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Pavia e le sue torri, le chiese e una delle Università più antiche del Mondo

Pavia, città della Lombardia fondata dagli antichi Romani, divenne un centro importante nei secoli successivi, in particolare nel Medio Evo. Il suo passato storico di rilievo ha lasciato in eredità alla città un ragguardevole patrimonio artistico e monumentale. Pavia rimane quindi una città da visitare con calma e tranquillità, passeggiando per il suo centro...

Pavia, città della Lombardia fondata dagli antichi Romani, divenne un centro importante nei secoli successivi, in particolare nel Medio Evo. Il suo passato storico di rilievo ha lasciato in eredità alla città un ragguardevole patrimonio artistico e monumentale. Pavia rimane quindi una città da visitare con calma e tranquillità, passeggiando per il suo centro storico, tra le sue torri, le chiese e una delle Università più antiche del Mondo.

Pavia - Il ponte coperto sul Ticino
Ponte Coperto sul fiume Ticino

Ponte Coperto di Pavia

Nonostante l’aspetto antico, l’attuale Ponte Coperto di Pavia è stato costruito negli anni ’50 come fedele copia di quello originale, realizzato in epoca medioevale e distrutto dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Il ponte originale, sorgeva più a monte, e fu costruito nel 1351-54 dagli architetti Giovanni da Ferrera e Jacopo da Cozzo. Anche questo ponte fu realizzato sopra ad uno più antico, risalente all’epoca romana, del quale è ancora visibile uno dei piloni in pietra nel letto del fiume.

Pavia - Ponte Coperto
Ponte Coperto sul fiume Ticino

Del ponte medioevale sono rimasti esclusivamente gli attacchi sulle due sponde del fiume Ticino. Alcune parti del ponte originale furono riutilizzate nella ricostruzione moderna. Furono infatti riutilizzati alcuni pilastrini in granito che sostengono il tetto. Inoltre originale è anche la statua lignea di San Giovanni Nepomuceno, originariamente conservata nella chiesetta tardo-barocca edificata sul pilone centrale. Questa statua fu rinvenuta nel fiume dopo i bombardamenti. Restaurata, è stata ricollocata sull’altare della nuova cappella.

Pavia - Ponte Coperto da burg a bass
Vista del ponte coperto da Burg a bass

La Basilica di San Michele Maggiore

La chiesa di San Michele è uno dei capolavori del romanico lombardo. La basilica fu edificata all’inizio del XII secolo su un edificio preesistente di origine longobarda molto importante, in cui si svolgevano le cerimonie di incoronazione dei sovrani del Regno Italico.

Pavia - Basilica di San Michele Maggiore
Basilica di San Michele Maggiore

L’importanza del precedente edificio determinò la scelta di questo sito per la realizzazione di una basilica di forma romanica. L’esterno dell’edificio precedente fu rivestito integralmente in pietra, scelta molto insolita nel territorio pavese, dove tutte le chiese sono realizzate in mattoni a vista.

Pavia - Facciata della Basilica di San Michele Maggiore
Facciata della basilica di San Michele

Come pietra si scelse una tenera arenaria proveniente dall’Oltrepò, che purtroppo non ha resistito perfettamente agli agenti atmosferici presentando molti segni di usura. Quindi si è perso nella facciata l’eccezionale apparato scultoreo, però ancora presente e perfettamente conservato all’interno, in particolare gli splendidi capitelli della navata centrale.

Pavia - Decorazioni interne nella Basilica di San Michele Maggiore
Interno della Basilica di San Michele

Duomo di Pavia

Il Duomo di Pavia sorge sul sito su cui si ergevano anticamente altre due antiche cattedrali: la cattedrale di Santo Stefano e quella di Santa Maria del Popolo. La costruzione di questa chiesa fu voluta da Ascanio Sforza ed i lavori iniziarono nel 1488. Nel corso dei secoli furono effettuate molte modifiche fino alle aggiunte più recenti che risalgono agli anni 30 del secolo scorso.

Duomo di Pavia - di Santo Stefano e di Santa Maria del Popolo
Duomo di Pavia

Questo edificio è un esempio importante nell’architettura italiana per le particolari caratteristiche: si tratta infatti della prima sperimentazione in Italia dell’impianto a croce greca con cupola centrale. A questo progetto furono coinvolti nomi molto importanti nella storia come Donato Bramante, Leonardo da Vinci e Francesco di Giorgio Martini.

Duomo di Pavia piazza
Statua del Regisole davanti al Duomo di Pavia

Palazzo Carminali Bottigella, già Beccaria

Questo bellissimo e sontuoso palazzo nel centro di Pavia venne realizzato verso la fine del XV secolo probabilmente dall’architetto Martino Fugazza. Il palazzo fu commissionato dalla potente famiglia dei Beccaria, che aveva già una propria residenza in questa zona già dal 1348. Successivamente, nel 1695, la proprietà dell’edificio passo alla famiglia dei Carminali, che ne rinnovarono ampiamente l’interno. L’edificio fu sopra-alzato e ampliato verso est, alterando però le raffinate e studiatissime proporzioni della bellissima facciata quattrocentesca.

Palazzo Carminali Bottigella, già Beccaria
Palazzo Carminali Bottigella, già Beccaria

La facciata è infatti uno degli elementi più decorativi ed affascinanti della costruzione. L’altissima qualità degli elementi decorativi realizzati in cotto che richiamano temi e modelli rinascimentali, ha fatto erroneamente attribuire tale opera al Bramante. Teoria smentita da recenti studi.

Palazzo Carminali Bottigella, già Beccaria - decorazioni in cotto su facciata
Decorazioni in cotto del Palazzo Carminali Bottigella

La campana della torre civica

La campana è l’unica superstite dal crollo della Torre Civica avvenuto il 17 marzo 1989. Questa campana fu realizzata nel 1608 da Lorenzo Birro di Milano e fu fusa nel vano alla base della torre, all’interno di un apposito pozzetto scavato nel terreno. Venne benedetta nel 1609 nella chiesa del monastero del Senatore e le venne dato il nome di Francesco.

Pavia - Campana della Torre Civica crollata
Campana della Torre Civica

La campana fu chiamata “la campana della predica” perché veniva utilizzata per richiamare i cittadini pavesi ad ascoltare le omelie. E’ decorata con quattro figure a bassorilievo: Sant’Invenzio, San Francesco, San Cristoforo e lo stemma della città.

Pavia - centro storico
Istituto Universitario Studi Superiori

La cripta di Sant’Eusebio

Entrando all’interno della cripta si raggiunge un luogo unico ed affascinante, rimasto originale nel suo impianto di fondazione. Questa cripta subì poche alterazioni nei secoli e riuscì a sfuggire alla distruzione del 1923, venendo però interrata sempre nello stesso anno.

Pavia - Cripta di Sant'Eusebio
Cripta di Sant’Eusebio

La sua presenza fu denunciata solo da un leggero dislivello nella nuova area riqualificata a giardino cittadino. Durante i restauri del 1967 si riportò alla luce la cripta, che una volta dissotterrata fu interessata da scavi archeologici. Il sito fu ritenuto di notevole interesse artistico e quindi gli affreschi presenti al suo interno furono restaurati. Per protezione dagli agenti atmosferici, si installò una copertura protettiva. La cripta ritornò così ad essere accessibile al pubblico, rientrando a far parte delle ricchezze architettoniche di Pavia.

Pavia - Torri Medioevali
Due delle tre torri vicine all’Università

Le torri medievali

Anche se oggi non sembrerebbe così, Pavia era una città famosa per le sue torri. Delle cento e forse più torri che contrassegnavano il profilo della città medievale ne restano integre oggi solo cinque.

Pavia - Torri Medioevali vicino all'Università
Le tre torri vicino all’Università

Tre sono quelle che sorgono nei pressi dell’Università. Costruite nel periodo compreso tra il XI e XII secolo, queste torri sono in realtà degli edifici slanciati a pianta quadrata, con pochissime aperture e con porte di accesso realizzate ad alcuni metri dal suolo. Queste strutture, infatti, non svolgevano un ruolo difensivo, bensì simbolico. Ogni torre rappresentava il potere della famiglia a cui appartenevano, più alta era la torre, più maestosa e potente era la famiglia.

Pavia - Torri Medioevali vicino porta San Giovanni
Torri vicine Porta San Giovanni (tra cui Torre Belcredi)

Altre due torri (una delle quali Torre Belcredi) si trovano nei pressi della Porta San Giovanni, antico portone di accesso delle mura che circondavano la città e che oggi è completamente inglobata nelle abitazioni del centro storico. Una sesta torre, è proprio la Torre Civica crollata nel 1987, di cui oggi rimangono solo i resti vicino al Duomo.

Università degli Studi di Pavia

Pavia, oltre che per il ponte, le torri e le sue chiese che hanno caratterizzato il suo fasto medievale, vi è la famosissima Università. Infatti l’Università degli Studi di Pavia fondata nel 1361, è una delle più antiche al mondo.

Pavia - Università degli Studi di Pavia

Ma le sue origini si possono far risalire ancora più indietro. Il 25 maggio dell’anno 825, l’imperatore Lotario I decise di istituire nella città di Pavia, capitale dell’allora Regno d’Italia, una Schola Papiense, una vera e propria scuola monastica di alto livello in cui si studiavno materie come diritto, retorica e arti liberali.

Pavia - Antca Università degli Studi di Pavia

Fu solo nel 1361, che Galeazzo II Visconti ottenne il permesso dall’imperatore Carlo IV di Lussemburgo di fondare l’Università a cui potessero accedere tutti i nobili studiosi del Ducato di Milano.


Nyhavn, i colori del canale di Copenaghen

Una tra le attrazioni più famose della capitale danese è il Canale di Nyhavn. Le bellissime e caratteristiche case colorate, le navi a vela attraccate lungo tutto il canale ed i numerosi locali sono i fattori principali che attraggono ogni giorno migliaia di turisti provenienti da tutto il...

Una tra le attrazioni più famose della capitale danese è il Canale di Nyhavn. Le bellissime e caratteristiche case colorate, le navi a vela attraccate lungo tutto il canale ed i numerosi locali sono i fattori principali che attraggono ogni giorno migliaia di turisti provenienti da tutto il mondo.

Nyhavn, i colori del canale di Copenaghen

Lungo 300 m, il canale di Nyhavn è uno stretto canale artificiale che si addentra fin dentro il centro storico di Copenaghen. Nyhavn significa letteralmente “Porto Nuovo” e fu scavato dai militari danesi in soli 3 anni (1671-1673). L’opera infatti fu realizzata allo scopo di facilitare lo scarico e carico delle merci direttamente nel centro storico di Copenaghen.

Nyhavn il canale nel centro storico di Copenaghen

Originalmente la zona, come tutti porti di mare, non godeva di ottima fama. Infatti numerosi era i bordelli ed i locali a luci rosse, e lo squallore era dilagante negli edifici adiacenti al canale e nelle vie circostanti. I marinai, una volta sbarcati dopo mesi e mesi di navigazione, spendevano qui tutta la loro paga tra tatuaggi, prostitute e ad ubriacarsi nelle molte rozze taverne disseminate lungo tutto il canale. Non erano rare le risse.

Nyhavn meta di turisti da tutto il mondo

Poi nei secoli a seguire, il quartiere ha via via acquisito sempre più classe, ed il canale da semplice sbarco ed imbarco di mercantili, è diventato tappa di navigatori, e navi da viaggio e quindi sbarco per turisti e personaggi facoltosi. La zona del Nyhaven si è quindi sempre più ingentilita fino a divenire quella che possiamo ammirare oggi.

Nyhavn a Copenaghen

Gli edifici “marinari” con i loro colori caratteristici sono stati completamente ristrutturati e oggi ospitano appartamenti lussuosi per persone facoltose. Le bettole sono diventate raffinati ristoranti e i negozi di tatuaggi delle boutique alla moda. Tra i personaggi più illustri e famosi della Danimarca, qui abitò anche Hans Christian Andersen, il famoso scrittore di fiabe, tra cui la famosa Sirenetta.

Hans Christian Andersen
Hans Christian Andersen

All’estremità del canale di Nyhavn vi è un enorme monumento commemorativo ai caduti della Seconda Guerra Mondiale. Si tratta di una grossa ancora appartenuta alla Fyen, una fregata del XIX secolo.


La Sirenetta di Copenaghen

La protagonista indiscussa della capitale danese è la piccola sirenetta o meglio, in lingua originale, Den Lille Havfrue. Questa piccola statua rappresenta appunto la protagonista di una delle favole di Andersen, una sirena che si innamora di un...

La protagonista indiscussa della capitale danese è la piccola sirenetta o meglio, in lingua originale, Den Lille Havfrue. Questa piccola statua rappresenta appunto la protagonista di una delle favole di Andersen, una sirena che si innamora di un principe.

La Sirenetta di Andersen a Copenaghen

Questa statua di bronzo fu commissionata da Carl Jacobsen, direttore della fabbrica di birra Carlsberg. Lo scultore Edvard Eriksen (1876-1959), incaricato di realizzare l’opera, scelse come modella la ballerina che interpretava la sirenetta nel balletto ispirato proprio alla fiaba. La statua fu quindi posizionata nel 1913 nella parte settentrionale della città tra i parchi che circondano il Kastellet e posta su di uno scoglio affacciato al canale principale che attraversa tutta Copenaghen.

La sirenetta di Copenaghen

Questa statua divenuta simbolo di Copenaghen e meta di moltissimi visitatori e curiosi in genere, è stata vittima nella sua storia di numerosi atti di vandalismo. Nel 1961 fu completamente dipinta di rosso e nel 1964 venne persino decapitata. Le furono staccatte le braccia e nel 1998 nuovamente decapitata. Fu deciso quindi di spostare la scultura più verso il mare in modo da rendere più difficile il suo raggiungimento da parte di malintenzionati.

La favola della Sirenetta di Andersen

Un giovane principe in viaggio con la sua imbarcazione subisce un naufragio, ma viene tratto in salvo da una sirena. Questa, durante il salvataggio, si innamora di lui. Il principe salvato tornò nel suo reame. La sirenetta così, per poter raggiungere il principe, fa il patto con una strega che le fornisce le gambe per camminare in cambiò però della sua stupenda voce. Ma non solo, se il principe si fosse sposato con un’altra donna, lei sarebbe morta. Il principe si innamora così di lei, ma viene poi costretto per il suo rango a sposare una principessa di un altro regno.

Hans Christian Andersen
Hans Christian Andersen

Per potersi salvare dal patto malefico, alla sirenetta viene donato un coltello magico da usare per uccidere il principe e rompere così il patto con la strega e tornare libera in mare. Ma la sirenetta non si sente in grado di commettere un omicidio e con il sorgere del nuovo giorno, muore.


Il quartiere Testaccio di Roma

Nato come nuovo porto fluviale dell'antica Roma, il quartiere Testaccio deve il suo nome ad un'altura formata da frammenti di anfore olearie accumulati nell'arco di secoli. Nel medioevo, la zona ricca di vigne e pascoli, era sede di riti religiosi che si completavano in una via crucis sull'altura del Testaccio. Divenne un quartiere solo dopo l'unità di Italia, quando lo sviluppo demografico spingeva la richiesta di alloggi nelle prime zone fuori dalle mura aureliane, al tempo limite della...

Nato come nuovo porto fluviale dell’antica Roma, il quartiere Testaccio deve il suo nome ad un’altura formata da frammenti di anfore olearie accumulati nell’arco di secoli. Nel medioevo, la zona ricca di vigne e pascoli, era sede di riti religiosi che si completavano in una via crucis sull’altura del Testaccio. Divenne un quartiere solo dopo l’unità di Italia, quando lo sviluppo demografico spingeva la richiesta di alloggi nelle prime zone fuori dalle mura aureliane, al tempo limite della città. Oggi il Testaccio è un quartiere famoso per la sua romanità, con i suoi molti ristoranti e trattorie romane dove si può ancora gustare la cucina tradizionale romana.

Il nuovo porto fluviale dell’Antica Roma

L’odierno quartiere del Testaccio occupa una piana che si estende per circa 600 000 mq e presenta un tessuto urbano ricco di testimonianze storiche. Infatti le sue origini si possono far risalire al II secolo a.C, periodo in cui la repubblica Romana grazie al suo nuovo sviluppo, vedeva crescere l’esigenza di incrementare i trasporti navali dal mare alla capitale. Il vecchio approdo presso il Foro Boario era ormai diventato insufficiente per i bisogni della nuova capitale e quindi la vasta area del Testaccio che si estendeva su una delle rive del fiume Tevere, fu destinata alla costruzione del nuovo porto (Emporium).

Il quartiere Testaccio di Roma - Le rive del Tevere
Il Tevere in corrispondenza del Testaccio

Il nuovo complesso portuale fu quindi realizzato dal 193 a.C al 174 a.C dapprima dai consoli M.Emilio Lepido e L.Emilio Paolo, e poi dai censori Q.Fulvio Flacco e A.Postumio Albino. Si ebbe così una vasta struttura che comprendeva la costruzione degli argini su entrambe le sponde del Tevere con due ampie banchine dotate di ormeggi. Scale, rampe di accesso e ormeggi permettevano poi il carico e scarico delle merci ai magazzini adiacenti il porto. Oggi il tratto meglio conservato si snoda per circa 150 sulla riva sinistra del Tevere subito a valle del moderno ponte Sublicio.

Il quartiere Testaccio di Roma - Porto fluviale dell'antica Roma
Rovine dell’antico porto fluviale del Testaccio

Già pochi anni dopo la sua costruzione, il luogo si sviluppò enormemente. Qui arrivavano merci di ogni genere provenienti da tutto il Mediterraneo che, scaricate nei porti di Ostia e Porto (vicino a Fiumicino), venivano stipate su barche che risalivano il Tevere. Poi una volta giunte al Testaccio, qui venivano riposte e stipate in grandi magazzini, da cui poi venivano ridistribuite in tutta la città.

Il quartiere Testaccio di Roma - Mura Aureliane
Le Mura Aureliane segnavano il confine della città imperiale

Il Monte Testaccio

La fortuna ed il nome di questo quartiere si deve però al Monte Testaccio. Alto 49 metri s.l.m., è chiamato anche Monte dei Cocci. Il nome Testaccio deriva da testae, il nome latino con cui venivano chiamati i frammenti di anfora. Questa altura, infatti, non è altro che il risultato di secoli di accumulo metodico dei frammenti di anfore contenenti olio, che provenivano dal vicino porto fluviale. Le anfore provenienti dalle imbarcazioni, venivano svuotate e poi ridotte in frammenti, che venivano trasportati e depositati in quest’area a ridosso dei magazzini portuali.

Il quartiere Testaccio di Roma - il monte testaccio
Il Monte Testaccio

Diversamente dalle anfore destinate al trasporto di prodotti agricoli, come sementi o vino, le anfore olearie non potevano essere riutilizzate a causa della rapida alterazione dei residui di olio presenti nelle porosità interne. Per motivi igienici, queste anfore dovevano essere smaltite in maniera rapida ed economica. Si realizzò quindi una discarica in cui questi frammenti venivano accatastati con la massima economia di spazio, con la sola aggiunta di calce. Oltre 270 anni di attività della discarica (da Augusto a Gallieno) portarono alla formazione della collina oggi nota appunto come Testaccio.

Il Testaccio nel Medioevo

Con la caduta dell’Impero Romano e le invasioni barbariche, le antiche rotte commerciali e navali si interruppero, le vie furono riempite da briganti e la città di Roma perse la sua importanza, con un calo netto della popolazione. La zona del Testaccio, tra il V ed VII sec. d.C subì un progressivo fenomeno di ruralizzazione, divenendo in epoca medievale sede di orti e vigne.

Nel Medioevo, la discarica ormai ricoperta di vegetazione, era divenuta una vera e propria collina, e fu scelta dalla popolazione dell’epoca come sede di manifestazioni popolari a carattere ricreativo e religioso. In un documento del 1256 viene chiamato Mons de Palio, con riferimento all’esecuzione di giochi pubblici tradizionali, ricordati come i ludi maximi del Carnevale romano. Il più famoso, chiamato ludus Testacio, era una sorta di corrida: sulla sommità del monte ad intervalli regolari veniva liberato un toro seguito nella discesa precipitosa sul pendio orientale da due carri con maiali all’interno. Ad attenderli nel campo erano i ludores che, armi in pugno, contendevano ed uccidevano le prede in una ressa spesso mortale per gli stessi giocatori.

Il quartiere Testaccio di Roma - Presenza di ruderi romani
Parte di ruderi romani nell’area tra Piramide Cestia e cimitero Acattolico

Dal punto di vista religioso, sempre nel Medioevo, il monte divenne anche la meta del “Gioco della Passione“, una rappresentazione sacra che durante la settimana santa si concludeva sul monte simboleggiante il Golgota. A questa tradizione e alla via Crucis perpetuatasi nel tempo si richiama la croce di ferro posta sulla sommità del monte nel 1914.

Il Testaccio nell’epoca moderna

Nelle varie vicessitudini storiche, l’unico periodo che mise in pericolo l’integrità del monte Testaccio, fu quello del Seicento. Durante questo periodo il pendio orientale del monte fu considerato come un bersaglio per le esercitazioni dell’artiglieria papale presente presso la piramide di Caio Cestio. Altra grave alterazione furono gli scavi eseguiti in quel secolo e nel successivo per la costruzione di grotte alla base della collina, allo scopo di realizzare delle cantine per il vino. Oggi queste cantine sono ormai occupate da numerosi locali e discoteche che accerchiano il monte Testaccio per tutto il suo perimetro.

Piramide di Caio Cestio e Piazzale Ostiense
Piramide di Caio Cestio

Lo sviluppo del quartiere Testaccio come centro abitato lo abbiamo però solo negli anni immediatamente successivi all’Unità d’Italia. Nel 1872 il Comune di Roma destinò l’area alla costruzione di stabilimenti industriali con annesse le abitazioni degli operai. Tra questi vi era il Mattatoio realizzato proprio nelle immediate vicinanze del Monte Testaccio. Il quartiere, a causa della mancanza di infrastrutture (rete idrica, elettrica e fognaria), fu abitato da persone di basso rango sociale, di natura popolare, che però caratterizzerà in seguito la romanità e le sue tradizioni, così tanto famose nel mondo. La presenza del Mattatoio e dei cosiddetti Vaccinari, fa nascere qui la famosa ricetta della Coda alla Vaccinara.

Coda alla vaccinara
Coda alla Vaccinara

Chiesa di Santa Maria Liberatrice

Al centro del quartiere Testaccio vi è la Chiesa di Santa Maria Liberatrice, che è l’unica parrocchia presente nel quartiere. Dapprima ai benedettini e poi in seguito affidata ai Salesiani, la chiesa fu costruita nei primi anni del Novecento (1906-1908). Data la natura popolare del quartiere, il papa volle legare questa chiesa alla memoria della popolazione romana dandole il nome appartenuto ad un’altra chiesa del XIII secolo presente nel Foro Romano.

Il quartiere Testaccio di Roma - Chiesa di Santa Maria Liberatrice
Chiesa di Santa Maria Liberatrice

Il Cimitero Militare di Roma

A ridosso delle mura Aureliane, dietro al cimitero Acattolico, vi è il Rome War Cemetery, il cimitero militare delle truppe alleate. Qui infatti sono presenti 426 sepolture di soldati e fu realizzato in seguito all’ingresso delle truppe alleate che liberarono Roma il 4 giugno del 1944. All’entrata un’iscrizione in latino ed in inglese ricorda il periodo della guerra e commemora i soldati che hanno contribuito alla ritrovata libertà del popolo italiano.

Rome War Cemetery
Rome War Cemetery

La costruzione e manutenzione del cimitero è affidata alla Commonwealth War Graves Commission, fondata nel 1917 da Sir Fabian Ware e che ha il compito di costruire e curare i luoghi di sepoltura dei militari del Commonwealth morti nelle due guerre mondiali. Le tombe dei caduti sono semplici lapidi rettangolari con il lato superiore curvo, disposte su file parallele. Le distinzioni di nazionalità, grado e religione sono indicate solo sulle iscrizioni presenti su di esse. Nei pressi di ogni tomba vi sono fioriture, l’area restante è ricoperta da prato verde. Questa scelta è ispirata dalla volontà di comunicare al visitatore un’atmosfera familiare di pace e serenità.

Arco di San Lazzaro

Sulla via Marmorata, la via che separa il Testaccio dal colle Aventino, vi è un arco realizzato in opera cementizia con una cortina in laterizi. Quest’arco oggi poco evidente, si trovava sul tracciato della via Ostiensis, l’antica arteria di collegamento del Porto Tiberino con Ostia.

Il quartiere Testaccio di Roma - Arco di San Lazzaro
Arco di San Lazzaro

Nel Medioevo l’arco fu inserito nel percorso delle sacre rappresentazioni che si concludevano sul Monte Testaccio. L’arco nel corso della storia ebbe diversi nomi. Nel Cinquecento l’arco fu definito come Arco delle Sette Vespe o Arco dei Sette Vespilloni in riferimento agli incaricati della sepoltura dei morti, mentre successivamente venne chiamato anche Arco di Orazio Coclite per la vicinanza al ponte Sublicio che la tradizione legava alle gesta del leggendario eroe romano.

Il quartiere Testaccio di Roma - Arco di San Lazzaro (foto d'epoca)
Arco di San Lazzaro (foto d’epoca)

L’arco prese in seguito il nome Arco di San Lazzaro dal nome di una piccola chiesa dedicata al santo protettore dei lebbrosi, costruita nel XV secolo di fianco al fornice, nella quale si raccoglievano le offerte per i lazzaretti. La chiesa era ancora attiva alla fine del Settecento, come è attestato dalla sua presenza nell’elenco delle parrocchie che correda la pianta di Roma di Antonio Barbey (1798).


Vasto – il belvedere sull’Adriatico

Sulla costa adriatica, in Abruzzo, vi è Vasto, una delle città più antiche d'Italia. Visitando il suo centro storico, ricco di monumenti, si può percorrere via Adriatica da cui si può godere di una bella vista sul mare.

Sulla costa adriatica, in Abruzzo, vi è Vasto, una delle città più antiche d’Italia. La sua origine risale al XII secolo a.C, periodo in cui i primi coloni greci risalirono le coste del Mar Adriatico. Con il nome di Histonium divenne poi città romana per essere infine distrutta pochi secoli dopo dai Longobardi.

Vasto - Cattedrale di San Giuseppe

Il nome Vasto infatti è di origine longobarda, variazione della parola “gasto”, termine con cui suddividevano i territori (gastaldato). Da piccole frazioni, o gasti, si riformò lentamente la città, che dal periodo aragonese si strutturò nel centro urbano che ancora oggi possiamo vedere.

Vasto - Torre di Bassano
Torre di Bassano

Del periodo dei gasti o guasti longobardi, si possono notare molte torri sparse tra la città, tra cui la torre Bassano, che delimitava la cinta muraria dell’antico “Guasto Gisone”, oggi uno dei rioni della città.

La cattedrale di Vasto

La cattedrale di San Giuseppe nella piazza centrale di Vasto, sarebbe stata edificata nel XIII secolo per volontà del conte Rolando Palatino. Fu intitolata inizialmente a Santa Margherita.

Vasto - Cattedrale di San Giuseppe
Interno della Cattedrale di San Giuseppe

Questa chiesa, come molti altri monumenti lungo la costa abruzzese, subì ingenti danni nel 1566, anno in cui i Turchi incendiarono molti di queste chiese, durante la loro devastante incursione. Durante questo saccheggio, la cattedrale fu completamente distrutta, ad esclusione della facciata e del rosone, presenti ancora oggi. Il portale in chiesa, completamente scolpito in pietra, infatti, risale al 1293 ed è opera del maestro Ruggero de Frageniis.

Vasto - Cattedrale di San Giuseppe portale e rosone
Rosone e Portale originali

I lavori di ricostruzione partirono subito nel 1568. Molte aggiunte e modifiche sono state effettuate negli anni successivi in stile barocco, come il campanile realizzato nel 1730. Nel XVII secolo la chiesa fu intitolata a Sant’Agostino, ma nel 1808, dato che Giuseppe Napoleone regnava sul regno di Napoli, la chiesa fu intitolata a San Giuseppe in suo onore.

Vasto - la cattedrale di san giuseppe
Cattedrale di San Giuseppe

La passeggiata panoramica con vista sul mare

Vasto si estende lungo tutta un’altura che si affaccia sul Mar Adriatico. E’ possibile percorrere tutta la città Vasto, passeggiando lungo la via Adriatica: una lunga strada terrazzata che si affaccia da un’altura e da cui si scorge uno splendido panorama della costa adriatica.

Vasto - panorama lungo la passeggiata
Panoramica sul mare

Lungo la via vi sono diversi monumenti molto interessanti. Per esempio sotto una parte della via si possono scorgere molti rovine risalenti al periodo romano dell’antica città di Histonium.

Vasto - passeggiata panoramica su via Adriatica
via Adriatica con sottostanti i ruderi della città romana di Histonium

Molto interessante sono i resti della chiesa di San Pietro. Infatti lungo la passeggiata, si può notare quello che resta di una facciata di un’antica chiesa, crollata a seguito di una frana nel 1960. La facciata in stile romanico, suggerisce le sue origini medievali.

Vasto - Chiesa di San Pietro - resti
Resti della Chiesa di San Pietro

Infatti si ritiene che la chiesa di San Pietro fu edificata nel 900 sui resti di quello che doveva essere stato un tempio romano dedicato alla dea Cerere. Molto bello è il portale in stile romanico risalente al XII secolo in cui vengono raffigurati la Madonna con il Bambino e la Deposizione.

Vasto - Chiesa di San Pietro - particolari del portale
Particolari del portale

Continuando lungo la passeggiata si arriva al famoso Palazzo D’Avalos con il suo bellissimo giardino alla napoletana. Questa maestosa costruzione è appartenuta ai marchesi di Vasto fino al 1806 mentre oggi ospita il Museo Archeologico della città. La sua origine è ad oggi ancora poco chiara. La documentazione ne documenta già l’esistenza nel 1400 e si ritiene dunque di origine medievale.

Vasto - eredità longobarda
Finestra del Palazzo d’Avalos

Continuando ancora oltre la passeggiata si restringe e comincia a curvare seguendo il dirupo per arrivare fino all’altra estremità del centro storico di Vasto: porta Catena. Quest’ultimo tratto è molto suggestivo, con i suoi negozietti e locali, i terrazzi fioriti.

Vasto - passeggiata belvedere
Passeggiata Belvedere di Via Adriatica


Marienplatz, passeggiando per il centro di Monaco di Baviera

Il cuore di Monaco di Baviera è Marienplaz, l'antica piazza medievale in cui si svolgeva il mercato del sale e del grano. Come medievali sono le origini della città, il cui nome deriva da "monaci" che per primi vi costruirono un'abbazia. Oggi come allora, questa piazza è sempre piena di turisti e visitatori, ammaliati dai numerosi monumenti e chiese che la circondano, riportandoci agli antichi splendori di cui questa città bavarese...

Il cuore di Monaco di Baviera è Marienplaz, l’antica piazza medievale in cui si svolgeva il mercato del sale e del grano. Come medievali sono le origini della città, il cui nome deriva da “monaci” che per primi vi costruirono un’abbazia. Oggi come allora, questa piazza è sempre piena di turisti e visitatori, ammaliati dai numerosi monumenti e chiese che la circondano, riportandoci agli antichi splendori di cui questa città bavarese godeva.

Marienplatz Monaco di Baviera
Marienplatz

Già nel 1175 alla nuova Monaco fu riconosciuto lo status di città e nel 1180 la sua guida fu affidata alla famiglia Wittelsbach, che vi stabilì la residenza. Negli anni a venire, la città conobbe sempre più ricchezza e sviluppo tanto da diventare il centro di riferimento di tutta la Baviera. Tanto che durante la Riforma, Monaco divenne il baluardo del cattolicesimo per poi diventare, uno dei centri di partenza della Controriforma.

Marienplatz Monaco di Baviera - Neues Rathaus 2
Neues Rathaus

Il palazzo principale di Marienplatz è il Neues Rathaus (Nuovo Municipio). Questo imponente edificio domina incontrastato tutto un lato della piazza. L’elaborata facciata presenta figure storiche e leggendarie della Baviera. Realizzato nel 1800 e progettato da Georg von Hauberrisser, il nuovo municipio fu costruito in stile neogotico per sostituire il vecchio municipio, ormai troppo piccolo per poterci svolgere tutte le attività necessarie nella grossa città che Monaco era diventata.

Marienplatz Monaco di Baviera - Neues Rathaus
La torre del Neues Rathaus

L’edificio è caratterizzato da una grossa torre, situata al centro della facciata sinistra, in cui nella parte alta è montato al suo interno un orologio meccanico in collegamento con uno dei più grandi carillon del mondo, chiamato Glockenspiel.

Marienplatz Monaco di Baviera - Glockenspiel
Glockenspiel

Questo carillon è posto ben in mostra in un terrazzamento sporgente la torre. Ogni giorno le sue 43 campane e 32 statue si mettono in moto a scandire delle ore, attraendo migliaia di turisti che interessati si aggruppano sotto per assistere al balletto meccanico. Le statue del carillon sono le rappresentazioni dei personaggio coinvolti in due importanti rappresentazioni storiche: il torneo in onore delle nozze del duca Guglielmo V con Renata di Lotaringia e la Danza dei Bottai (Schäfflertanz) che commemora la scampata epidemia di peste del 1515-17.

Marienplatz Monaco di Baviera - Altes Rathaus
Altes Rathaus

Nel lato orientale di Marienplatz si trova l’Altes Rathaus (Vecchio Municipio). Questo edificio è stato completamente ricostruito dopo la Seconda Guerra Mondiale. La torre laterale ospita una collezione di giocattoli d’epoca nello Spielzeugmuseum. La struttura conserva lo stile originale del XV secolo con alcune aggiunte risalenti al XIX ed inizio XX secolo. L’edificio fu infatti progettato e costruito nel decennio 1470-1480 dall’architetto Jörg von Halsbach, in stile tardo-gotico. Da allora fino al 1874 è stato la sede del Consiglio comunale; al suo interno ospitava anche la prigione della città e la casa del pane al piano terra.

Marienplatz Monaco di Baviera - Michaelskirche e Frauenkirche
Michaelskirche e sullo sfondo la Fraukirche

Allontanandoci dalla piazza vi è un grosso vialone (Kaufingerstrasse) pieno di negozi e di antichi eficifi in cui si può passeggiare lietamente. Poco più avanti vi sono due importanti chiese cattoliche. La monumentale Michaelskirche (Chiesa di San Michele) fu la prima chiesa gesuita costruita nel nord Europa. Commissionata dal duca Guglielmo V nel 1559 e da lui donata ai gesuiti, fu consacrata solo nel 1597. In una piazzetta laterale si erge invece la Fraunkirche, facilmente riconoscibile per le due torri a cupola. Parzialmente ricostruita dopo i pesanti bombardamenti della Seconda Guerra mondiale, questa chiesa è una delle più grandi della Germania meridionale, in grado di ospitare fino a 20000 persone.


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