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Isola Polvese nel Lago del Trasimeno

L'isola Polvese, la maggiore tra le isole del Lago Trasimeno, è un luogo ricco di storia e un'oasi naturale. Il Borgo, un castello medievale, il complesso monastico di San Secondo, ed il Giardino dei Ninfei sono solo alcune delle cose che meritano certamente una visita. Facilmente raggiungibile da San Feliciano tramite nave con molte corse...

Il lago Trasimeno è con i suoi 124 Km quadrati, il lago maggiore dell’Italia peninsulare. Di origine tettonica, pur essendo molto esteso (perimetro di 54 km) ha una profondità molto bassa (media 4.72 m) raggiungendo un massimo di 6.30m. Il lago è dotato di tre piccole isole: isola Maggiore, isola Minore e isola Polvese.

Isola Polvese
Isola Polvese

L’isola Polvese, con i suoi 69,60 ettari, è la più estesa delle tre isole. Il suo punto più alto raggiunge i 313 m slm. L’isola è facilmente raggiungibile da qualsiasi centro costiero del lago, ma la maggior parte delle navi partono dalla vicina San Feliciano, con numerose corse giornaliere.

Isola Polvese - Porto
Porto dell’isola Polvese

Numerosi oliveti ricoprono i versanti più caldi ed assolati, mentre il lato a nord si presenta interamente coperto da un bosco di lecci. Le rive sono caratterizzate dalla presenza di piante acquatiche come la cannuccia palustre che forma estesi, ma discontinui, tratti di canneto. L’isola Polvese è interessante, non solo per gli aspetti naturalistici, ma anche per le sue complesse vicende storiche, testimoniate dai numerosi edifici religiosi e da un castello.

Isola Polvese - Oasi Naturalistica
Oasi Naturalistica

Il Borgo Polvese

Con il termine Borgo si definisce l’insieme degli edifici che, nel tempo, hanno preso il posto dell’antico villaggio che si estendeva tra il castello di San Giuliano e la chiesa di Santa Maria della Cerqua. Oggi infatti le costruzioni hanno un assetto gentilizio, frutto dell’epoca moderna, che però ha mutato enormemente l’aspetto del precedente insediamento fatto di umili residenze di pescatori ed agricoltori.

Isola Polvese - il Borgo

Le antiche case erano difatti molto umili, di forma quadrata e dotate di un solo vano, con il pavimento in terra battuta ed un tetto a due falde, una piccola porta ed una finestrella che fungeva anche da camino per la fuoriuscita del fumo. Oggi il borgo è dominato dalla villa patronale, iniziata da Biagio Biagiotti e terminata dal Conte Citterio. Oggi questa villa è utilizzata per ospitare gruppi organizzati, seminari e convegni.

Isola Polvese - Le mura del castello
Il Castello polvesano

Il Castello

Nella zona sud-ovest dell’isola, in prossimità del Borgo, sorge un Castello, di cui si cita l’esistenza già in documenti ufficiali del XV secolo. La fortificazione è costruita su di un pendio, presentando una pianta irregolarmente pentagonale. Il mastio è rivolto verso la sommità dell’isola ed è in posizione dominante rispetto al resto della costruzione. Da esso si protende la cinta muraria,con cinque diverse torri, ed una sesta torre a protezione della porta d’ingresso.

Isola Polvese - Il Castello
Interno del Castello

Nel Rinascimento, il Castello fu riorganizzato con l’introduzione dei cannoni e di aperture laterali sulle torri e sulle mura. L’interno si presenta terrazzato, con assenza di edifici destinati alla vita quotidiana. Molto probabilmente, il castello polvesano non è stato mai una residenza signorile, ma solo luogo destinato come difesa e rifugio per gli abitanti dell’isola.

Isola Polvese - La Chiesa di San Giuliano
Chiesa di San Giuliano

Chiesa di San Giuliano

A pochi metri dal Castello sorge la piccola Chiesa di San Giuliano. Questo monumento medievale è di antichissima origine, la cui esistenza fu confermata in antichi documenti del 1028. La piccola chiesa aveva nel suo perimetro una fascia di terreno (sacrario) usato per seppellire i morti.

All’interno sono presenti, sulle pareti absidali, alcuni affreschi di scuola umbra risalenti al ‘400, con rappresentazioni di alcuni santi, tra cui anche San Giuliano. Inoltre sono presenti altre pitture murali di tipo votivo, stratificate in molti strati d’intonaco difficilmente databili. Era infatti usanza presso le famiglie meno abbienti, commissionare a pittori locali alcuni dipinti murali in memoria dei defunti.

Isola Polvese - Giardino di Ninfe
Giardino dei Ninfei

Giardino dei Ninfei

Dal Borgo Polvese, salendo verso la parte più alta dell’isola, si raggiunge il Giardino dei Ninfei. Realizzato negli anni ’50, questa zona umida consiste da diversi stagni di acqua, Ninfei, popolati da numerose specie acquatiche vegetali ed anfibi: un’altra oasi naturale per tutti i visitatori dell’isola.

Isola Polvese - Giardino dei Ninfei

La storia e le attività agricole dell’Isola Polvese

Prima del XIII secolo, l’attività prevalente era la pesca. Poi si cominciò lo sfruttamento agricolo dell’isola, con la suddivisione del territorio in boschi, oliveti, piccoli orti e campi di grano. I terreni appartenevano ai privati, anche se il Comune di Perugia vi avanzava diritti di proprietà per cui i polvesani pagavano un canone di affitto in natura, donando una parte dei prodotti ricavati dall’agricoltura.

Isola Polvese - le coste con i canneti e la pesca
Le coste pescose del Trasimeno favorirono la pesca

Questo passaggio dalla pesca alla coltivazione, fu molto probabilmente condizionato dal Comune di Perugia, che ne scelse anche le tipologia di coltura. La crescita di popolazione nel XIII secolo, e quindi del fabbisogno, spinse le autorità dell’epoca a cercare e a sfruttare il più possibile le risorse dell’epoca. Nello statuto del 1279 del Comune di Perugia, il più antico ritrovato, si vietava ai coloni di abbandonare la terra e di andare a vivere in città. Inoltre vi sono molte indicazioni sulle colture da praticare come per esempio la presenza delle vigne sull’isola Polvese e la loro utilità: “… poichè il vino rallegra il cuore degli uomini ed il lago ne minaccia la salute, desideriamo, per poter conservare la salute degli stessi uomini, che abbiano abbondanza di vino…”.

Isola Polvese - il lago trasimeno
Nel XIII secolo ci fu il passaggio dalla pesca all’agricoltura

Da un registro del 1282, gli abitanti dell’isola non erano meno di 450 persone. Tale andamento rimase costante fino alle sanguinose vicende della Guerra di Castro (1641-1647) che spinsero molti degli isolani a trasferirsi sulla terraferma. Nel censimento 1656 risultarono solo 86 persone residenti sull’isola. Tale decremento continuò nei secoli a venire, soprattutto negli anni dal 1840 al 1973, in cui le pochissime famiglie contadine rimaste subirono le numerose trasformazioni dell’isola da parte dei diversi proprietari che la videro in alternanza riserva di caccia o terreni di coltura.

Isola Polvese nel Lago Trasimeno - Monastero e chiesa di San Secondo
Complesso monastico di San Secondo

L’attività religiosa sull’Isola Polvese

Sull’isola Polvese sono esistiti, fin da prima dell’anno Mille, edifici religiosi. Le ragioni dell’elevato numero di chiese (San Secondo, San Giuliano, San Leonardo, Santa Maria della Cerqua) derivano dalla tranquillità del luogo, lontano dai predoni e dai briganti e dal fatto che le grandi chiese abbaziali traevano il loro sostentamento dalle chiese minori accrescendo il proprio potere politico al pari della grande aristocrazia laica.

Isola Polvese nel Lago Trasimeno - Monastero di San Secondo
Parte del Monastero di San Secondo

Il Monastero di San Secondo

Rispetto al porto, percorrendo l’intera isola per tutta la sua lunghezza, sorge un complesso monastico dedicato a San Secondo composto da una chiesa ed un monastero sviluppato su due piani. Questo comlesso fu realizzato nel 1482 a seguito del decreto di Papa Sisto IV. Qui i monaci Olivetani si diedero ad una vita completamente dedicata alla preghiera e all’isolamento.

Isola Polvese nel Lago Trasimeno - Cripta di San Secondo
Cripta della Chiesa di San Secondo

La loro attività principale era l’agricoltura, coltivando i terreni fertili circostanti e raccogliendo le numerose olive prodotte dai numerosi oliveti sparsi nelle parti più alte dell’isola. Molti dei loro prodotti agricoli, compresi anche una grande quantità di cera e miele venivano però destinati alle Abbazie dominanti come pagamento dei vari tributi.

Isola Polvese - rovine della chiesa di San Secondo
Rovine della Chiesa di San Secondo

Tra gli avvenimenti più importanti del monastero vi fu la visita del pontefice Pio II. “Adì 19 Febbraio 1459 partì il papa da Perugia, et andò con tutta la sua corte a isola Polvese; et alloggiò a San Secondo a spese della nostra comunità e alli 20 andò verso Siena.”

Isola Polvese nel Lago Trasimeno - Chiesa di San Secondo
Rovine della Chiesa di San Secondo

L’attività religiosa dei monaci Olivetani sull’isola Polvese proseguì fino al 1624, anno in cui tutti i monaci furono trasferiti a Perugia. Il complesso fu abbandonato e lasciato alle intemperie. Oggi della Chiesa rimangono solo delle rovine, mentre parte del monastero è stato ristrutturato.


Museo Nazionale Romano – Terme di Diocleziano

Il Museo Nazionale Romano, completamente dedicato alla storia e alla cultura della Roma antica, è uno dei più importanti musei di Roma. Oggi questo importante museo archeologico è suddiviso in 5 diverse sedi, tra cui quella storica edificata come parte integrante delle antiche Terme di Diocleziano....

Il Museo Nazionale Romano, completamente dedicato alla storia e alla cultura della Roma antica, è uno dei più importanti musei di Roma. Oggi questo importante museo archeologico è suddiviso in 5 diverse sedi, tra cui quella storica edificata come parte integrante delle antiche Terme di Diocleziano.

Museo Nazionale Romano - Mosaici
Mosaico delle Terme di Diocleziano

Le Terme di Diocleziano: la sede storica del Museo

Le Terme di Diocleziano, costruite tra il 298 ed il 305 d.C., furono il cuore della città di Roma nel periodo tardo-imperiale. Estese su di un’area di ben 13 ettari, il complesso termale fu abbandonato a seguito della guerra gotica (intorno al 538 d.C) e soprattutto per il decadimento degli acquedotti e del conseguente approvvigionamento idrico necessario a tale struttura.

Museo Nazionale Romano - Sculture in bronzo
Scultura in bronzo

Le terme così abbandonate e scomparsi gli antichi splendori della città imperiale, fu meta di continui saccheggi. L’enorme ricchezza di marmo, di opere scultoree e di mosaici, spinsero molti individui a considerare questo luogo come una vera e propria “miniera”.

Museo Nazionale Romano - Chiostro di Michelangelo
Convento dei certosini – Chiostro di Michelangelo

Solo molti secoli più tardi, nel 1561 sotto papa Pio IV, furono realizzati in questo sito due opere importanti, presenti tutt’oggi: il Convento dei Certosini e la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, quest’ultima realizzata da Michelangelo Buonarroti.

Il Museo Nazionale Romano nel Convento dei Certosini

Oggi la sede storica del Museo Nazionale Romano ha sede proprio in quello che fu il Convento dei Certosini. Sfruttando gli ampi ambienti messi a disposizione da questa antica struttura, come i giardini esterni ed il Chiostro di Michelangelo, sono moltissime le opere esposte all’interno del museo.

Museo Nazionale Romano - Sezione epigrafe e sculture sepolcrali
Sarcofago Romano

La parte esterna, e quella al pian terreno comprendono la sezione epigrafica e di scultura funeraria, mentre al primo piano del chiostro si ha la sezione protostorica, dove sono presenti tantissimi ritrovamenti archeologici delle popolazioni che abitarono la penisola italica prima dell’avvento dei Romani.

Museo Nazionale Romano - Epigrafe in bronzo
Epigrafe in bronzo

La sezione protostorica è molto interessante. Si trovano esposte in queste sale tantissime testimonianze archeologiche delle popolazioni italiche ed in particolare quelle latine e pre-latine che si svilupparono nel periodo corrispondente alla fine dell’età del bronzo e dell’età del ferro (tra XI-X e VI secolo a.C) .

Ritrovamento in terracotta che raffigura le antiche abitazioni italiche

Inoltre integrate al museo, vi sono le sale termali che ricordano al visitatore gli antichi splendori e maestosità delle Terme di Caracalla.


Amelia – un centro dell’Umbria ricco di storia

In provincia di Terni vi è l’antica città di Amelia. Poco noto rispetto agli altri centri umbri più a carattere medievale, questo piccolo centro non ha nulla da invidiare. Di antichissime origini, Amelia è dotata di mura megalitiche, con numerosi reperti romani e altri monumenti ricchi di storia risalenti al rinascimento. Una meta da visitare...

In provincia di Terni vi è l’antica città di Amelia. Poco noto rispetto agli altri centri umbri più a carattere medievale, questo piccolo centro non ha nulla da invidiare. Di antichissime origini, Amelia è dotata di mura megalitiche, con numerosi reperti romani e altri monumenti ricchi di storia risalenti al rinascimento. Una meta da visitare in un weekend dedicato all’Umbria.

Porta Romana

Giunti nei pressi del centro storico di Amelia, per accedere all’interno è necessario attraversare la Porta Romana. Nonostante il nome e lo stile classico con cui è stata realizzata, la porta risale al XVI secolo. All’interno della porta vi è un bel affresco che ritrae lo stemma della città di Amelia

Amelia - Affresco con stemma della città
Affresco dello stemma di Amelia

La Porta Romana è l’accesso principale alla città di Amelia. La città è circondata da imponenti mura poligonali (IV-III secolo a.C) con alla base alcuni maestosi blocchi megalitici che le compongono.

Mura della città

Subito dopo la porta ci si trova lungo via della Repubblica, quella che una volta era il tratto finale della via Amerina. Infatti in un punto particolare è possibile ancora ammirare il tracciato della strada romana al di sotto del manto stradale (scoperto nel 1996). Questa via, già esistente al IV sec a.C, collegava l’antica città di Ameria (oggi Amelia) con Orte, da qui poi si proseguiva con la Flaminia a Roma.

Amelia - via della Repubblica e antica via Amerina
Via della Repubblica (antica via Amerina)

Salendo lungo via della Repubblica ci si troverà poco dopo in uno slargo in cui è possibile ammirare la chiesa di San Francesco. Questa chiesa risale al 1287, quando Fra Bartolomeo dei Minori Conventuali fece erigere sopra una pieve preesistente, un nuovo edificio dedicato ai Santi Filippo e Giacomo. Solo in seguito, la chiesa verrà dedicata a San Francesco insieme al convento connesso.

Chiesa di San Francesco

La facciata attuale con una forma “a capanna” fu invece realizzata in seguito tra il 1401-1406 da alcuni maestri provenienti dalla vicina Todi. Sul lato sinistro svettava un imponente campanile del 1447 costruito da maestranze lombarde, crollato purtroppo nel 1915. Quello tuttora esistente è stato costruito nel 1932. L’interno della chiesa è stato totalmente stravolto dai rifacimenti in stile barocco risalenti al Settecento. Importanti opere all’interno sono il coro ligneo del 1411 e gli affreschi medievali presenti sulle pareti di un piccolo vano antistante la porta d’ingresso, unico ambiente rimasto intatto dal Trecento, tra cui spicca una significativa Crocifissione di Scuola Giottesca.

Amelia - Affresco del trecento
Crocifissione di Scuola Giottesca

Continuando oltre per via della Repubblica, e salendo verso la parte più alta della città, si raggiunge la suggestiva Piazza Marconi su cui si affaccia il Palazzo Petrignani. L’edificio realizzato in stile rinascimentale e risalente al 1500, fu fatto costruire da Fantino Petrignani il quale conquistò posizione nella Curia Papale sotto la protezione di Papa Gregorio XIII. 

Amelia - Palazzo Petrignani
Palazzo Petrignani

Moltissime le sale interne riccamente decorate con affreschi e decorazioni, tra cui la famosissima sala dello Zodiaco per via degli affreschi dedicati al ciclo dei mesi coi quattro elementi, terra, acqua, aria e fuoco. Al centro dell’affresco vi è una scena in sui viene raffigurato l’episodio del 452 d.C. sulle rive del Mincio in cui Papa Leone Magno ferma l’avanzare di Attila.

Amelia - Sala dello Zodiaco - Palazzo Petrignani
Sala dello Zodiaco – Palazzo Petrignani

Proseguendo oltre, si giunge nel punto più alto di Amelia, il cosiddetto “Sacrum Verticem“, si raggiunge un complesso di monumenti facenti parte della Curia, tra cui la Cattedrale (Duomo di Amelia). Sulle basi di un tempio dedicato al dio Sole, già nel VI sec d.C. sorgeva al suo posto una chiesa dedicata a San Lorenzo. Nel IX sec, l’importanza della chiesa accrebbe tanto che furono trasferiti in essa i corpi dei martiri Santa Firmina e San Olimpiade e le reliquie di Sant’Imerio, leggendario vescovo di Amelia del VI sec. Questo edificio primitivo fu distrutto nel 1220 da un incendio o da un terremoto.

Amelia - Cattedrale
Cattedrale – Duomo di Amelia

La Cattedrale fu quindi ricostruita seguendo i canoni dell’architettura romanica. Con l’occupazione da parte dell’esercito di Federico II nel 1240, tutto il complesso subì gravi danni. Ricostruita ed ampliata nei secoli successivi, subì ulteriori danni nel 1629, anno in cui un incendio distrusse la parte destra della navata centrale. Seguirono così interventi di restauro radicali che mutarono enormemente l’aspetto dell’edificio. Venne costruito quindi un nuovo coro ed un nuovo altare maggiore, sotto il quale collocare le salme di Firmina ed Olimpiade. La facciata infine rimase incompleta fino al 1887.

Amelia - Cattedrale interno
Cattedrale interno

All’interno della Cattedrale sono costudite molte opere importanti in particolare i dipinti di Federico Zuccari (1539-1609) e l’Ultima Cena di Giovan Francesco Perini (ante 1523- post 1574). Sono presenti anche sculture d’eccezione come la Madonna con Bambino di Agostino di Duccio e altre sue opere.

Amelia - Cattedrale facciata

A fianco della Cattedrale sorgono alcuni edifici eretti nel corso dei secoli allo scopo di dimostrare la predominanza della Chiesa sulle istituzioni civiche. Questo spiega la concentrazione di edifici ad uso della curia come il Palazzo Vescovile (XV sec) ed il Seminario Diocesano (1713), un battistero oggi non più presente perché distrutto da Federico II di Svevia (1240), ed infine la Torre Campanaria o Torre Civica. La sua presunta data di costruzione deriva dalla iscrizione “ANO ONI ML” (cioè 1050) presente alla base dell’edificio.

Amelia - Palazzo vescovile
Complesso della Curia

Questa torre si presenta attualmente come il risultato di tre diverse e successive fasi di costruzione. La sezione inferiore è composta da materiali di recupero di età romana e alto-medievale: blocchi di marmo e travertino, frammenti architettonici con motivi decorativi e bassorilievi. La sezione intermedia si contraddistingue invece per la presenza di bifore e trifore databili intorno al XII secolo d.C, poi tamponate in epoca posteriore a scopo difensivo o per consolidamento. Infine la sezione superiore risale al 1541 con un intervento di rifacimento promosso dal Vescovo Torquato Perotti.

Amelia - Torre campanaria
Torre Campanaria o Torre Civica

La sommità, dove sono alloggiate le campane, è stata lasciata scoperta. Mentre all’interno della torre è presente una ripida scala a chiocciola che collega tre diversi piani e termina in una terrazza recintata da riquadri ciechi in mattoncini alternati a grandi finestre ad arco da cui si può ammirare una meravigliosa vista a 360°.


Isole Orcadi

A 10 Km a Nord della costa scozzese, si estende l'arcipelago delle Orcadi. Composto da oltre 70 isole, di cui 16 abitate, questo arcipelago riveste oltre ad un grande valore naturalistico, anche una grande rilevanza storica.

A 10 Km a Nord della costa scozzese, si estende l’arcipelago delle Orcadi. Composto da oltre 70 isole, di cui 16 abitate, questo arcipelago riveste oltre ad un grande valore naturalistico, anche una grande rilevanza storica.

Isole Orcadi

Infatti attualmente sono stati rilevati così tanti siti archeologici da essere la zona a più alta concentrazione dell’intera Gran Bretagna di scavi e ritrovamenti archeologici.

Isole Orcadi - Mainland occidentale

Un altro aspetto peculiare dell’arcipelago delle Orcadi è il clima. Infatti grazie all’influenza della corrente del Golfo, queste isole godono di un clima molto più temperato rispetto alla più meridionale Scozia. Quindi non risulterà strano sapere che l’attività principale degli abitanti delle isole Orcadi è l’agricoltura e non la pesca. Le campagne d’estate si riempiono di biondi campi di grano, paesaggio molto inconsueto a queste latitudini.

Il centro principale delle isole Orcadi, Kirkwall è una città deliziosa con le sue stradine sinuose su cui si affacciano case storiche e piccoli negozietti d’artigianato. Questo porto si trova su di istmo che divide l’isola di Mainland (isola più grande delle Orcadi) in due parti (Mainland occidentale e Mainland orientale).

Isole Orcadi - Kirkwall
Kirkwall

All’interno della cittadina, vi è la cattedrale di St. Magnus, un capolavoro architettonico che vale assolutamente una visita. Costruita nel 1137, in onore di Magnus Erlendsson, conte delle Orcadi, fu ricostruita ed ampliata nei secoli successivi, tanto da vantare stili di carattere normanno, romanico e gotico.

Isole Orcadi - Cattedrale St. Magnus

La cattedrale di base romanica, presenta alcuni elementi di architettura normanna, attribuibili ad abili mastri muratori inglesi. La muratura particolare, presenta infatti due diverse colorazioni: l’arenaria rossa estratta in una cava vicino a Kirkwall e l’arenaria gialla dell’isola di Eday.

Interno della cattedrale di St.Magnus

La chiesa è giunta sino a noi senza subire troppi danni dagli eventi storici. In particolare, la chiesa sfuggì indenne ai grandi danni afflitti alle varie chiese cattoliche durante la riforma protestante del 1560, anche se nel 1614 si ribellò a tale riforma. II Conte di Orkney assediò il castello di Kirkwall distruggendolo, e la cattedrale avrebbe subito lo stesso destino se non fosse stato per l’abile intervento dell’allora arcivescovo di Glasgow, James Law.

Isole Orcadi - Castello di Kirkwall
Castello di Kirkwall

Partendo da Kirkwall, ci si inoltra nel Mainland occidentale. Famosa per i molti siti archeologici, questa parte dell’isola offre a tutti i suoi visitatori moltissimi itinerari nella natura e nella storia. Tra i vari siti archeologici vi è il Maes Howe, risalente al 2750 a.C. Questo sito consiste di una camera sepolcrale costruita con elementi che tengono conto della mappatura astronomica dei solstizi. Purtroppo fu saccheggiata dai vichinghi nel 1150, di cui ne sono rimaste traccia in alcune incisioni runiche.

Isole Orcadi - Maes Howe
Sepolcri neolitici

Molti dei siti archeologici evidenziano elevate conoscenze astronomiche da parte di queste antiche popolazioni neolitche. Tra questi il Ring of Brodgar, un cerchio formato da ben 36 megaliti, ed il villaggio neolitico di Skara Brae.

Isole Orcadi - Skara Brae
Skara Brae

Il Mainland Orientale è invece in gran parte agricolo, con bellissimi campi agricoli, fattorie. Anche qui comunque ci sono alcuni siti interessanti come la Tomba delle Aquile, una necropoli con 340 sepolcri risalente a circa 5000 anni fa.

Ring of Brodgar

La seconda isola delle Orcadi è Hoy. Questo nome, di origine norvegese, significa “isola alta”, ed infatti è un’isola che si presenta sorpraelevata rispetto al mare circondata da alte scogliere e faraglioni. Tra questi, vi è l’Old Man of Hoy, un faraglione che si erge per oltre 130 metri sul mare ed ha la forma di un uomo anziano.

Isole Orcadi - Old Man of Hoy
Old Man of Hoy


L’Aquila dieci anni dopo

Sono passati ben 10 anni dal fatidico terremoto che ha messo in ginocchio L'Aquila: una città ferita che giorno dopo giorno sta riacquistando il suo splendore. Passeggiando tra le sue vie si possono notare i monumenti in ricostruzione ed i locali lungo le strade che cominciano a far tornare in vita la città. ...

Sono passati ben 10 anni dal fatidico terremoto che ha messo in ginocchio L’Aquila: una città ferita che giorno dopo giorno sta riacquistando il suo splendore. Passeggiando tra le sue vie si possono notare i monumenti in ricostruzione ed i locali lungo le strade che cominciano a far tornare in vita la città.

Il Castello Cinquecentesco

Prima di addentrarsi all’interno del centro storico, non si può far altro che ammirare il maestoso Castello Cinquecentesco. Dove oggi sorge questa fortezza vi era un fortilizio, costruito da Filiberto d’Orange, non per difendere la città ma per controllare la cittadinanza da eventuali “ribellioni”. Con il cambio delle politiche dell’allora Regno di Napoli, il fortilizio fu demolito e fu sostituito da uno splendido castello.

L'aquila - Castello cinquecentesco o Fortezza Spagnola
Castello Cinquecentesco

Il Castello Cinquecentesco fu infatti costruito nel piano di potenziamento delle difese del Regno di Napoli da parte del nuovo viceré spagnolo Pedro Alvarez de Toledo. Per la progettazione della nuova fortezza furono richiamati tutti i migliori architetti militari spagnoli dell’epoca, realizzando così una delle opere difensive più tecnologiche ed innovative dell’epoca.

L'aquila - Castello cinquecentesco (Fortezza Spagnola)
Castello Cinquecentesco

I lavori di costruzione iniziarono nel 1532. L’enorme spesa della costruzione fu addebitata interamente alla città di L’Aquila in espiazione della rivolta divampata nel 1528. L’opera di costruzione si protrasse per oltre un ventennio realizzando una fortezza costituita da quattro possenti bastioni a pianta pentagonale, da quattro robuste cortine, da un largo fossato e da un vallo terrapieno all’esterno. Oggi il Castello Cinquecentesco dell’Aquila è considerato uno dei più grandi esempi di costruzioni fortilizie in Italia.

L'aquila - Fontana Luminosa
Fontana luminosa

Passaggio nel centro di L’Aquila

Alle spalle del Castello Cinquecentesco, nel centro della Piazza degli Alpini sorge una moderna fontana, che di notte risplende grazie agli effetti di luce colorati che cambiano cromaticamente nel tempo: la Fontana Luminosa. Questa fontana fu realizzata nel 1934 dallo scultore Nicola D’Antino, insieme alle due fontane gemelle presenti a Piazza del Duomo. Queste opere furono parte di un lungo progetto di valorizzazione della città di L’Aquila che coprì gli anni tra il 1927 ed il 1940.

L'aquila - Corso Vittorio Emanuele

Dalla Fontana Luminosa parte il Corso Vittorio Emanuele, che percorre per tutta la lunghezza il centro storico fino ad arrivare a Piazza del Duomo nella parte opposta. Lungo il corso, moltissimi aquilani passano le giornate passeggiando tra i primi locali che cominciano ad aprire e ad ospitare i primi clienti.

Gli edifici in ricostruzione

Percorrendo il corso per tutta la sua lunghezza, ci si accorge che sono ancora molti i palazzi ed i monumenti in ricostruzione. Molti edifici risultano chiusi, disabitati e transennati, con i cartelli dei lavori in corso, e non sono poche le vie che sono bloccate al transito. In particolare la zona circostante la vecchia università ma non solo.

L'aquila - Università degli studi

Comunque passeggiare nel centro storico ha un qualcosa di magico ma anche di malinconico. La sera la città si fa silenziosa, sono poche le persone che passeggiano tra le vie, ma è una città viva, anche se ferita. Le piazze sono illuminate, così come anche i monumenti, il che rende piacevole percorrere il centro storico.

L'aquila - Statua di Sallustio
Statua di Sallustio

Passeggiando ci si rende conto, che anno dopo anno i monumenti di L’Aquila come i suoi tesori e la sua storia, stanno tornando alla luce, anche se lentamente. Ad un certo punto girando in una via laterale del corso Vittorio Emanuele, ci si trova ad ammirare la Chiesa di San Bernardino.

L'aquila - Chiesa di San Bernardino
Chiesa di San Bernardino

Costruita fra il 1454 ed il 1472, la Chiesa di San Bernardino è un capolavoro dell’arte rinascimentale aquilana, grazie alla sua splendida facciata. Dedicata al santo, la chiesa ne custodisce le reliquie all’interno. A causa del sisma del 2009 sono stati molti i danni che ha subito, ma la basilica grazie ad impegnativi lavori di ristrutturazione e consolidamento, nel 2015 è stata riaperta al pubblico. Oggi questa chiesa è un simbolo della rinascita di L’Aquila come molte altre chiese presenti nel centro storico della città e che costituiscono un tesoro inestimabile per tutti noi.

Una delle moltissime chiese in ristrutturazione

Alla fine del corso Vittorio Emanuele si giunge a Piazza del Duomo. Questa piazza rappresenta il cuore di L’Aquila, e questo cuore ha ricominciato a pulsare. Con i suoi ampi spazi, le due fontane, il Duomo, ed i monumenti e locali che si affacciano su di esso, Piazza del Duomo è da sempre stato il centro sociale e culturale della città, punto d’incontro degli aquilani e sede dei principali eventi cittadini.

L'aquila - Piazza del Duomo
Piazza del Duomo

Sono passati 10 anni da quel sisma maledetto. Sembra moltissimo tempo, ma non sufficiente per far tornare tutto come prima. La città è in evidente ripresa, ma molti dovranno ancora essere gli sforzi necessari per poter ritornare ad una situazione simile a quella precedente al terremoto.

Fontana Vecchia a Capo Piazza (Piazza del Duomo)

Comunque la città di L’Aquila vale una visita, una passeggiata, ed un applauso, perché la sua storia, nel bene o nel male, appartiene a tutti noi. Prima la città tornerà a vivere e prima tornerà in vita una parte di noi.

L'aquila - Fontana Vecchia a Piedi Piazza
Fontana Vecchia a Piedi Piazza (Piazza del Duomo)


Todi – città medievale dell’Umbria

Lungo la valle del Tevere che da Perugia scende verso Roma, si erge sopra di un colle, a 400 m di altezza, l'antica città di Todi. Centro da visitare per chi ama il Medioevo grazie ai suoi monumenti e alle sue chiese.

Lungo la valle del Tevere che da Perugia scende verso Roma, si erge sopra di un colle, a 400 m di altezza, l’antica città di Todi. Centro da visitare per chi ama il Medioevo grazie ai suoi monumenti e alle sue chiese.

Todi nacque e si sviluppò come centro degli antichi Umbri, subì poi fortemente le influenze della cultura etrusca prima e poi di quella romana. I Romani infatti la conquistarono nel lontano 89 a.C. e ne ampliarono l’estensione intorno a quella che oggi è Piazza del Popolo.

Ma Todi raggiunse il suo massimo splendore durante il Medioevo, quando si estese oltre le mura romane per allargarsi sulle pendici circostanti il colle. Il centro fu diviso in quattro diversi rioni e circondato da una nuova cinta di mura. Passò poi sotto il dominio pontificio per arrivare pressoché immutata ai giorni nostri.

Piazza del Popolo, il cuore medievale di Todi

Il centro ed il cuore della tranquilla cittadina umbra è Piazza del Popolo, dove sorgono tre palazzi importanti di epoca medievale, ognuno rappresentante uno dei poteri temporali dell’epoca: il Palazzo del Popolo, Il Palazzo dei Priori ed il Palazzo del Capitano.

Il Palazzo dei Priori è situato sul lato meridionale della piazza, contrapposto al Duomo. La sua costruzione ebbe inizio nel XIII secolo, ma che fu terminata solo un secolo più tardi. Infatti la torre, l’ultima ad essere edificata, fu terminata solo nel 1385. All’interno del palazzo sono presenti alcuni interessanti affreschi.

Todi - Palazzo dei Priori

Il Palazzo del Popolo, o Palazzo del Comune, è uno degli edifici pubblici più antichi d’Italia. Infatti la sua costruzione terminò nel 1213 seguendo uno stile gotico-lombardo. In questo palazzo erano soliti riunirsi le Assemblee cittadine.

Todi - Palazzo del Popolo e Palazzo del Capitano
Palazzo del Capitano (a sinistra), accanto al palazzo del Popolo (a destra)

Il Palazzo del Capitano, detto Palazzo Nuovo, fu edificato insieme al Palazzo dei Priori, ma la sua costruzione richiese meno tempo e fu terminato nel 1293. La facciata del palazzo è in pieno stile gotico con uno scalone trasversale ad arco e le trifore come finestre del primo e del secondo piano. Oggi in questo palazzo ha sede al secondo piano, il Museo Pinacoteca.

Todi - Entrata del Duomo

A terminare la Piazza del Popolo vi è infine il Duomo. Questa chiesa fu costruita nel XII secolo e quindi antecedente a tutte le altre costruzioni, e probabilmente fu edificata sopra un precedente edificio romano. La facciata è molto suggestiva, con uno scalone realizzato molto più recentemente (XVIII secolo). Il portone principale è realizzato in legno scolpito del XVI secolo. Inoltre altro soggetto architettonico di grande rilievo è il Rosone della chiesa, risalente al 1515 e riccamente decorato.

Particolare del portone in legno del Duomo

San Fortunato

Allontanandosi da Piazza del Popolo e raggiungendo una delle cime dei due colli della città, si raggiunge la Chiesa di San Fortunato. L’edificio domina l’altura, da cui scende una scalinata che attraversa un parco. Originalmente realizzata dai francescani, fu poi dedicata al santo patrono della città di Todi, San Fortunato.

La sua costruzione fu realizzata in due diverse fasi. La prima nel 1292 e la seconda nel XV secolo. Nella prima fase sono stati realizzati gli interni della chiesa, suddivisa in tre navate con volte a crociera costolanate. Mentre nella seconda fase è stata realizzata la facciata, la cui parte superiore è rimasta però incompiuta.

Altra importante caratteristica della chiesa di San Fortunato è la Cripta, che custodisce la tomba di Jacopone da Todi. Personaggio storico della città, Jacopone nacque da una famiglia ricca e benestante del XIII secolo, ma scelse di condurre una vita semplice e religiosa. Divenne un mistico e poeta, e più volte sfiorò l’eresia. Morto nel 1306, divenne il simbolo medievale di Todi.


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