’ingresso […] L'articolo Birra Made in Italy: prospettive e scenari proviene da...

A Pedavena, nell’ambito della Festa dell’Orzo 2018, si è tenuto il primo Simposio della Birra Italiana di Qualità organizzato dalla Fabbrica di Pedavena

Da angolazioni diverse è stata proposta una panoramica sullo stato dell’arte della birra in Italia che negli ultimi vent’anni ha conosciuto una vera e propria rivoluzione, sia dal punto di vista dell’offerta (con l’ingresso sulla scena di diverse centinaia di nuovi piccoli birrifici), sia relativamente alle abitudini di consumo (che hanno guidato la crescita della diversificazione del prodotto).

Una tavola rotonda che ha rappresentato un vero e proprio evento nell’evento e al quale hanno partecipato esperti del settore (Matteo Zanibon di Gfk Italia, Massimo Barboni, direttore commerciale Birra Castello, Agostino Arioli, fondatore e birraio del Birrificio Italiano, Eugenio Signoroni, coordinatore della Guida Birre d’Italia di Slow Food e Anna Managò, esperta di marketing e titolare dell’agenzia ByVolume). Assieme a loro i mastri birrai di Fabbrica di Pedavena (Vittorio Gorza, Giovanni Maccagnan e l’attuale capo della produzione,Dario Martinuzzo).

Fabbrica di Pedavena ha voluto dare inizio e ospitare presso la propria sede questo simposio con l’augurio che possa diventare nel tempo un appuntamento fisso per tutti gli appassionati del settore.

 

FABBRICA DI PEDAVENA: UN PASSATO IMPORTANTE E UN FUTURO CUI GUARDARE

 

Maurizio Maestrelli, giornalista di settore, in qualità di moderatore ha dato il via a questa “edizione zero” del Simposio dando la parola a Vittorio Gorza e Giovanni Maccagnan, entrambi storici Mastri Birrai della Fabbrica di Pedavena che dopo un interessante excursus sulla nascita della Fabbrica di Pedavena nel lontano 1897, in un contesto in cui pareva essere il momento giusto per l’inserimento sul mercato di birre a bassa fermentazione, “morbide” e facili da bere, hanno parlato delle peculiarità di questo birrificio. Peculiarità che non sono solo gli ingredienti come l’acqua morbida ed eccellente e le materie prime di alta qualità.

Infatti c’è di più: Fabbrica di Pedavena vanta un passato di formazione scolastica e professionale, essendo stata la sede di svolgimento delle lezioni pratiche del triennio del Corso Professionale per Birrai Maltatori della scuola Rizzarda di Feltre, unico in Italia. Nato grazie alla volontà della Famiglia Luciani, il corso ha inaugurato la sua prima edizione ufficiale nell’ottobre del 1951 ed è continuato fino alla fine degli anni Settanta fino a contare ben 271 diplomati, tra i quali si annoverano ancora oggi grandi maestri del mondo birrario e in differenti realtà.

Quella stessa scuola birraria, tra i suoi vari meriti,può vantare anche quello di aver contributo a stimolare in modo decisivo l’industria manifatturiera italiana per la fabbricazione di macchinari utili alla produzione della birra e la conversione di vasti appezzamenti di terra alla produzione di orzo distico, che non richiede pesticidi o fertilizzanti chimici e, quindi, con beneficio per l’ambiente oltre che per l’economia del Paese.

 

BUONO DA MANGIARE, BUONO DA PENSARE

SOCIALE E CONDIVISIBILE, AUTENTICO E GENUINO

 

Matteo Zanibon di GfK Italia attraverso i risultati di ricerche di mercato ha tracciato un percorso evolutivo dello scenario alimentare degli ultimi anni. Il cibo è sempre meno vissuto come “prodotto” ma sempre più come “esperienza”: mangiare non è sempre solo nutrirsi ma è anche e soprattutto relazionarsi, trovare significato ed emozione. Il cibo, e quindi anche la birra nello specifico, non solo devono essere buoni da mangiare ma anche “buoni da pensare”.

La competizione tra brand oggi – ha sottolineato Matteo Zanibon – si gioca sulla capacità di raccontare e trasmettere un’esperienza e un sistema di valori.

Una forte tendenza è quella della naturalità, un trend altrettanto decisamente in crescita è quello del biologico (nel 2008 segnava un 21% e nel 2017 un 43%).

Oggi la piccola realtà locale piace, piacciono i piccoli produttori. Sono sempre più importanti i concetti “sociale” e “condivisibile”, “autentico” e “genuino”, “etico” ed “equo”. Mangiare, soprattutto per gli italiani è una vera e propria passione e sempre più un’esperienza sociale, da condividere non solo con chi è a tavola con noi.

La birra è sociale e condivisibile, gratificante e gustosa, autentica e genuina, curiosa e stimolante, vicina e locale, naturale e semplice. Elementi che possono far pensare che il DNA della birra sia perfettamente in linea con l’evoluzione degli stili socio-alimentari degli italiani.

 

UNA BIRRETTA, LA BIRRA, LE BIRRE

GLI ITALIANI STANNO RISCOPRENDO LA COMPLESSITÀ DELLA BIRRA

 

Secondo Massimo Barboni, Direttore Commerciale di Birra Castello, la birra è passata attraverso tre macro fasi storiche:“una birretta”, “la birra” e “le birre”.Oggi la birra è entrata quindi nella terza fase e fa ormai parte degli stili di consumo e della cultura degli italiani. A riprova di questo, nel 2017 la birra ha raggiunto il suo punto più alto in termini di consumi in Italia.

Per molti decenni la birra non ha pienamente fatto parte della nostra cultura: non era ancora birra, ma semplicemente “birretta”: qualcosa di esotico e di frivolo, una bevanda simpatica, fresca e dissetante che rappresentava la migliore soluzione per un fugace e passeggero distacco dalla realtà.

Negli anni Ottanta, complici anche i più frequenti viaggi all’estero dei giovani e gli investimenti dei grandi gruppi birrari, la birra è diventata un simbolo di modernità, di aggregazione giovanile, di internazionalità e di progresso.In quella fase prevaleva la valenza simbolica della birra: quello che c’era dentro la bottiglia non era ancora così rilevante.

Da qualche anno siamo ormai entrati nella terza fase di sviluppo: l’attenzione si è spostata da quello che c’è fuori dalla bottiglia a quello che c’è dentro. Si parla sempre più di prodotto, di ingredienti, di metodi di produzione, di abbinamenti con il cibo, di modalità di servizio. Inevitabilmente più che di BIRRA si parla sempre più di BIRRE, per sottolinearne la complessità e ricchezza di sfaccettature.

Complici e artefici di questa evoluzione sono state – lo ha sottolineato Massimo Barboni – le birre artigianali che negli ultimi vent’anni hanno reso il mondo della birra protagonista di una vera e propria rivoluzione. L’ingresso sul mercato di circa un migliaio di nuovi piccoli birrifici ha contribuito a modificare la percezione di un prodotto che oggi può raggiungere segmenti più ampi di mercato, alcuni dei quali storicamente dominati dal vino. “La crescita delle artigianali non è infatti andata a discapito delle birre industriali -ha sottolineato Barboni– ma queste hanno contribuito ad allargare e ad aumentare l’interesse per l’intero settore”.

La birra continua però a rimanere un prodotto “accessibile”, “aggregante” ed “emozionale”. Una birra deve sapere quindi parlare anche al cuore delle persone e non perdere il suo carattere democratico.

 

LA BIRRA ITALIANA DI QUALITA’ HA PIANTATO UN SEME E L’HA FATTO FIORIRE CON VIGORE

 

Non ha dubbi al riguardo Eugenio Signoroni, Coordinatore della Guida Birre d’Italia di Slow Food Editore. La birra può essere molte cose diverse, tanti profumi, tanti colori, tante sfumature. Il movimento artigianale ha dato energia al mondo della birra nella sua interezza.

E la diversificazione ha raggiunto il mondo della birra tutto. Alcuni aspetti che caratterizzavano esclusivamente le artigianali oggi non sono più di loro utilizzo esclusivo.

A poche settimane dall’uscita dell’ultima edizione della Guida Birre d’Italia di Slow Food Editore Eugenio Signoroni ha affermato con sicurezza che la qualità diffusa è più alta. Il settore è cresciuto in modo evidente. Come è anche vero che ci sono realtà cresciute molto e velocemente che non hanno saputo gestire la situazione in termini di qualità della birra.

Rimane però ancora molto da fare secondo Signoroni; per esempio, l’offerta della birra nei ristoranti non è sempre adeguata alle esigenze dei clienti che richiedono varietà e qualità e non solo la solita lager messa nel frigo e nel menù delle bibite.

 

BIRRIFICIO ITALIANO, UNO DEI PIONIERI DEL MOVIMENTO ARTIGIANALE ITALIANO

 

Alla domanda di Maurizio Maestrelli se si aspettava di trovarsi in un panorama così delineato come è oggi dopo vent’anni Agostino Arioli, Fondatore e Birraio del Birrificio Italiano ha risposto: “Decisamente no. Pensate che ho chiamato il mio birrificio Birrificio Italiano perché non mi aspettavo che ne sarebbero seguiti tanti altri”. Era il 1996 e nasceva il primo brewpub in Lombardia e i primi due anni sono stati abbastanza difficili “anche perché – ha raccontato Arioli – ho aperto in un paesino improbabile nella remota provincia di Como”. Un inizio da homebrewer e quindi un corso di laurea: “Devo tanto alle persone dell’industria che mi hanno aiutato – ha raccontato Arioli – all’inizio del mio percorso ho preso tanto da quel mondo da un punto di vista scientifico e tecnologico. Soprattutto, ci tengo a ringraziare Gianni Pasa che nella Fabbrica di Pedavena è stato per molti anni il capo della produzione oltre che il direttore del birrificio”.

Il Birrificio Italiano è sempre stato e continua a essere molto aderente e fedele al suo concetto di artigianalità che si potrebbe riassumere nel concetto “nessun trattamento dopo la fermentazione” e vuole continuare a rimanere in quel contesto senza crescere troppo.

Produce birre “da bere tutti i giorni” e birre più particolari con il nuovo marchio Klanbarrique.

Secondo Agostino Arioli le grandi aziende birrarie stanno andando sempre più verso le specialità, lanciando prodotti speciali e utilizzando anche un linguaggio che prima era utilizzato esclusivamente dagli artigiani. Parallelamente c’è il mercato artigianale che cresce e per crescere ha prodotti sempre meno caratterizzati, buoni da bere tutti i giorni. Ma le artigianali devono essere orgogliose di produrre anche delle ottime pils, che rappresentano certamente un’importante opportunità per allargare il numero dei consumatori interessati.

 

IL MERCATO DELLA BIRRA OGGI È TALMENTE COMPETITIVO CHE NON È PIÙ SUFFICIENTE FARE UNA BUONA BIRRA, BISOGNA ANCHE PARLARE DI PRODOTTO E DI BRAND

 

Anna Managò, esperta di marketing e di birra, account director di ByVolume, società inglese di consulenza con sede a Londra, ha sottolineato come il fenomeno italiano abbia le stesse dinamiche dei mercati birrari di USA e Regno Unito, seppure con tempi diversi.

Se è vero che il marketing delle piccole aziende birrarie è stato spunto per il marketing delle aziende medio-grandi, se è vero che il modo di raccontarsi dei piccoli è sempre più spesso utilizzato anche dai grandi, è anche vero che i birrifici artigianali oggi hanno preso dei codici e dei linguaggi dell’industria: si pensi per esempio a tutti quei birrifici che già da tempo hanno introdotto le bottiglie da 33cl e tutte quelle realtà che stanno introducendo le lattine.

Quello che sta succedendo molto all’estero ma sta iniziando a verificarsi anche in Italia – ha sottolineato Anna Managò – è che c’è una “terra di mezzo” in cui competono artigiani e industrie. C’è un terreno comune sul quale si trovano a competere entrambi gli attori e con grande difficoltà. E con un po’ di confusione nella testa dei consumatori che se in una fase iniziale si sono dimostrati contenti dalla maggiore diversificazione offerta dall’ingresso sul mercato dei birrifici artigianali oggi quella stessa diversificazione gli si sta ritorcendo contro rischiando di diventare addirittura controproducente. Perché troppa rischia di mandare in tilt il processo di scelta portando sempre più a desiderare un’opzione “sicura” e già “testata”.

Proprio per questo motivo non è un caso che anche gli artigiani inizino a parlare di “lager” proponendo stili di birra che all’inizio erano ad appannaggio esclusivo dell’industria.

E per Anna Managò che ha un occhio vigile sulla realtà birrarie d’oltreoceano e d’oltremanica se l’Italia può avere dei margini di crescita all’estero è però necessario che i birrifici inizino ad avere più audacia nella comunicazione. Si parla tanta di birra ma bisogna anche puntare sul marchio, sul brand. Fare marketing significa valorizzare il prodotto, raccontandone la storia e la personalità e non solo la ricetta.

 

UN NUOVO BIRRAIO E UNA NUOVA BIRRA

 

E la grande tradizione birraria della Fabbrica di Pedavena è oggi portata avanti da Dario Martinuzzo che, dopo sette anni di formazione presso il birrificio di Weihenstephan, ha recentemente assunto il ruolo di Mastro Birraio della Fabbrica di Pedavena.

A chiusura del Simposio Dario Martinuzzo ha presentato la nuova birra creata, come ogni anno, appositamente per festeggiare la festa dell’orzo, una birra dedicata all’evento: Dolomiti, Fiorita. Una Birra Dolomiti quindi, la selezione riserva di Fabbrica di Pedavena.

Il progetto “Birra Dolomiti” è nato nel 2006, anticipando i tempi che hanno portato a valorizzare l’idea di una filiera integrata tra coltivatori e produttori. Birra Dolomiti, il frutto dell’imprescindibile legame con il territorio di origine, viene prodotta nel rispetto dell’ambiente circostante e con l’utilizzo di materie prime locali. La coltivazione dell’orzo, che costituisce appunto uno degli assi portanti del progetto, è svolta dalla locale Cooperativa La Fiorita, alla quale è stata dedicata questa birra con l’omaggio del nome.

A chiusura del Simposio Maurizio Maestrelli ha dichiarato: “Si torna da Pedavena con la convinzione che mettere attorno allo stesso “tavolo” persone e ruoli diversi nel mondo della birra sia un’opportunità di crescita e di confronto necessari per capire un mercato dinamico e complesso, ricco di opportunità ma non privo di difficoltà, come quello attuale… Buona la prima. In attesa delle prossime”!

 

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Cristiano Ronaldo, regime fiscale agevolato per il campione

Si ipotizza che tra i motivi che hanno portato Cristiano Ronaldo alla Juventus possa esserci anche il regime fiscale agevolato per i redditi da fonte estera, previsto dall’articolo 24-bis del Testo Unico delle Imposte sui Redditi. Si tratta di un’opzione per l’imposta sostitutiva di 100 mila euro per i redditi da fonte estera quali compensi […] L'articolo Cristiano Ronaldo, regime fiscale agevolato per il campione proviene da...

Si ipotizza che tra i motivi che hanno portato Cristiano Ronaldo alla Juventus possa esserci anche il regime fiscale agevolato per i redditi da fonte estera, previsto dall’articolo 24-bis del Testo Unico delle Imposte sui Redditi.

Si tratta di un’opzione per l’imposta sostitutiva di 100 mila euro per i redditi da fonte estera quali compensi e premi per giocare con la nazionale portoghese e derivanti dallo sfruttamento della propria immagine.

Vantaggi anche per quanto riguarda anche le imposte di donazione e successione mortis causa dovute limitatamente ai beni e ai diritti esistenti nello Stato al momento della successione o della donazione.

Il forfait per i familiari del beneficiario è di 25 mila euro, con le medesime esenzioni dal pagamento di imposte su successioni e donazioni riguardanti beni situati all’estero.

Applicazioni pratiche al fine di elusione fiscale sono trust e fondazioni.

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