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Travelling in Italy and all around the world by photography. A travel across the Italy discovering art, paintings and wonderful places.
Blog Added: January 31, 2018 11:47:06 PM
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Visitando Bruges tra canali, birrifici e mura medievali nel cuore delle Fiandre

Lontana dai turismi di massa come altre città europee, Bruges (o Brugge) è comunque una delle mete più importanti in Europa per chi ama la storia e l'architettura medievale. Infatti Bruges, situata in Belgio, è una delle poche città del Nord Europa il cui centro storico è rimasto incolume nei secoli, lontano da incendi e bombardamenti. Ricca di canali navigabili, di ponti, edifici medievali, chiese gotiche, Bruges è stata dichiarata Patrimonio dell'Umanità nel 2000 da parte...

Lontana dai turismi di massa come altre città europee, Bruges (o Brugge) è comunque una delle mete più importanti in Europa per chi ama la storia e l’architettura medievale. Infatti Bruges, situata in Belgio, è una delle poche città del Nord Europa il cui centro storico è rimasto incolume nei secoli, lontano da incendi e bombardamenti. Ricca di canali navigabili, di ponti, edifici medievali, chiese gotiche, Bruges è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità nel 2000 da parte dell’UNESCO.

Bruges - La piazza del mercato

La piazza del mercato

Il centro storico di Bruges

Il nucleo medievale di Bruges è racchiuso in una cerchia di canali di forma ovale che seguono il tracciato delle antiche mura che per secoli hanno difeso la città dalle numerose incursioni, tra cui i Vichinghi, che attirati dalle numerose ricchezze cercarono spesso di accedere con le loro scorrerie all’interno della città.

I numerosi canali di Bruges
I numerosi canali di Bruges

Nella parte centrale, i principali edifici pubblici si raccolgono intorno a due piazze: la piazza del Mercato (Grote Markt) ed il Burg.

Bruges - La piazza del mercato
La piazza del mercato con l’imponente Beffroi di Bruges, la Torre civica.

La Piazza del Mercato è un’immenso spazio aperto che da secoli è stato il cuore pulsante della città. Ad una estremità abbiamo l’imponente Beffroi di Bruges, la Torre Civica che con i suoi 83 metri di altezza domina l’intera piazza. Questa torre risale al XIII secolo e accoglie al suo interno un carillon di ben 47 campane.

Bruges - Il Burg - Palazzo comunale
Il Palazzo comunale nel Burg

Mentre la Piazza del Mercato è da sempre stata il cuore popolare della città, il Burg ne è invece il cuore amministrativo. Questa piazza per oltre 500 anni è infatti stata la sede dei conti delle Fiandre. Su di un lato si erge il Palazzo Comunale, uno dei massimi esempi dello stile gotico brabantino. L’edificio attuale si suddivide in due parti, la costruzione principale che ospita la Sala Gotica fu terminata nel 1421 su volere della cittadinanza come testimonianza della prosperità economica e politica della città. Mentre l’ampliamento a sud, in stile neogotico fu realizzato più tardi, nel XVII e XVIII secolo.

Bruges - la Basilica del Sacro Sangue (Heiligbloed Basieliek )
la Basilica del Sacro Sangue (Heiligbloed Basieliek )

Altro importantissimo monumento presente nella stessa piazza è la Heiligbloed Basieliek ossia la Basilica del Sacro Sangue, chiamata così per la reliquia del Sangue di Gesù presente nella chiesa da poco prima del 1200. La chiesa è divisa in due parti distinte: la cappella inferiore risalente al XII secolo in stile romanico, la cappella superiore in stile gotico che contiene la preziosa reliquia.

Bruges - la chiesa di nostra signora
Il campanile della Chiesa di Nostra Signora domina dall’alto la città di Bruges

Altro monumento di grande importanza sia storica che architettonica è la Chiesa di Nostra Signora (Onze-Lieve-Vrouwekerk), che con il suo campanile di 122 metri di altezza domina incotrastata l’intera città di Bruges. All’interno della chiesa vi è la bellissima scultura di marmo di Michelangelo, la Madonna col Bambino, come altri capolavori artistici come la Madonna dei Sette Dolori di Adriaen Isebrant. La chiesa inoltre contiene i mausolei di Maria di Borgona e Carlo il Temerario.

Bruges - La Chiesa di Nostra Signora entrata

L’importanza di questa Chiesa però non è solo architettonica ma anche storica. Infatti questa chiesa è stata edificata in un antichissimo luogo di preghiera. Il primo edificio sorto in questo luogo, una cappella carolingia, viene fatto risalire al 741 ad opera di San Bonifacio. Poi successivamente l’edificio venne ampliato fino al 1210, in cui fu edificata a più riprese la chiesa attuale.

Bruges 08

Storia di Bruges

Le prime tracce di una presenza urbana della città di Bruges sembrerebbero risalire al periodo gallico. Le prime fortificazioni intorno ad un primo nucleo urbano comunque risalgono al I secolo a.C da parte di Giulio Cesare. Nel IV secolo la città con il nome di Pagus Flandrensis passò dal dominio romano a quello dei Franchi. I vichinghi nel IX secolo crearono con le loro incursioni non pochi problemi, ma la città seppe resistere e con Baldovino I, conte delle Fiandre, furono rinforzate le fortificazioni intorno alla città, scavati canali e ristabilite numerose rotte commerciali. Da qui nacque la città di Bruggia.

Bruges - antichi mulini sui canali
Antiche abitazioni su un canale della città

Con la costruzione di numerosi canali nella città che la collegavano direttamente con il mare, si ebbe un risveglio della città sia dal punto di vista commerciale che culturale. La città di Bruges nel XII secolo si inserì in molte rotte commerciali, in particolare per la produzione di stoffe e vestiario, che la portarono a dominare i mercati delle vicine Scozia ed Inghilterra. Inoltre fu snodo commerciale tra nord e sud, importando il grano dalla Normandia ed il vino dalla Guascogna e poi rivendendoli alle nazioni più a nord.

Bruges 06

Nel XIII secolo si hanno anche testimonianze di sbarchi di navi mercantili da Genova e da Venezia, che portarono anche a far fiorire il commercio delle spezie provenienti dal Mediterraneo. Nel 1399 si istitui nella città di Bruges la prima Borsa Valori del mondo.

Bruges - i canali
La ricchezza della città era principalmente dovuta alla presenza dei canali

L’enorme ricchezza cittadina attirò però nel XIV secolo le mire espansionistiche del re di Francia Filippo il Bello, che cercò di annettere le ricche Fiandre alla sua nazione. Ma nel 1302 la città insorse liberandosi dell’occupatore francese. Ulteriori tentativi da parte del sovrano francese di occupare le Fiandre si conclusero in insuccessi.

Bruges 01
La ricchezza dei commercianti porto alla costruzione di numerosi edifici di rappresentanza nel centro della città

La ricchezza della città di Bruges è stata da sempre la presenza dei canali in comunicazione con il mare, ma nel XVI secolo cominciò via via il progressivo insabbiamento del canale principale, che portò alla chiusura dello sbocco sul mare. Questo lento declino portò allo sviluppo della città vicina e rivale di Aversa che diventò presto il punto di riferimento per tutte le vie commerciali che fino a poco tempo prima erano esclusiva di Bruges.

Bruges - numerosi ristoranti
Oggi il turismo è la principale fonte di ricchezza della città

Nei successivi secoli, la città si “addormentò” tanto che nel 1893 la città fu descritta nel romanzo di Rodenbach intitolato appunto “Bruge la Morta”. Solo nel 1907 con la costruzione del porto di Zeebrugge, si aprirono nuove prospettive di sviluppo per la città, anche se la città oggi vive principalmente di turismo, sfruttando le sue numerose opere architettoniche ed artistiche.

Bruges tra birra e cioccolata, una città tutta da gustare

E per chi ama godersi la vita, Bruges non lascia certo spazi vuoti a tutti gli amanti del buon gusto. Infatti passeggiando tra le vie del centro città ci sono moltissime birrerie specializzate e anche Birrifici in cui è possibile visitare la produzione della birra in tutte le sue fasi, e poi gustarsene un bel bicchiere seduti su di un bel tavolo ad ammirare i canali della città.

Bruges - La birra
A Bruges si possono gustare le migliori birre belghe

E per gli amanti del cioccolato, non si potrà certo fare a meno di assaggiare il cioccolato belga, che sotto forma di praline è possibile gustarlo in migliaia di combinazioni di gusti diverse. Il cioccolato belga è infatti uno dei più rinomati al mondo ed è un vero gusto poter visitare inoltre tutte le deliziose boutique e cioccolaterie che espongono le loro praline come vere e proprie opere d’arte.

Bruges - Cioccolatini e Macarons
Per le vie della città si possono gustare degli ottimi cioccolatini e Macarons.



Il medioevo in Sardegna – La Cattedrale di San Pietro di Sorres

Nell'entroterra sardo si erge una bellissima (ex) cattedrale, ultima testimonianza di un antico centro medievale, ormai abbandonato, che si chiamava Sorres. La chiesa di San Pietro di Sorres rimane uno dei monumenti più affascinanti dell'epoca medievale sarda, che con la sua architettura ed il suo stile bicromatico è una chiara testimonianza dell'influenza pisana...

Nell’entroterra sardo si erge una bellissima (ex) cattedrale, ultima testimonianza di un antico centro medievale, ormai abbandonato, che si chiamava Sorres. La chiesa di San Pietro di Sorres rimane uno dei monumenti più affascinanti dell’epoca medievale sarda, che con la sua architettura ed il suo stile bicromatico è una chiara testimonianza dell’influenza pisana dell’epoca.

Cattedrale di San Pietro di Sorres - Sardegna
ex Cattedrale di San Pietro di Sorres

La ex Catttedrale di San Pietro di Sorres

San Pietro di Sorres è una ex cattedrale, e fu sede dell’antica diocesi di Sorres, un antico centro abitato di epoca medievale, oggi non più presente dato che fu già abbandonato dalla popolazione nel lontano Trecento. Quindi questa chiesa è come se fosse una fotografia nel passato di ben 8 secoli fa. Una traccia importante di un’epoca in cui la Sardegna era soggetta al dominio della repubblica marinara di Pisa, che anche se poco amata dalla popolazione sarda, ha comunque lasciato in eredità questa opera d’arte che oggi è una ricchezza per la regione.

Cattedrale di San Pietro di Sorres - Sardegna 07

La chiesa fu infatti edificata intorno al 1200 con uno stile romanico-pisano con influenze sia gotiche che arabe che si possono ammirare in alcuni elementi decorativi. Di romanico possiamo notare gli elementi strutturali di base, come la pianta cruciforme della basilica, divisa in tre navate, le volte a crociera, e la suddivisione su due livelli della base della chiesa: la platea dove stavano seduti i fedeli e più in alto il presbiterio dove vi era il vescovo, seduto sul seggio vescovile, chiamata appunto “cattedra” (da qui cattedrale).

Cattedrale di San Pietro di Sorres - Sardegna
Il pavimento della chiesa è distribuito su due livelli, e l’effetto bicromatico è anche all’interno

Degli elementi pisani, il più evidente di tutti è l’alternanza dei blocchi bianchi e neri con cui è stato realizzato l’intero edificio. I blocchi neri sono costituiti da trachite scura, mentre quelli bianchi da calcare tufaceo. Quest’alternanza di colori è molto tipica nelle chiese in Toscana, ma qui in Sardegna è davvero una rarità architettonica. Questo effetto snellisce notevolmente l’imponenza delle pareti, dando un senso di dinamicità ed eleganza a tutta la struttura. Altri elementi architettonici in stile pisano sono per esempio la facciata, che è divisa nei tre ordini con un frontone superiore.

Cattedrale di San Pietro di Sorres - Sardegna
Frontone superiore in stile pisano

Altro elemento caratteristico dello stile pisano sono le decorazioni della facciata. Gli archi sono caratterizzati da ghiere diversamente arricchite con decorazioni a forma di foglie d’acanto, o a dentelli, o ad ovuli o a frecce e palmette. L’alternanza delle decorazioni in orizzontale si abbina al bicromatismo in verticale, rendendo la facciata ricca ma allo stesso tempo armoniosa.

Cattedrale di San Pietro di Sorres - Sardegna
Decorazioni sugli archetti della facciata

La storia della ex cattedrale di San Pietro di Sorres

La chiesa di San Pietro di Sorres sorge su una piccola altura che da recenti ritrovamenti archeologici risultava essere abitato già dal neolitico. Altri scavi sembrano indicare presenze recenti di epoca sia punica che romana. Dalle poche documentazioni pervenute sino ad oggi, si ha testimonianza dell’esistenza di un centro abitato, di nome Sorres, che si estendeva su tutta l’altura e che circondava la zona in cui si trova attualmente l’ex cattedrale. Intorno alla metà del XII secolo, Sorres fu elevato a sede vescovile, ed il vescovo Goffredo di Meleduno cominciò ad edificare una nuova chiesa nel centro del paese che potesse rappresentare il rango di cattedrale. La chiesa fu dedicata a San Pietro ed i lavori si protrassero per quasi un secolo fino a terminare nel XIII secolo.

Cattedrale di San Pietro di Sorres - Sardegna
Cattedrale di San Pietro di Sorres

Nel XIV secolo comunque, i pisani lasciarono la Sardegna a seguito dell’invasione aragonese. Sorres centro importante della Sardegna, e molto probabilmente di “forte presenza” pisana, fu raso al suolo, con la fuga conseguente di tutta la popolazione che andò a rifugiarsi nei centri limitrofi. Per evidenti ragioni religiose, gli aragonesi risparmiarono alla distruzione solo la cattedrale e la canonica connessa.

Cattedrale di San Pietro di Sorres - Sardegna

Nel 1503 la diocesi di Sorres, ormai esistente solo di nome, fu incorporata alla sede vescovile di Sassari. L’abbandono della chiesa durò per ben 5 secoli e solo nel 1947, grazie al monaco Agostino Lanzani, l’edificio fu scelto come residenza per un nuovo monastero benedettino. Nel 1950 iniziarono così i lavori di restauro e dal 1974 il monastero fu elevato a rango di Abbazia.

Cattedrale di San Pietro di Sorres - Sardegna
Canonica che affianca la cattedrale ed ospita il monastero benedettino

 

 



George Grosz – la pittura tedesca tra il dadaismo e gli orrori del regime nazista

Il pittore tedesco George Grosz (1893 – 1959) visse a cavallo tra le due guerre mondiali in prima persona, vivendo di persona questi eventi traumatici. Inoltre la sua esperienza diretta con l’ascesa al potere del nazismo e le sue simpatie comuniste, fecero maturare in questo artista uno stile caricaturista, in parte grottesco, che da sempre...

Il pittore tedesco George Grosz (1893 – 1959) visse a cavallo tra le due guerre mondiali in prima persona, vivendo di persona questi eventi traumatici. Inoltre la sua esperienza diretta con l’ascesa al potere del nazismo e le sue simpatie comuniste, fecero maturare in questo artista uno stile caricaturista, in parte grottesco, che da sempre ha caratterizzato i suoi lavori. Lo stile di Grosz è infatti caratterizzato da un’interpretazione brutalmente distorta di soggetti che rappresentavano la società civile dell’epoca, descrivendo una realtà che lo circondava sgradevole e discutibile.

George Grosz - Eclisse di sole (1926)
George Grosz – Eclisse di sole (1926)

George Grosz

George Grosz nasce a Berlino nel 1893, e mostrando immediatamente le sue doti nel campo delle arti figurative, studia pittura all’accademia di Dresda. Nel 1913 fece un viaggio a Parigi, capitale artistica dell’epoca, per ampliare le sue conoscenze artistiche. Fu in questo viaggio che entrò in contatto con le avanguardie del futurismo e del cubismo, rimanendone molto influenzato.

George Grosz - (1893 -1959)
George Grosz – (1893 -1959)

fino al 1914, anno in cui la Germania entra in conflitto con gli stati vicini in quella che presto sarà la Prima Guerra Mondiale. Arruolatosi volontario, viene portato al fronte, in cui osserva di persona gli orrori di questa guerra lenta e distruttiva. Queste esperienze saranno uno degli elementi che maggiormente influenzeranno lo stile di Grosz.

George Grosz - Ein Opfer der Gesellschaft (1919)
George Grosz – Ein Opfer der Gesellschaft (1919)

Nel 1917 tornato a Berlino come reduce si mostra in pubblico come chiaramente contrario al conflitto. In questi anni di protesta, il pittore sviluppò uno stile particolare, in cui i soggetti rappresentati in maniera realistico-satirica, presentano forti influenze dello stile futurista.

George Grosz - Metropolis 1916-1917
George Grosz – Metropolis (1916-1917)

Nel 1918 essendo già riconosciuto come disegnatore e pittore di talento dalla comunità artistica, partecipò alla creazione del movimento Dada, divenendo uno dei protagonisti del dadaismo tedesco. Espresse spesso le sue simpatie comuniste all’interno del movimento dadaista, cercando di influenzare con le sue idee le rappresentazioni delle tematiche affrontate dal gruppo artistico. Nel 1920 contribuì all’organizzazione della Prima esposizione Internazionale Dada.

George Grosz - Scena di strada 1930
George Grosz – Scena di strada (1930)

Nel corso di tutti gli anni compresi tra i due conflitti Mondiali, George Grosz realizzò moltissime opere, oltre a dipinti, contavano anche moltissimi schizzi, e fotomontaggi tipici del dadaismo. Sensibile alle problematiche dell’epoca in cui viveva, tutte le sue rappresentazioni furono caratterizzate da colori spenti, soggetti deformati e caricaturizzati che “agivano” in una realtà discutibile, poco accettabile socialmente.

George Grosz Giorno Grigio 1921
George Grosz – Giorno Grigio (1921)

L’esempio più famoso di questo suo stile è certamente l’opera I pilastri della società (1926), dipinto in cui l’autore rappresenta in forma allegorica la repubblica di Weimar. Grosz rappresenta nella sua forma grottesca la classe dirigente dell’epoca: lo studente aristocratico che beve birra, impugna la spada e sfodera la spilla a svastica sulla cravatta, il giornalista reazionario con un orinale in testa, il politico socialdemocratico che sventola una piccola bandiera tedesca, il cappellano militare esaltato dal fervore dell’epoca e circondato da soldati con le spade insanguinate, con le case bruciate a fare da sfondo. Un’opera eccellente che esprime un quadro dell’epoca vista dagli occhi di Grosz.

George Grosz - I pilastri della società 1926
George Grosz – I pilastri della società 1926

Fanno eccezione altre opere, in cui l’artista mostra la sua bravura nell’uscire da questo suo stile, con rappresentazioni più realistiche. Si tratta di casi in cui il soggetto non rientrava nelle sue contestazioni. In queste opere si riesce a percepire la bravura dell’artista a rappresentare in ogni dettaglio le particolari caratteristiche del soggetto. Uno di questi esempi è il Ritratto dello scrittore Max Hermann-Neisse, pittura ad olio su tela del 1925.

George Grosz - Ritratto dello scrittore Max Hermann-Neisse 1925

o anche il Ritratto del Dr. Felix J. Weil (1926), in cui l’artista esprime anche la sua abilità nel rappresentare un soggetto assolutamente privo del suo stile grottesco e caricaturista.

Portrait of Dr. Felix J. Weil (1926), George Grosz

Il periodo statunitense

Nel 1933, con l’avvento del nazismo, l’artista George Grosz, proprio a causa delle sue opere e delle sue idee da sempre esternate, deve lasciare la Germania e trasferirsi negli Stati Uniti. Qui l’artista continua a creare opere, in cui però il soggetto delle sue rappresentazioni si fa sempre più cupo, oscuro, con oscure visioni di guerra e con scene che esprimono il regime nazista nelle sue più torbide attività.

George Grosz - La danza dell'uomo grigio 1949
George Grosz – La danza dell’uomo grigio (1949)

Negli anni 50 molte sue opere, pur continuando ad esprimere gli stessi soggetti deformati o grotteschi, furono realizzate in piena chiave surrealista.

The painter of the hole II (1950)

Nel 1958, l’artista ritorno a vivere in Germania, dove morì l’anno seguente a 65 anni per un motivo decisamente singolare: ubriaco ritornando a casa in piena notte, confuse la porta della cantina con quella di casa, dove cadde lungo le scale, morendo per la caduta.



L’Abbazia di Sant’Antimo, nel cuore della Val d’Orcia

Sperduta tra le colline della magnifica Val d'Orcia, nel comune di Montalcino in provincia di Siena, vi è l'Abbazia di Sant'Antimo. Questo antico complesso monastico è tra i più importanti esempi del romanico toscano.

Sperduta tra le colline della magnifica Val d’Orcia, nel comune di Montalcino in provincia di Siena, vi è l’Abbazia di Sant’Antimo. Questo antico complesso monastico è tra i più importanti esempi del romanico toscano.

Abbazia di Sant'Antimo in Val d'Orcia

La Abbazia di Sant’Antimo

L’Abbazia di Sant’Antimo è una sola grande struttura formata da un complesso di edifici, ognuno risalente a diversi periodi storici. Il nucleo originale, quello più antico, risale ad un periodo compreso tra il V-VI secolo d.C.. Infatti sui resti di una villa romana, fu costruito un piccolo santuario adibito al culto delle reliquie di Sant’Antimo di Arezzo, morto martire nel 352.

Abbazia di Sant'Antimo in Val d'Orcia - Interno della chiesa romanica
Interno della chiesa romanica

Di questa villa romana sono presenti numerosi reperti come un bassorilievo di una cornucopia e alcune colonne poi riutilizzate nella cripta carolingia. Infatti ancora oggi è presente il nucleo di costruzione successivo realizzato intorno al VIII sec, chiamato carolingio di cui fa parte la cripta e la cappella riconoscibile per la sua struttura esterna a pietra nuda e che oggi è adibita a funzioni di sacrestia.

Abbazia di Sant'Antimo in Val d'Orcia - Retro della chiesa e campanile
Retro della chiesa e campanile, con a sinistra la cappella carolingia.

L’ampliamento del nucleo primitivo con una cripta ed una cappella durante il periodo di Carlo Magno sono dovute proprio alla sua posizione geografica. Infatti l’Abbazia si trova sulla via Francigena (“originata dai Franchi”) e Carlo Magno nel 781, di ritorno da Roma, percorse questa strada fino ad arrivare all’Abbazia di Sant’Antimo. Si narra che l’imperatore pose il suo sigillo sull’ampliamento della struttura e sulla formazione del monastero. Anche se forse è leggenda, esiste comunque un documento del 29 dicembre 814, in cui Ludovico il Pio, figlio di Carlo Magno, fa doni e aggiunge privilegi al monastero.

Abbazia di Sant'Antimo in Val d'Orcia 2
Il monastero deve la sua importanza alla via Francigena

Grazie alla sua posizione, molti pellegrini fanno sosta in questa Abbazia, lasciando numerose offerte. Inoltre i terreni circostanti vanno via via ad entrare a far parte dei possedimenti del monastero. Tanto che poco più avanti, l’abate di Sant’Antimo viene insignito del titolo di conte palatino (conte del Sacro Romano Impero). In un documento imperiale del 1051 si riporta un elenco dei possedimenti dell’abbazia:  96 tra castelli, terreni, poderi e mulini; 85 tra monasteri, chiese, pievi e ospedali dal grossetano al pistoiese passando da Siena e Firenze. Tanto si espanse da diventare padroni anche del castello di Montalcino.

Montalcino - Il castello
Il castello di Montalcino

La parte romanica della chiesa, quello che oggi è la parte principale dell’Abbazia, si deve proprio a questo periodo di ricchezza e prosperità. Siamo nel 1118, e l’abate Guidone decide di realizzare una nuova chiesa che fosse all’altezza dell’importanza del monastero. Ispirandosi alla grandi abbazie benedettine di Cluny e quella di Vignory, l’abate richiama a sé molti architetti francesi per realizzare il progetto della nuova chiesa. Il progetto previde l’inglobamento di molte parti già preesistenti (grazie a questo ancora oggi visibili) e la costruzione della chiesa fu molto rapida e i lavori terminarono nella metà del secolo XII.

Abbazia di Sant'Antimo in Val d'Orcia - Facciata e parte frontale dell'abbazia
Facciata e parte frontale dell’abbazia

Il declino dell’Abbazia

Gli anni passano, e la fine del medio evo comincia a farsi intravedere in Italia, con la nascita dei Comuni. In Toscana città come Siena e Firenze, cominciano a crescere e ad arricchirsi, divenendo via via i centri di potere della regione. La vicina Siena, sempre in contrasto con Firenze, non potendosi espandere più verso nord, puntò i suoi nuovi obiettivi verso meridione. Le lotte portarono, nel 1212, alla perdita del territorio di Montalcino da parte dell’Abbazia a favore di Siena, e successivamente molti altri centri e terreni. Alla fine, nel 1293 i possedimenti dell’Abbazia erano solo un piccolissima parte di quelli originali.

Perse quindi gran parte delle fonti di ricchezza, il monastero cominciò a conoscere un periodo di declino, via via sempre più evidente, tanto da spingere il papa Pio II nel 1462 a sopprimere l’abbazia, donandone i beni rimasti alla diocesi di Montalcino-Pienza. Nei pochi anni successivi, l’abbazia fu completamente abbandonata.

Abbazia di Sant'Antimo in Val d'Orcia - vecchie parti della abbazia senza copertura del tetto
vecchie parti della abbazia senza copertura del tetto

La riscoperta dell’Abbazia e la sua rinascita

Nel 1870, a seguito dell’Unità d’Italia, l’abbazia viene registrata tra le ricchezze architettoniche da tutelare da parte delle Belle Arti.  Iniziano così delle campagne di restauro che riportano alla luce l’antica struttura nei suoi momenti di splendore.

Abbazia di Sant'Antimo in Val d'Orcia - Particolare di un capitello
Particolare di un capitello

La bellezza del luogo ha inspirato Franco Zeffirelli a girare alcune scene del film Fratello sole e sorella luna (1970-1973).  Tanto è il successo che il Vescovo decise di ricostituire una attività monastica nel luogo. Dapprima furono incaricati alcuni monaci premostratensi ad occuparsi del luogo, e nel 2016 sono poi subentrati i benedettini olivetani provenienti dalla vicina Abbazia di Monte Oliveto Maggiore.



Il tempio Senso-ji di Tokio

Nella parte settentrionale di Tokyo sorge Senso-ji, il complesso templare buddista più sacro ed imponente della città. Splendido cuore sacro della capitale giapponese, è sopravvissuto a terremoti, incendi e sommosse, ma non alla Seconda Guerra Mondiale. Oggi largamente ricostruito, questo santuario è interamente visitabile e rappresenta una delle mete principali, sia turistiche che religiose, per chi si reca in questa...

Nella parte settentrionale di Tokyo sorge Senso-ji, il complesso templare buddista più sacro ed imponente della città. Splendido cuore sacro della capitale giapponese, è sopravvissuto a terremoti, incendi e sommosse, ma non alla Seconda Guerra Mondiale. Oggi largamente ricostruito, è ritornato al suo splendore originale, questo santuario è interamente visitabile e rappresenta una delle mete principali, sia turistiche che religiose, per chi si reca in questa città.

Tempio Senso-ji Tokyo - Porta Hozo-mon con pagoda sullo sfondo
Tempio Senso-ji Tokyo – Porta Hozo-mon con pagoda sullo sfondo

Il Tempio Senso-ji

Il complesso templare Senso-ji è noto anche con il nome di Asakusa Kannon, in cui Asakusa è il nome del quartiere in cui sorge mentre Kannon è il nome della divinità buddista bodhisattva Kannon, la dea della misericordia.

Tempio Senso-ji Tokyo - il complesso

Riguardo alla nascita di questo tempio, esiste una storia che riporta che nel lontano 628 d.C., due pescatori ritrovarono in questo luogo una statua d’oro della dea Kannon sulle sponde del fiume Sumida. Il capo del villaggio, informato della cosa, decise di portare la statua nel villaggio e lì costruire un piccolo ambiente adibito come santuario, in modo che tutti gli abitanti avessero avuto modo di venerarla.

Tempio Senso-ji Tokyo - Asakusa Jinja santuario del 1649
Asakusa Jinja santuario del 1649

Pochi anni più tardi, nel 645, vista la grande devozione da parte della popolazione verso la statua di Kannon, fu eretto il primo vero tempio. Nel corso dei secoli questo santuario crebbe sempre più di importanza, fino a quando Tokugawa Ieyasu (1543-1616), divenuto shogun del Giappone, decise di dedicare una vasta area dell’allora Edo (nome di Tokyo prima del 1868) all’ampliamento del tempio.

Tempio Senso-ji Tokyo

Il complesso templare si estese così a moltissimi edifici, completamente realizzati in legno, che esprimevano appieno i gusti architettonici e lo stile dell’epoca. Il tutto fu arricchito anche da giochi d’acqua e giardini curatissimi. Il santuario sopravvisse illeso a moltissime vicissitudini, tra cui il violento terremoto del 1923, tranne che alle bombe lanciate dagli aeree statunitensi durante la seconda guerra mondiale. Il bombardamento fu catastrofico, distruggendo interamente tutta la struttura.

Tempio Senso-ji Tokyo - il complesso ha molte aree verdi
Il complesso templare ha molte aree verdi verdi all’interno

Ma i giapponesi hanno da sempre avuto a cuore questo luogo, sia per il suo significato sacro che come simbolo della città. Quindi il tempio di Senso-ji fu ricostruito interamente rispettando completamente e minuziosamente tutti gli aspetti del santuario originale. I simboli sono importanti, e non solo per i giapponesi: all’interno del tempio è cresciuto un immenso albero, nato dal tronco di un precedente albero abbattuto dalle bombe. Quest’albero è diventato sacro ed è stato scelto come simbolo della rinascita del popolo giapponese.

Tempio Senso-ji Tokyo - particolare dei tetti degli edifici
particolare dei tetti degli edifici

Nakamise-dori e la Porta Kaminarimon

Prima di poter accedere al complesso templare, bisogna attraversare una bellissima porta, chiamata la Porta Kaminarimon. Questa colossale porta, chiamata “Porta del Tuono“, fu distrutta nel 1865 da un incendio, e ricostruita solo nel 1960. All’interno della porta vi sono due nicchie laterali, ognuna di esse occupata da immense statue che a guardia del passaggio controllano chi entra nel santuario. Le due statue rappresentano i guardiani Fujin (a destra) e Raijin ( a sinistra). Anche queste sono state ricostruite parzialmente a seguito dei danni ricevuti.

Tempio Senso-ji Tokyo - Porta Kaminarimon
Porta Kaminarimon

Una volta passata la porta Kaminarimon, si accede ad una lunga via racchiusa a destra e a sinistra da una lunga serie di edifici ad un piano solo: la via Nakamise-dori. Da questi edifici si affacciano sulla strada moltissime botteghe che espongono moltissimi oggetti legati alla tradizione giapponese. Questa strada di accesso al tempio, non facente parte originariamente del complesso templare, fu realizzata solamente nei primi anni del XVIII, quando fu permesso ai cittadini di aprire dei negozi nelle vicinanze del tempio. Gli edifici laterali furono distrutti e ricostruiti varie volte, oggi lungo la strada lunga 250 metri, sorgono 12 edifici con ben 90 negozi.

Tempio Senso-ji Tokyo - Nakamise-dori
Nakamise-dori

La parte centrale del tempio Senso-ji

Una volta attraversata la affollatissima via Nakamise-dori ci si ritrova in un ampio spazio di raccolta, prima di entrare nel complesso centrale del tempio Senso-ji. Qui è presente sulla sinistra una statua del Buddha Nade Botokesan. Questa statua è completamente levigata a causa del continuo sfregamento con le mani da parte dei fedeli per invocarne aiuto e fortuna.

Tempio Senso-ji Tokyo - Porta Hozo-mon
Porta Hozo-mon

Per accedere alla parte più interna del complesso, si attraversa un’altra colossale porta, la Porta Hozo-mon. Questa porta fu costruita nel 1964 in cemento armato (a differenza delle altre strutture del tempio), ed ospita una sala al piano superiore dove sono esposti molti sutra cinesi del XIV secolo.

Tempio Senso-ji Tokyo - Porta Hozo-mon 2

Porta Hozo-monUna volta attraversata la Porta Hozo-mon ci si trova in un piccolo cortile con al centro un braciere per l’incenso (joukoro) sempre acceso. Qui i devoti (ed i turisti) si cospargono di fumo per purificarsi e per mantenersi in salute.

Tempio Senso-ji Tokyo - il braciere di incenso
il braciere di incenso

In fondo al cortile si accede infine alla Sala principale del tempio, il cuore dell’intero complesso. Questa sala, ricostruita nel 1958, contiene al suo interno il santuario principale completamente placcato in oro e che ospita l’immagine originale della dea Kannon.

Tempio Senso-ji Tokyo - la sala principale con il santuari della dea Kannon
la sala principale con il santuari della dea Kannon

Oltre al santuario la sala principale ospita anche molti dipinti.

Tempio Senso-ji Tokyo - angeli con i fiori di loto di Domoto Insho XX secolo
Angeli con i fiori di loto di Domoto Insho XX secolo

Allontanandosi poi dalla Sala Principale ed addentrandosi nella parte laterale del tempio, si attraversano diversi giardini accedendo agli edifici adibiti ai monaci. L’edificio che spicca di più per altezza e maestosità è la Pagoda a cinque ordini. Quella che vediamo oggi è anch’essa una copia di quella originale, ricostruita nel 1973.

Tempio Senso-ji Tokyo - pagoda a 5 ordini
La pagoda a 5 ordini

Poi vi è anche un bellissimo giardino, arricchito da corsi d’acqua, canneti di bambù e siepi ben lavorate e curate, il Giardino di Dembo-in (residenza degli abati) e viene usato come luogo di meditazione e di formazione per i monaci del santuario. Infatti se attraversate questo giardino sentire vi sentire avvolti da una quiete e serenità che merita certamente una visita.

Tempio Senso-ji Tokyo - il giardino interno
il giardino interno

Sempre nella zona, vi è la sala Awashima-do, un piccolo edificio dedicato alla divinità protettrice delle donne, e la sala Yogoudo, un edificio che ospita al suo interno otto statue di buddha.

Tempio Senso-ji Tokyo - la sala Awashima-do
la sala Awashima-do

 



Le tre navi vichinghe meglio conservate al mondo nel Vikingskipshuset di Oslo

Vicino a Oslo, vi è un museo in cui sono possibili ammirare tre delle navi vichinghe meglio conservate al mondo, il Vikingskipshuset. Queste navi dalla particolare forma, sono chiamate drakkar e risalgono al IX secolo, nel pieno periodo di massimo splendore di questa civiltà e grazie al loro perfetto stato di conservazione sono considerate uno dei maggiori tesori culturali della...

Vicino a Oslo, vi è un museo in cui sono possibili ammirare tre delle navi vichinghe meglio conservate al mondo, il Vikingskipshuset. Queste navi dalla particolare forma, sono chiamate drakkar e risalgono al IX secolo, nel pieno periodo di massimo splendore di questa civiltà e grazie al loro perfetto stato di conservazione sono considerate uno dei maggiori tesori culturali della Norvegia.

Il museo delle navi vichinghe

Il Vikingskipshuset è un museo facente parte del Museo di Storia culturale dell’Università di Oslo. Il museo si trova si trova a Bygdøy, nei pressi di Oslo, ed è facilmente raggiungibile dal centro della città con mezzi pubblici via autobus o via nave. L’importanza di questo museo è proprio per il tesoro che contiene all’interno: tre navi vichinghe in perfetto stato di conservazione. Le tre navi sono in questo stato grazie al fatto che sono state ritrovate sepolte in tre grandi tumuli funerari a sud di Oslo, in alcune zone rurali affacciate direttamente sul fiordo di Oslo.

Vikingshipshuset - nave di Gokstad
nave di Gokstad

Il museo ha una forma a croce, ed è quindi suddiviso in quattro aree rettangolari, tre delle quali ospitano le tre diverse navi, mentre l’ultima espone tutti gli oggetti ed altri manufatti trovati insieme ad esse.

Il ritrovamento delle tre navi vichinghe

Le navi sono state ritrovate in tre diverse località che hanno dato il nome alle tre navi, Oseberg, GokstadØstfold. Il loro perfetto stato di conservazione si deve al fatto che furono interrate più di 1000 anni fa come oggetti votivi funerari appartenenti a grandi condottieri storici. Il dissotterramento di queste navi dai tumuli funebri fu effettuato nei primi anni del 1900, un periodo in cui la Norvegia stava ritrovando il suo orgoglio nazionale.

Vikingshipshuset - il museo delle navi vichinghe
Nave di Oseberg

Gli scavi per recuperare gli scafi di queste navi non furono così semplici. Infatti si trovavano interrate in tumuli di circa 6 metri di altezza realizzati con argilla azzurra e pietre. Così queste tombe risultavano quasi ermeticamente sigillate, e rimuovere il terreno con mezzi meccanici avrebbe rischiato lo schiacciamento delle barche fragili perché costituite di legno.

Particolare interno delle navi vichinghe
La perfetta conservazione del legno delle navi

Comunque tale protezione non fu sufficiente ad evitare che in diversi periodi storici alcuni tombaroli sottraessero parte dei tesori nascosti in questi tumuli. Comunque nel corso di pochi anni, gli archeologi riuscirono ad estrarre le navi in perfetto stato e a raccogliere numerosi oggetti che oggi sono tutti visibili all’interno del museo. Grazie a queste testimonianze è stato possibile aprire una finestra diretta a tempi passati in cui la Norvegia era vichinga.

Le navi ed altri oggetti

La nave di Tune fu la prima ad essere scoperta ed estratta (1867). La nave ricostruita è di circa 22 metri di lunghezza, ma tra le tre è quella meno ben conservata, dato che è mancante di una delle due estremità.

la nave vichinga di Gokstad
la nave vichinga di Gokstad

La nave di Gokstad fu scoperta successivamente nel 1880. La tomba che la conteneva era quella di un uomo di 60 anni, di cui si sono ritrovati i resti. Insieme ad essa sono stati trovati altri reperti importanti come tre piccole imbarcazioni, una slitta, una passerella ed 64 scudi. La nave ha dimensione di circa 24 metri e ha 16 file di fasciame su ogni lato, risulta quindi la più grande tra le tre esposte nel museo.

la nave vichinga di Oseberg
la nave vichinga di Oseberg

La nave di Oseberg fu l’ultima ad essere scoperta, circa 25 anni più tardi nel 1904. In quell’anno, la tomba fu aperta dagli archeologi, dove insieme alla nave furono ritrovati i corpi di due donne insieme a numerosi manufatti dell’epoca. La nave estratta è stata ricostruita perfettamente, con quasi il 90% del legno originale, e risulta essere lunga circa 22 metri.

particolare della nave di Oseberg
particolare della nave di Oseberg

Il ritrovamento di Oseberg ha portato alla luce anche molti importantissimi manufatti in legno risalenti all’epoca vichinga e perfettamente conservati. Questi oggetti sono tutti esposti in una delle ali del museo. Uno di questi è il Carro di Oseberg, un carro di legno riccamente intagliato, unico nel suo genere in Norvegia è oggi un tesoro incredibile.

testa zoomorfa sulla nave vichinga di Oseberg
testa zoomorfa ritrovata sulla nave vichinga di Oseberg

Un altro oggetto importante, è la Testa Zoomorfa, una testa di animale ritrovata nella nave di Oseberg, con la forma di un predatore con le fauci aperte. Tutte queste opere in legno non fanno altro che testimoniare la grande abilità artistica degli artigiani vichinghi nel lavorare il legno.



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