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Travelling in Italy and all around the world by photography. A travel across the Italy discovering art, paintings and wonderful places.
Blog Added: January 31, 2018 04:47:06 PM
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George Grosz – la pittura tedesca tra il dadaismo e gli orrori del regime nazista

Il pittore tedesco George Grosz (1893 – 1959) visse a cavallo tra le due guerre mondiali in prima persona, vivendo di persona questi eventi traumatici. Inoltre la sua esperienza diretta con l’ascesa al potere del nazismo e le sue simpatie comuniste, fecero maturare in questo artista uno stile caricaturista, in parte grottesco, che da sempre...

Il pittore tedesco George Grosz (1893 – 1959) visse a cavallo tra le due guerre mondiali in prima persona, vivendo di persona questi eventi traumatici. Inoltre la sua esperienza diretta con l’ascesa al potere del nazismo e le sue simpatie comuniste, fecero maturare in questo artista uno stile caricaturista, in parte grottesco, che da sempre ha caratterizzato i suoi lavori. Lo stile di Grosz è infatti caratterizzato da un’interpretazione brutalmente distorta di soggetti che rappresentavano la società civile dell’epoca, descrivendo una realtà che lo circondava sgradevole e discutibile.

George Grosz - Eclisse di sole (1926)
George Grosz – Eclisse di sole (1926)

George Grosz

George Grosz nasce a Berlino nel 1893, e mostrando immediatamente le sue doti nel campo delle arti figurative, studia pittura all’accademia di Dresda. Nel 1913 fece un viaggio a Parigi, capitale artistica dell’epoca, per ampliare le sue conoscenze artistiche. Fu in questo viaggio che entrò in contatto con le avanguardie del futurismo e del cubismo, rimanendone molto influenzato.

George Grosz - (1893 -1959)
George Grosz – (1893 -1959)

fino al 1914, anno in cui la Germania entra in conflitto con gli stati vicini in quella che presto sarà la Prima Guerra Mondiale. Arruolatosi volontario, viene portato al fronte, in cui osserva di persona gli orrori di questa guerra lenta e distruttiva. Queste esperienze saranno uno degli elementi che maggiormente influenzeranno lo stile di Grosz.

George Grosz - Ein Opfer der Gesellschaft (1919)
George Grosz – Ein Opfer der Gesellschaft (1919)

Nel 1917 tornato a Berlino come reduce si mostra in pubblico come chiaramente contrario al conflitto. In questi anni di protesta, il pittore sviluppò uno stile particolare, in cui i soggetti rappresentati in maniera realistico-satirica, presentano forti influenze dello stile futurista.

George Grosz - Metropolis 1916-1917
George Grosz – Metropolis (1916-1917)

Nel 1918 essendo già riconosciuto come disegnatore e pittore di talento dalla comunità artistica, partecipò alla creazione del movimento Dada, divenendo uno dei protagonisti del dadaismo tedesco. Espresse spesso le sue simpatie comuniste all’interno del movimento dadaista, cercando di influenzare con le sue idee le rappresentazioni delle tematiche affrontate dal gruppo artistico. Nel 1920 contribuì all’organizzazione della Prima esposizione Internazionale Dada.

George Grosz - Scena di strada 1930
George Grosz – Scena di strada (1930)

Nel corso di tutti gli anni compresi tra i due conflitti Mondiali, George Grosz realizzò moltissime opere, oltre a dipinti, contavano anche moltissimi schizzi, e fotomontaggi tipici del dadaismo. Sensibile alle problematiche dell’epoca in cui viveva, tutte le sue rappresentazioni furono caratterizzate da colori spenti, soggetti deformati e caricaturizzati che “agivano” in una realtà discutibile, poco accettabile socialmente.

George Grosz Giorno Grigio 1921
George Grosz – Giorno Grigio (1921)

L’esempio più famoso di questo suo stile è certamente l’opera I pilastri della società (1926), dipinto in cui l’autore rappresenta in forma allegorica la repubblica di Weimar. Grosz rappresenta nella sua forma grottesca la classe dirigente dell’epoca: lo studente aristocratico che beve birra, impugna la spada e sfodera la spilla a svastica sulla cravatta, il giornalista reazionario con un orinale in testa, il politico socialdemocratico che sventola una piccola bandiera tedesca, il cappellano militare esaltato dal fervore dell’epoca e circondato da soldati con le spade insanguinate, con le case bruciate a fare da sfondo. Un’opera eccellente che esprime un quadro dell’epoca vista dagli occhi di Grosz.

George Grosz - I pilastri della società 1926
George Grosz – I pilastri della società 1926

Fanno eccezione altre opere, in cui l’artista mostra la sua bravura nell’uscire da questo suo stile, con rappresentazioni più realistiche. Si tratta di casi in cui il soggetto non rientrava nelle sue contestazioni. In queste opere si riesce a percepire la bravura dell’artista a rappresentare in ogni dettaglio le particolari caratteristiche del soggetto. Uno di questi esempi è il Ritratto dello scrittore Max Hermann-Neisse, pittura ad olio su tela del 1925.

George Grosz - Ritratto dello scrittore Max Hermann-Neisse 1925

o anche il Ritratto del Dr. Felix J. Weil (1926), in cui l’artista esprime anche la sua abilità nel rappresentare un soggetto assolutamente privo del suo stile grottesco e caricaturista.

Portrait of Dr. Felix J. Weil (1926), George Grosz

Il periodo statunitense

Nel 1933, con l’avvento del nazismo, l’artista George Grosz, proprio a causa delle sue opere e delle sue idee da sempre esternate, deve lasciare la Germania e trasferirsi negli Stati Uniti. Qui l’artista continua a creare opere, in cui però il soggetto delle sue rappresentazioni si fa sempre più cupo, oscuro, con oscure visioni di guerra e con scene che esprimono il regime nazista nelle sue più torbide attività.

George Grosz - La danza dell'uomo grigio 1949
George Grosz – La danza dell’uomo grigio (1949)

Negli anni 50 molte sue opere, pur continuando ad esprimere gli stessi soggetti deformati o grotteschi, furono realizzate in piena chiave surrealista.

The painter of the hole II (1950)

Nel 1958, l’artista ritorno a vivere in Germania, dove morì l’anno seguente a 65 anni per un motivo decisamente singolare: ubriaco ritornando a casa in piena notte, confuse la porta della cantina con quella di casa, dove cadde lungo le scale, morendo per la caduta.



L’Abbazia di Sant’Antimo, nel cuore della Val d’Orcia

Sperduta tra le colline della magnifica Val d'Orcia, nel comune di Montalcino in provincia di Siena, vi è l'Abbazia di Sant'Antimo. Questo antico complesso monastico è tra i più importanti esempi del romanico toscano.

Sperduta tra le colline della magnifica Val d’Orcia, nel comune di Montalcino in provincia di Siena, vi è l’Abbazia di Sant’Antimo. Questo antico complesso monastico è tra i più importanti esempi del romanico toscano.

Abbazia di Sant'Antimo in Val d'Orcia

La Abbazia di Sant’Antimo

L’Abbazia di Sant’Antimo è una sola grande struttura formata da un complesso di edifici, ognuno risalente a diversi periodi storici. Il nucleo originale, quello più antico, risale ad un periodo compreso tra il V-VI secolo d.C.. Infatti sui resti di una villa romana, fu costruito un piccolo santuario adibito al culto delle reliquie di Sant’Antimo di Arezzo, morto martire nel 352.

Abbazia di Sant'Antimo in Val d'Orcia - Interno della chiesa romanica
Interno della chiesa romanica

Di questa villa romana sono presenti numerosi reperti come un bassorilievo di una cornucopia e alcune colonne poi riutilizzate nella cripta carolingia. Infatti ancora oggi è presente il nucleo di costruzione successivo realizzato intorno al VIII sec, chiamato carolingio di cui fa parte la cripta e la cappella riconoscibile per la sua struttura esterna a pietra nuda e che oggi è adibita a funzioni di sacrestia.

Abbazia di Sant'Antimo in Val d'Orcia - Retro della chiesa e campanile
Retro della chiesa e campanile, con a sinistra la cappella carolingia.

L’ampliamento del nucleo primitivo con una cripta ed una cappella durante il periodo di Carlo Magno sono dovute proprio alla sua posizione geografica. Infatti l’Abbazia si trova sulla via Francigena (“originata dai Franchi”) e Carlo Magno nel 781, di ritorno da Roma, percorse questa strada fino ad arrivare all’Abbazia di Sant’Antimo. Si narra che l’imperatore pose il suo sigillo sull’ampliamento della struttura e sulla formazione del monastero. Anche se forse è leggenda, esiste comunque un documento del 29 dicembre 814, in cui Ludovico il Pio, figlio di Carlo Magno, fa doni e aggiunge privilegi al monastero.

Abbazia di Sant'Antimo in Val d'Orcia 2
Il monastero deve la sua importanza alla via Francigena

Grazie alla sua posizione, molti pellegrini fanno sosta in questa Abbazia, lasciando numerose offerte. Inoltre i terreni circostanti vanno via via ad entrare a far parte dei possedimenti del monastero. Tanto che poco più avanti, l’abate di Sant’Antimo viene insignito del titolo di conte palatino (conte del Sacro Romano Impero). In un documento imperiale del 1051 si riporta un elenco dei possedimenti dell’abbazia:  96 tra castelli, terreni, poderi e mulini; 85 tra monasteri, chiese, pievi e ospedali dal grossetano al pistoiese passando da Siena e Firenze. Tanto si espanse da diventare padroni anche del castello di Montalcino.

Montalcino - Il castello
Il castello di Montalcino

La parte romanica della chiesa, quello che oggi è la parte principale dell’Abbazia, si deve proprio a questo periodo di ricchezza e prosperità. Siamo nel 1118, e l’abate Guidone decide di realizzare una nuova chiesa che fosse all’altezza dell’importanza del monastero. Ispirandosi alla grandi abbazie benedettine di Cluny e quella di Vignory, l’abate richiama a sé molti architetti francesi per realizzare il progetto della nuova chiesa. Il progetto previde l’inglobamento di molte parti già preesistenti (grazie a questo ancora oggi visibili) e la costruzione della chiesa fu molto rapida e i lavori terminarono nella metà del secolo XII.

Abbazia di Sant'Antimo in Val d'Orcia - Facciata e parte frontale dell'abbazia
Facciata e parte frontale dell’abbazia

Il declino dell’Abbazia

Gli anni passano, e la fine del medio evo comincia a farsi intravedere in Italia, con la nascita dei Comuni. In Toscana città come Siena e Firenze, cominciano a crescere e ad arricchirsi, divenendo via via i centri di potere della regione. La vicina Siena, sempre in contrasto con Firenze, non potendosi espandere più verso nord, puntò i suoi nuovi obiettivi verso meridione. Le lotte portarono, nel 1212, alla perdita del territorio di Montalcino da parte dell’Abbazia a favore di Siena, e successivamente molti altri centri e terreni. Alla fine, nel 1293 i possedimenti dell’Abbazia erano solo un piccolissima parte di quelli originali.

Perse quindi gran parte delle fonti di ricchezza, il monastero cominciò a conoscere un periodo di declino, via via sempre più evidente, tanto da spingere il papa Pio II nel 1462 a sopprimere l’abbazia, donandone i beni rimasti alla diocesi di Montalcino-Pienza. Nei pochi anni successivi, l’abbazia fu completamente abbandonata.

Abbazia di Sant'Antimo in Val d'Orcia - vecchie parti della abbazia senza copertura del tetto
vecchie parti della abbazia senza copertura del tetto

La riscoperta dell’Abbazia e la sua rinascita

Nel 1870, a seguito dell’Unità d’Italia, l’abbazia viene registrata tra le ricchezze architettoniche da tutelare da parte delle Belle Arti.  Iniziano così delle campagne di restauro che riportano alla luce l’antica struttura nei suoi momenti di splendore.

Abbazia di Sant'Antimo in Val d'Orcia - Particolare di un capitello
Particolare di un capitello

La bellezza del luogo ha inspirato Franco Zeffirelli a girare alcune scene del film Fratello sole e sorella luna (1970-1973).  Tanto è il successo che il Vescovo decise di ricostituire una attività monastica nel luogo. Dapprima furono incaricati alcuni monaci premostratensi ad occuparsi del luogo, e nel 2016 sono poi subentrati i benedettini olivetani provenienti dalla vicina Abbazia di Monte Oliveto Maggiore.



Il tempio Senso-ji di Tokio

Nella parte settentrionale di Tokyo sorge Senso-ji, il complesso templare buddista più sacro ed imponente della città. Splendido cuore sacro della capitale giapponese, è sopravvissuto a terremoti, incendi e sommosse, ma non alla Seconda Guerra Mondiale. Oggi largamente ricostruito, questo santuario è interamente visitabile e rappresenta una delle mete principali, sia turistiche che religiose, per chi si reca in questa...

Nella parte settentrionale di Tokyo sorge Senso-ji, il complesso templare buddista più sacro ed imponente della città. Splendido cuore sacro della capitale giapponese, è sopravvissuto a terremoti, incendi e sommosse, ma non alla Seconda Guerra Mondiale. Oggi largamente ricostruito, è ritornato al suo splendore originale, questo santuario è interamente visitabile e rappresenta una delle mete principali, sia turistiche che religiose, per chi si reca in questa città.

Tempio Senso-ji Tokyo - Porta Hozo-mon con pagoda sullo sfondo
Tempio Senso-ji Tokyo – Porta Hozo-mon con pagoda sullo sfondo

Il Tempio Senso-ji

Il complesso templare Senso-ji è noto anche con il nome di Asakusa Kannon, in cui Asakusa è il nome del quartiere in cui sorge mentre Kannon è il nome della divinità buddista bodhisattva Kannon, la dea della misericordia.

Tempio Senso-ji Tokyo - il complesso

Riguardo alla nascita di questo tempio, esiste una storia che riporta che nel lontano 628 d.C., due pescatori ritrovarono in questo luogo una statua d’oro della dea Kannon sulle sponde del fiume Sumida. Il capo del villaggio, informato della cosa, decise di portare la statua nel villaggio e lì costruire un piccolo ambiente adibito come santuario, in modo che tutti gli abitanti avessero avuto modo di venerarla.

Tempio Senso-ji Tokyo - Asakusa Jinja santuario del 1649
Asakusa Jinja santuario del 1649

Pochi anni più tardi, nel 645, vista la grande devozione da parte della popolazione verso la statua di Kannon, fu eretto il primo vero tempio. Nel corso dei secoli questo santuario crebbe sempre più di importanza, fino a quando Tokugawa Ieyasu (1543-1616), divenuto shogun del Giappone, decise di dedicare una vasta area dell’allora Edo (nome di Tokyo prima del 1868) all’ampliamento del tempio.

Tempio Senso-ji Tokyo

Il complesso templare si estese così a moltissimi edifici, completamente realizzati in legno, che esprimevano appieno i gusti architettonici e lo stile dell’epoca. Il tutto fu arricchito anche da giochi d’acqua e giardini curatissimi. Il santuario sopravvisse illeso a moltissime vicissitudini, tra cui il violento terremoto del 1923, tranne che alle bombe lanciate dagli aeree statunitensi durante la seconda guerra mondiale. Il bombardamento fu catastrofico, distruggendo interamente tutta la struttura.

Tempio Senso-ji Tokyo - il complesso ha molte aree verdi
Il complesso templare ha molte aree verdi verdi all’interno

Ma i giapponesi hanno da sempre avuto a cuore questo luogo, sia per il suo significato sacro che come simbolo della città. Quindi il tempio di Senso-ji fu ricostruito interamente rispettando completamente e minuziosamente tutti gli aspetti del santuario originale. I simboli sono importanti, e non solo per i giapponesi: all’interno del tempio è cresciuto un immenso albero, nato dal tronco di un precedente albero abbattuto dalle bombe. Quest’albero è diventato sacro ed è stato scelto come simbolo della rinascita del popolo giapponese.

Tempio Senso-ji Tokyo - particolare dei tetti degli edifici
particolare dei tetti degli edifici

Nakamise-dori e la Porta Kaminarimon

Prima di poter accedere al complesso templare, bisogna attraversare una bellissima porta, chiamata la Porta Kaminarimon. Questa colossale porta, chiamata “Porta del Tuono“, fu distrutta nel 1865 da un incendio, e ricostruita solo nel 1960. All’interno della porta vi sono due nicchie laterali, ognuna di esse occupata da immense statue che a guardia del passaggio controllano chi entra nel santuario. Le due statue rappresentano i guardiani Fujin (a destra) e Raijin ( a sinistra). Anche queste sono state ricostruite parzialmente a seguito dei danni ricevuti.

Tempio Senso-ji Tokyo - Porta Kaminarimon
Porta Kaminarimon

Una volta passata la porta Kaminarimon, si accede ad una lunga via racchiusa a destra e a sinistra da una lunga serie di edifici ad un piano solo: la via Nakamise-dori. Da questi edifici si affacciano sulla strada moltissime botteghe che espongono moltissimi oggetti legati alla tradizione giapponese. Questa strada di accesso al tempio, non facente parte originariamente del complesso templare, fu realizzata solamente nei primi anni del XVIII, quando fu permesso ai cittadini di aprire dei negozi nelle vicinanze del tempio. Gli edifici laterali furono distrutti e ricostruiti varie volte, oggi lungo la strada lunga 250 metri, sorgono 12 edifici con ben 90 negozi.

Tempio Senso-ji Tokyo - Nakamise-dori
Nakamise-dori

La parte centrale del tempio Senso-ji

Una volta attraversata la affollatissima via Nakamise-dori ci si ritrova in un ampio spazio di raccolta, prima di entrare nel complesso centrale del tempio Senso-ji. Qui è presente sulla sinistra una statua del Buddha Nade Botokesan. Questa statua è completamente levigata a causa del continuo sfregamento con le mani da parte dei fedeli per invocarne aiuto e fortuna.

Tempio Senso-ji Tokyo - Porta Hozo-mon
Porta Hozo-mon

Per accedere alla parte più interna del complesso, si attraversa un’altra colossale porta, la Porta Hozo-mon. Questa porta fu costruita nel 1964 in cemento armato (a differenza delle altre strutture del tempio), ed ospita una sala al piano superiore dove sono esposti molti sutra cinesi del XIV secolo.

Tempio Senso-ji Tokyo - Porta Hozo-mon 2

Porta Hozo-monUna volta attraversata la Porta Hozo-mon ci si trova in un piccolo cortile con al centro un braciere per l’incenso (joukoro) sempre acceso. Qui i devoti (ed i turisti) si cospargono di fumo per purificarsi e per mantenersi in salute.

Tempio Senso-ji Tokyo - il braciere di incenso
il braciere di incenso

In fondo al cortile si accede infine alla Sala principale del tempio, il cuore dell’intero complesso. Questa sala, ricostruita nel 1958, contiene al suo interno il santuario principale completamente placcato in oro e che ospita l’immagine originale della dea Kannon.

Tempio Senso-ji Tokyo - la sala principale con il santuari della dea Kannon
la sala principale con il santuari della dea Kannon

Oltre al santuario la sala principale ospita anche molti dipinti.

Tempio Senso-ji Tokyo - angeli con i fiori di loto di Domoto Insho XX secolo
Angeli con i fiori di loto di Domoto Insho XX secolo

Allontanandosi poi dalla Sala Principale ed addentrandosi nella parte laterale del tempio, si attraversano diversi giardini accedendo agli edifici adibiti ai monaci. L’edificio che spicca di più per altezza e maestosità è la Pagoda a cinque ordini. Quella che vediamo oggi è anch’essa una copia di quella originale, ricostruita nel 1973.

Tempio Senso-ji Tokyo - pagoda a 5 ordini
La pagoda a 5 ordini

Poi vi è anche un bellissimo giardino, arricchito da corsi d’acqua, canneti di bambù e siepi ben lavorate e curate, il Giardino di Dembo-in (residenza degli abati) e viene usato come luogo di meditazione e di formazione per i monaci del santuario. Infatti se attraversate questo giardino sentire vi sentire avvolti da una quiete e serenità che merita certamente una visita.

Tempio Senso-ji Tokyo - il giardino interno
il giardino interno

Sempre nella zona, vi è la sala Awashima-do, un piccolo edificio dedicato alla divinità protettrice delle donne, e la sala Yogoudo, un edificio che ospita al suo interno otto statue di buddha.

Tempio Senso-ji Tokyo - la sala Awashima-do
la sala Awashima-do

 



Le tre navi vichinghe meglio conservate al mondo nel Vikingskipshuset di Oslo

Vicino a Oslo, vi è un museo in cui sono possibili ammirare tre delle navi vichinghe meglio conservate al mondo, il Vikingskipshuset. Queste navi dalla particolare forma, sono chiamate drakkar e risalgono al IX secolo, nel pieno periodo di massimo splendore di questa civiltà e grazie al loro perfetto stato di conservazione sono considerate uno dei maggiori tesori culturali della...

Vicino a Oslo, vi è un museo in cui sono possibili ammirare tre delle navi vichinghe meglio conservate al mondo, il Vikingskipshuset. Queste navi dalla particolare forma, sono chiamate drakkar e risalgono al IX secolo, nel pieno periodo di massimo splendore di questa civiltà e grazie al loro perfetto stato di conservazione sono considerate uno dei maggiori tesori culturali della Norvegia.

Il museo delle navi vichinghe

Il Vikingskipshuset è un museo facente parte del Museo di Storia culturale dell’Università di Oslo. Il museo si trova si trova a Bygdøy, nei pressi di Oslo, ed è facilmente raggiungibile dal centro della città con mezzi pubblici via autobus o via nave. L’importanza di questo museo è proprio per il tesoro che contiene all’interno: tre navi vichinghe in perfetto stato di conservazione. Le tre navi sono in questo stato grazie al fatto che sono state ritrovate sepolte in tre grandi tumuli funerari a sud di Oslo, in alcune zone rurali affacciate direttamente sul fiordo di Oslo.

Vikingshipshuset - nave di Gokstad
nave di Gokstad

Il museo ha una forma a croce, ed è quindi suddiviso in quattro aree rettangolari, tre delle quali ospitano le tre diverse navi, mentre l’ultima espone tutti gli oggetti ed altri manufatti trovati insieme ad esse.

Il ritrovamento delle tre navi vichinghe

Le navi sono state ritrovate in tre diverse località che hanno dato il nome alle tre navi, Oseberg, GokstadØstfold. Il loro perfetto stato di conservazione si deve al fatto che furono interrate più di 1000 anni fa come oggetti votivi funerari appartenenti a grandi condottieri storici. Il dissotterramento di queste navi dai tumuli funebri fu effettuato nei primi anni del 1900, un periodo in cui la Norvegia stava ritrovando il suo orgoglio nazionale.

Vikingshipshuset - il museo delle navi vichinghe
Nave di Oseberg

Gli scavi per recuperare gli scafi di queste navi non furono così semplici. Infatti si trovavano interrate in tumuli di circa 6 metri di altezza realizzati con argilla azzurra e pietre. Così queste tombe risultavano quasi ermeticamente sigillate, e rimuovere il terreno con mezzi meccanici avrebbe rischiato lo schiacciamento delle barche fragili perché costituite di legno.

Particolare interno delle navi vichinghe
La perfetta conservazione del legno delle navi

Comunque tale protezione non fu sufficiente ad evitare che in diversi periodi storici alcuni tombaroli sottraessero parte dei tesori nascosti in questi tumuli. Comunque nel corso di pochi anni, gli archeologi riuscirono ad estrarre le navi in perfetto stato e a raccogliere numerosi oggetti che oggi sono tutti visibili all’interno del museo. Grazie a queste testimonianze è stato possibile aprire una finestra diretta a tempi passati in cui la Norvegia era vichinga.

Le navi ed altri oggetti

La nave di Tune fu la prima ad essere scoperta ed estratta (1867). La nave ricostruita è di circa 22 metri di lunghezza, ma tra le tre è quella meno ben conservata, dato che è mancante di una delle due estremità.

la nave vichinga di Gokstad
la nave vichinga di Gokstad

La nave di Gokstad fu scoperta successivamente nel 1880. La tomba che la conteneva era quella di un uomo di 60 anni, di cui si sono ritrovati i resti. Insieme ad essa sono stati trovati altri reperti importanti come tre piccole imbarcazioni, una slitta, una passerella ed 64 scudi. La nave ha dimensione di circa 24 metri e ha 16 file di fasciame su ogni lato, risulta quindi la più grande tra le tre esposte nel museo.

la nave vichinga di Oseberg
la nave vichinga di Oseberg

La nave di Oseberg fu l’ultima ad essere scoperta, circa 25 anni più tardi nel 1904. In quell’anno, la tomba fu aperta dagli archeologi, dove insieme alla nave furono ritrovati i corpi di due donne insieme a numerosi manufatti dell’epoca. La nave estratta è stata ricostruita perfettamente, con quasi il 90% del legno originale, e risulta essere lunga circa 22 metri.

particolare della nave di Oseberg
particolare della nave di Oseberg

Il ritrovamento di Oseberg ha portato alla luce anche molti importantissimi manufatti in legno risalenti all’epoca vichinga e perfettamente conservati. Questi oggetti sono tutti esposti in una delle ali del museo. Uno di questi è il Carro di Oseberg, un carro di legno riccamente intagliato, unico nel suo genere in Norvegia è oggi un tesoro incredibile.

testa zoomorfa sulla nave vichinga di Oseberg
testa zoomorfa ritrovata sulla nave vichinga di Oseberg

Un altro oggetto importante, è la Testa Zoomorfa, una testa di animale ritrovata nella nave di Oseberg, con la forma di un predatore con le fauci aperte. Tutte queste opere in legno non fanno altro che testimoniare la grande abilità artistica degli artigiani vichinghi nel lavorare il legno.



Vigelandsparken di Oslo – il parco museo delle sculture umane

Nella periferia di Oslo esiste un grandissimo parco che prende il nome dello scultore Gustav Vigeland, il Vigelandsparken. Questo splendido giardino è un'oasi di bellezza dove la scultura prende i suoi spazi in un ambiente naturale molto curato, tra giochi d'acqua ed il verde delle siepi. Un museo a cielo aperto in cui passeggiare godendosi l'arte e la...

Nella periferia di Oslo esiste un grandissimo parco che prende il nome dello scultore Gustav Vigeland, il Vigelandsparken. Questo splendido giardino è un’oasi di bellezza dove la scultura prende i suoi spazi in un ambiente naturale molto curato, tra giochi d’acqua ed il verde delle siepi. Un museo a cielo aperto in cui passeggiare godendosi l’arte e la natura.

Vigelandsparken di Oslo
Il Vigelandsparken

Il parco di Vigelandsparken

Vigelandsparken è il più grande parco di Oslo, ed ospita attualmente ben 212 opere che raffigurano l’umanità in tutte le sue forme ed espressioni. Passeggiando per il parco è possibile ammirare queste statue rappresentanti gli essere umani sia come individui che come collettività, con una forma ed una dinamicità incredibili.

Vigelandsparken di Oslo - le sculture umane
Figure umane

Nelle statue di Vigeland sono facilmente intuibili espressioni astratte come la famiglia, la vecchiaia, l’amore, l’odio, l’ambizione, la fatica, grazie alla forte espressione delle figure umane rappresentate dallo scultore. Le loro pose, i loro atteggiamenti rendono queste opere molto espressive e belle da ammirare. Pur essendo arte moderna è molto facile da gustare e non porta certo a fraintendimenti.

Vigelandsparken di Oslo - figure umane di Vigeland
Figura umana

Il parco fu proprio una iniziativa dello scultore Vigeland, che nel 1924 cominciò a lavorare alla sua realizzazione. Dopo ben 20 anni, nel 1943, lo scultore morì, lasciando un parco in cui molte opere erano già al loro posto. Comunque lo scultore lasciò molte opere modellate in argilla, permettendo ad altri scultori di completare l’opera sostituendo le opere in argilla con le sculture corrispettive in bronzo e pietra.

Gustav Vigeland

La storia di questo parco è legata in modo simbiotico allo scultore norvegese Gustav Vigeland (1869-1943). Infatti il parco è nato come risultato di un contratto stipulato nel 1921 tra lo scultore ed il comune di Oslo. Vigeland avrebbe donato tutte le sue opere presenti e future al comune di Oslo e la città si sarebbe impegnata a costruirgli uno studio-abitazione (oggi Vigelandmuseet all’interno del parco) e a fornirgli i mezzi per proseguire la sua attività.

vigeland
Gustav Vigeland (1869-1943)

Alla morte dell’artista nel 1943, le sue ceneri vennero poste nella torre del Vigelandmuseet, come era il volere dell’artista.

Il monolito

Al centro del parco di Vigeland si trova l’opera principale, un grosso monolito (obelisco) formato da figure umane assemblate tra di loro, appoggiato su un piedistallo a gradini, circondato da un gruppo di statue.

Vigelandsparken Oslo - Il monolito
Il monolito al centro del Vigelandsparken di Oslo

Il monolito è alto 17 metri, ed è il punto più elevato del parco. La sua struttura è un’enorme scultura che rappresenta ben 121 figure umane che si sostengono l’una con l’altra, a rappresentare che le generazioni che si susseguono nell’umanità che si sorreggono dalle generazioni precedenti. Un vero capolavoro.

Vigelandsparken Oslo - la famiglia
La famiglia – Vigeland

Intorno al monolito, a separare in sezioni regolari la scalinata, vi sono una serie di statue di granito (36 gruppi) ognuna delle quali è composta da una o più persone che nelle loro pose stanno a rappresentare i diversi momenti del ciclo vitale dell’uomo.

Vigelandsparken Oslo - Il monolito statue
L’amore – Vigeland

Il ponte

Il parco è diviso in due da un grosso corso d’acqua che va estendendosi nei due lati formando due meravigliosi laghetti (stagni Frogner). Numerosi sono i sentieri che permettono di ammirare i coloratissimi uccelli acquatici che si riposano sulla superficie dell’acqua.

Vigelandsparken di Oslo - i laghetti nel parco
Uno dei laghetti del parco con gli uccelli acquatici

A collegare le due parti del parco invece, vi è un grosso ponte di granito, costellato da ben 58 statue di bronzo, che risalgono al periodo 1925-1933. Anche queste statue seguono il tema generale del parco, in cui le figure umane si mettono in posa ad esprimere diversi concetti astratti legati all’uomo. Unica eccezione sono delle statue che raffigurano delle lucertole, il cui significato è la lotta dell’uomo contro il male.

Vigelandsparken di Oslo - il ponte
Il ponte del Vigenlandsparken

La fontana

I giochi di acqua all’interno del parco creano un connubio con le sculture ed il verde circostante creando un gioco prospettico armonioso ed impressionante. Ad arricchire i numerosi corsi d’acqua e laghetti nel parco vi è anche una fontana che rappresenta ben 6 giganti che trasportano sulle loro spalle un’enorme coppa. Anche questa opera viene valorizzata da una serie di ben 20 gruppi di sculture che circondano la fontana. Il pavimento inoltre è formato da un mosaico in bianco e nero di granito

Vigelandsparken di Oslo - la fontana
la fontana

La ruota della vita

Nella parte più lontana del parco, a chiudere il viale centrale che percorre tutto il giardino vi è una bellissima scultura chiamata la ruota della vita (Livshjulet). Quest’opera trovandosi alla fine del percorso, vuole riassumere nel suo significato il tema di tutte le sculture del parco. Creata nel 1934, questa scultura composta interamente da figure umane a formare un cerchio con il loro corpi, rappresenta l’eternità: donne, uomini e bambini che si tengono l’un l’altro per formare un circolo eterno.

La ruota della vita di Vigeland
La ruota della vita di Gustav Vigeland

I musei all’interno del parco

All’interno del parco vi sono due bellissimi edifici oggi adibiti a musei. Uno è il Vigelandmuseet, in cui ancora oggi è possibile ammirare lo studio dell’artista con le sue bozze e i suoi strumenti di lavoro. L’altro edificio è l’Oslo Museum che ospita una collezione di dipinti tra le più ricche della Norvegia.

Vigelandsparken Oslo - Vigelandmuseet
Vigelandmuseet

Nel Vigelandmuseet è ospitata la gran parte della produzione artistica di Gustav Vigeland. Questo edificio, fu costruito negli anni ’20 a seguito del contratto stipulato tra Vigeland ed il comune di Oslo ed è considerato uno dei migliori esempi di Neoclassicismo norvegese. La ricca collezione al suo interno comprende ben 2700 sculture realizzate con diversi materiali, tra cui i modelli originali in argilla utilizzati nel parco e via via sostituiti con le statue in pietra o bronzo, e altre numerose sculture in gesso, bronzo, granito e marmo. Inoltre sono presenti molte bozze e disegni dell’artista: ben 12000 disegni e quasi 400 statue di legno intagliato. Come testimonianza della realizzazione del parco e della sua storia, sempre all’interno del museo sono esposte numerosissime foto d’epoca che illustrano la creazione graduale del parco.

Oslo Museum di Vigelandsparken
Oslo Museum di Vigelandsparken

L’altra costruzione, che oggi ospita l’Oslo Museum, è il Frogner Hovedgård, un maniero del XVIII secolo. All’interno vi sono alcune sezioni con diverse tematiche, tra cui il Teatermuseet che tratta delle arti drammatiche di Oslo agli inizi del XIX secolo, vi è una pinacoteca con una grandissima collezione di dipinti che hanno come tematica la città di Oslo, con numerose raffigurazioni dello sviluppo della città nelle diverse opere storiche e le diverse attività commerciali e culturali. Interessante è un’antica fattoria medievale nel retro del museo.

 



Cagliari – la Città Contesa

Cagliari è la città più grande della Sardegna e considerando le zone limitrofe, ospita oltre un terzo della popolazione totale dell'isola. Città di origine fenicia, è stata in tutti questi secoli un porto attivo, strategico, che ha vissuto però sempre assoggettata da potenze straniere, e ha conosciuto nel corso dei secoli momenti più o meno luminosi a seconda dei voleri e degli interessi degli occupanti. Oggi Cagliari è finalmente una città che si può esprimere per quello che è, il...

Cagliari è la città più grande della Sardegna e considerando le zone limitrofe, ospita oltre un terzo della popolazione totale dell’isola. Città di origine fenicia, è stata in tutti questi secoli un porto attivo, strategico, che ha vissuto però sempre assoggettata da potenze straniere, e ha conosciuto nel corso dei secoli momenti più o meno luminosi a seconda dei voleri e degli interessi degli occupanti. Oggi Cagliari è finalmente una città che si può esprimere per quello che è, il capoluogo della Sardegna, che porta con sé tutte le sue eredità storiche.

cagliari

La posizione favorevole di Cagliari

Situata all’estremità meridionale della pianura del Campidano, questa città ha da sempre occupato una posizione ottimale. Infatti si affaccia direttamente sul mare, proprio al centro di un ampio golfo chiamato appunto Golfo di Cagliari. Cagliari ha da sempre goduto dei benefici del commercio e delle vie di comunicazione marittime, e  rispetto ad altre località della Sardegna, non ha mai vissuto una posizione di isolamento. Questo infatti ha favorito molto il suo sviluppo rendendola quindi la città più grande dell’isola.

cagliari vista dal mare
cagliari vista dal mare

Inoltre, Cagliari sorge nel Campidano, una vasta pianura umida, con importanti zone ricche d’acqua, cosa estremamente rara in Sardegna. La pianura, l’acqua ed il clima favorevole sono altri fattori importanti per lo sviluppo di una economia rurale e l’accrescimento della popolazione sostenibile.

Storia di Cagliari

Cagliari fu fondata tra il VII ed il VI secolo a.C dai Fenici, popolazione di grandi navigatori che prima dei greci, navigavano e commerciavano lungo tutto il Mediterraneo fondando anche numerose colonie.

cagliari - cripta di santa restituta

Cagliari divenne subito un porto strategico e si ritrovò spesso giocare un ruolo importante nelle scene di interesse tra le potenze del Mediterraneo. Fu infatti da sempre ambita da tutte le varie civiltà che predominavano su questo mare, e quindi Cagliari fu occupata ed “influenzata” dapprima dai Cartaginesi (Punici), poi dai Romani, dai Vandali, dai Bizantini, dai Pisani, dagli Aragonesi ed infine dai Piemontesi.

Cagliari ebbe anche tanti nomi, quanti ne furono i dominatori, ma il più antico e forse l’originale fu Karali, un termine protosardo. Poi venne chiamata Krly dai dominatori punici, Caralis dai Romani ed infine Casteddu dai sardi nei secoli scorsi.

Cagliari - necropoli di Tuvixeddu
necropoli di Tuvixeddu

Colonia fenicia ad occidente, passò nel V secolo a.C sotto il dominio di Cartagine, anch’essa una colonia fenicia, quando questa divenne una potenza navale. Con i cartaginesi ebbe un periodo di grande sviluppo urbano, divenendo uno dei porti principali del Mediterraneo occidentale. Con il concludersi delle guerre puniche e la caduta di Cartagine ad opera dei Romani, Cagliari passò automaticamente a far parte della Repubblica Romana. Durante il periodo di dominazione Romana la città crebbe ulteriormente, arricchendosi di numerosi monumenti tra cui lo splendido anfiteatro di cui oggi possiamo ammirare alcune parti.

anfiteatro di Cagliari
anfiteatro romano di Cagliari

Con la caduta dell’impero Romano, nel V secolo d.C Cagliari passò ai Vandali sotto il re Genserico. Ma il regno dei Vandali durò poche decadi e il ruolo di Cagliari come porto strategico del Mediterraneo fu compreso dai Bizantini che occuparono la città, dopo un breve periodo di autonomia sarda. Altri invasori come Goti e Longobardi cercarono a lungo di occupare la città con numerose incursioni, senza però riuscire nell’intento. Comunque tra passaggi di dominio, incursioni e decadimento della società nei secoli bui, Cagliari conobbe comunque un periodo di crisi, con un abbassamento demografico enorme.

cagliari durante predominio dei pisani
cagliari durante predominio dei pisani

La città conobbe per oltre un millennio un continuo passaggio di potere tra le potenze marittime che si alternavano negli anni, ma anche tra le numerose famiglie nobiliari spagnole ed italiane, che in questa città si contendevano i ricchi interessi commerciali. Poco o niente i sardi riuscirono a godere in parte di queste ricchezze.

cagliari - palazzo regio
cagliari – palazzo regio

In tempi più recenti, dal 1798 al 1814, Cagliari divenne capitale del Regno di Sardegna, ospitando la corte sabauda cacciata da Torino ad opera dei francesi. Nel 1847 alcune rivolte universitarie svolte a Sassari e a Cagliari spinsero Carlo Alberto a far riconoscere la Sardegna come pari regione rispetto alle altre della terraferma come Piemonte, Savoia e Liguria. Poi successivamente entrò a far parte dello Stato Italiano.

La struttura urbana di Cagliari

La struttura attuale della città, con il Colle di Castello completamente fortificato, si deve ai Pisani, che nel XIII secolo dominavano l’intera zona. Con la costruzione della fortificazione, si svilupparono alle sue appendici i quartieri di Stampace, Marina e Villanova, con al centro, in posizione elevata il quartiere di Castello.

Cagliari quartiere Castello
Cagliari quartiere Castello

Il quartiere di Castello è il simbolo ed il centro di Cagliari, tanto che il nome sardo della città è proprio Casteddu, tanto ad indicare come in passato venisse identificato come la città stessa. Vi sono due torri pisane, la torre dell’Elefante e la torre di San Pancrazio, edificate nel XIV secolo per contrastare i numerosi attacchi da parte dei rivali Aragonesi che dalla Spagna condividevano gli interessi con i Pisani per le città del Mar Mediterraneo.

Visitando la città

Passeggiando per i quartieri storici della città si possono ammirare moltissime chiese e palazzi nobiliari, di cui la città ne è veramente ricca. Tra questi vi è la Cattedrale di Santa Maria, assolutamente da visitare.

Cagliari - Cattedrale di Santa Maria
Cattedrale di Santa Maria

Poi altra chiesa molto bella da vedere è San Michele a Stampace, una chiesa in stile barocco,…

cagliari - san michele a stampace

Poi vi è il Bastione di Saint Remy a Castello.

Cagliari - Bastione di Saint Remy
Cagliari – Bastione di Saint Remy

Il complesso archeologico sotterraneo di Sant’Eulalia nella Marina.

cagliari - complesso archeologico sotterraneo di Sant'Eulalia
complesso archeologico sotterraneo di Sant’Eulalia

 



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