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  • January 31, 2018 06:47:06 PM
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Travelling in Italy and all around the world by photography. A travel across the Italy discovering art, paintings and wonderful places.

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Una passeggiata a Lecce di notte

Alcune città, come Lecce, possono avere un fascino particolare, soprattutto se visitate di notte. La tipica colorazione della pietra leccese con cui sono costruiti i monumenti e le loro ricche decorazioni dello stile barocco, creano dei giochi di luci ed ombre che avvolgono il visitatore in un'atmosfera incantata....

Alcune città, come Lecce, possono avere un fascino particolare, soprattutto se visitate di notte. La tipica colorazione della pietra leccese con cui sono costruiti i monumenti e le loro ricche decorazioni dello stile barocco, creano dei giochi di luci ed ombre che avvolgono il visitatore in un’atmosfera incantata.

Le mura della città di Lecce

Proveniendo da Brindisi, la prima cosa che si ammira, non appena arrivati in città è la bellissima cinta muraria perfettamente conservata realizzata nel XVI secolo . Al di sotto delle mura sono stati recentemente effettuati degli scavi che hanno portato alla luce importanti evidenze del passato di Lecce. Si è trovato infatti il tracciato di una strada romana, la via Traiana Calabra, che prolungava il percorso della via Appia, da Brindisi fino al porto di Otranto, passando per l’antica Lupiae, oggi Lecce.

Mura di Carlo V

Oltre alla strada romana, gli scavi hanno evidenziato anche la presenza di un antico sistema difensivo fino ad oggi sconosciuto. Questo dovrebbe risalire al tempo dell’imperatore Federico II (1198-1250) come suggerito dal documento Reparatio castrorum che testimonia la fortificazione di Lecce negli anni tra il 1241 ed il 1246. Queste strutture poi furono demolite nel XVI secolo per lasciar posto alle nuove mura.

Strada romana

Poco più avanti, fiancheggiando le mura, si legge una grande epigrafe che riporta il nome di don Ferrante Loffredo (1501-1573), patrizio napoletano, valente capitano d’armi e dal 1542 governatore delle provincie di Terra d’Otranto e di Bari. Ferrante era un uomo fidato del viceré Pedro de Toledo (1484-1553) a cui venne affidata la pianificazione del sistema difensivo di Lecce, soprattutto per scongiurare il pericolo proveniente dagli ottomani giunti ormai fino ai Balcani.

Epigrafe sulle mura di Loffredo

Grazie alle opere di questo governatore, la città di Lecce conobbe un nuovo splendore. Fu sotto il suo governo che fu completata la cinta muraria, realizzato il castello di Lecce e molte strade all’interno della città furono pavimentate ed allineate. Opere che portarono Lecce a diventare capoluogo della Puglia nel 1539. Tra le varie costruzioni, a Ferrante Loffredo si deve anche la realizzazione della Porta Napoli.

Lecce di notte - Porta Napoli
Porta Napoli

Porta Napoli

Percorrendo intorno alle mura ci si trova presta davanti ad una maestosa porta chiamata Porta Napoli. Edificata nel 1548, questa porta è un arco trionfale realizzato in onore di Carlo V, che dotò la città di Lecce di un nuovo e complesso sistema difensivo. I lavori furono diretti Ferrante Loffredo e il progetto fu affidato all’architetto militare Gian Giacomo dell’Acaya. La vecchia porta di San Giusto fu quindi sostituita dall’imponente e maestosa Porta Napoli, chiamata così perché da essa partiva la via verso Napoli.

Porta Napoli (particolare )

Oggi la porta, privata dei tratti di mura che la fiancheggiano, costituisce ancora l’accesso principale al centro storico di Lecce. Nel frontone in alto, il timpano reca al centro lo stemma imperiale di Carlo V, con panoplie e trofei militari scolpiti. I segni della vittoria e le spoglie dei nemici sconfitti circondano la maestosa aquila bicipite con l’arma imperiale e riassumono, in tal modo, il contenuto encomiastico e celebrativo della porta che racchiude in sé la volontà di manifestare l’identica politica della città. Sotto il frontone, vi è un’iscrizione che celebra l’imperatore Carlo V come
trionfatore nelle terre americane nelle guerre contro la Francia e nel territorio africano, sterminatore dei Turchi e propagatore della religione cristiana.

Le ricche decorazioni del Barocco Leccese

Anfiteatro Romano

Nella piazza di Sant’Oronzo si può ammirare parzialmente l’antico anfiteatro romano, realizzato tra il I ed il II secolo d.C. Di questo importantissimo monumento, che testimonia l’importanza di Lupiae nel periodo imperiale dell’antica Roma, non se ne avuta mai conoscenza. Fu solo durante gli scavi nei primi anni del Novecento per realizzare il palazzo della Banca d’Italia che vennero alla luce i primi reperti. Durante gli anni successivi, grazie alla volontà dell’archeologo salentino Cosimo De Giorgi, si è scavato il più possibile, portando alla luce parte dell’anfiteatro. Il resto purtroppo rimane nascosto sotto alcuni edifici storici del centro.

Anfiteatro Romano

Piazza del Duomo

Cuore religioso della città di Lecce, Piazza del Duomo sa ammaliare i visitatori con la sua splendida bellezza come capolavoro del barocco leccese.

Piazza del Duomo

Come monumento principale della piazza, vi è la cattedrale di Santa Maria Assunta con il suo maestoso campanile. La chiesa fu realizzata nel 1670 per ordine del vescovo di Lecce Luigi Pappacoda, che incaricò l’architetto leccese Giuseppe Zimbalo, detto lo Zingarello, a ricostruire una nuova cattedrale in stile barocco leccese.

Prospetto laterale della cattedrale con campanile

All’entrata della piazza del Duomo vi è il prospetto laterale della cattedrale e, che risulta molto più decorato rispetto all’entrata principale che si trova invece lateralmente in fondo alla piazza, affacciata all’Episcopio. Questo perché la nuova cattedrale è stata realizzata sulla pianta della chiesa precedente, e data la necessità di valorizzare la piazza del Duomo, si è deciso di valorizzare l’entrata laterale, assolvendo al massimo la funzione scenografica. Anche il campanile fu completato nel 1682 sostituendo quello precedente crollato di epoca normanna.

Facciata principale della Cattedrale con affianco l’Episcopio

Chiesa di Santa Chiara

L’attuale chiesa di Santa Chiara, eretta nel 1687, è stata edificata sull’area di un precedente edificio religioso del XV secolo. La chiesa è stata attribuita all’architetto leccese Giuseppe Cino. La facciata rimasta priva del fastigio superiore, presenta un andamento convesso scandito in due ordini separati da una cornice marcapiano modanata da un motivo a dentelli.
Il registro inferiore accoglie al centro di un elegante portale con stipiti decorati con motivi vegetali e timpano spezzato mistilineo con al centro una ghirlanda floreale sorretta da due angeli e nella parte superiore lo stemma dell’Ordine. Il registro superiore accentua lo slancio verticale raccordandosi all’ordine inferiore con volute e motivi curvilinei.

Chiesa di Santa Chiara

L’edificio presenta una pianta ottagonale allungata con profondo presbiterio coperto con volta a stella. Anche all’interno le pareti sono scandite in due ordini da una cornice continua modanata e decorata con un elegante motivo a dentelli e a festone continuo che asseconda l’andamento dell’ottagono. Lungo le pareti laterali si aprono anche i cori con grate da cui le Clarisse partecipavano alla liturgia. Il monumentale altare maggiore ai cui lati svettano colonne tortili con racemi avvolgenti, completamente decorato con stucchi barocchi, accoglie al centro di una nicchia la statua di Santa Chiara.

Facciata di Santa Chiara

Chiesa di San Matteo di Lecce

La chiesa di San Matteo che vediamo oggi è stata realizzata nella seconda metà del 1600 per volere del vescovo di Lecce Luigi Pappacoda. E’ grazie al volere di questo importante personaggio leccese se oggi possiamo ammirare molte opere come questa in puro barocco leccese. Infatti era sua intenzione rendere la città di Lecce una città-chiesa. Questo edificio sostituì una cappella precedente con annesso convento francescano risalente al Quattrocento. Il progetto della chiesa si deve all’architetto leccese Achille Landucci, che importò nelle sue costruzioni alcuni modelli del barocco italiano di Francesco Borromini e Guarino Guarini, dandogli però uno stile prettamente locale: il barocco leccese.

Chiesa di San Matteo

Lo possiamo riconoscere dall’andamento altamente curvilineo dell’ordine inferiore, tripartito da alte paraste quadrangolari, mentre poderose colonne inquadrano il portale centrale con sopra lo stemma francescano. All’interno della chiesa si trovano molti capolavori scultorei del barocco leccese, come le statue dei Dodici Apostoli realizzate da Placido Buffelli nel 1692 e la statua lignea di San Matteo del napoletano Gaetano Patalano (1691).


La Galleria Umberto I a Napoli

Chiunque sia stato a Napoli sarà certamente passato per la famosa Galleria Umberto I. Questa struttura fu realizzata nei primi anni dell'unità di Italia, per creare un polo commerciale e di raccolta dei napoletani benestanti. Nel corso dei questi 150 anni, moltissime sono le storie che si sono svolte sotto le sue splendide volte a vetro e ferro....

Chiunque sia stato a Napoli sarà certamente passato per la famosa Galleria Umberto I. Questa struttura fu realizzata nei primi anni dell’unità di Italia, per creare un polo commerciale e di raccolta dei napoletani benestanti. Nel corso dei questi 150 anni, moltissime sono le storie che si sono svolte sotto le sue splendide volte a vetro e ferro. Qui si è aperto il primo cinematografo di Napoli, qui si affannavano gli sciuscià a lustrare le scarpe dei passanti per qualche spicciolo, qui si parlava di politica e di affari seduti in uno dei molti bar. Oggi come allora, questa galleria rappresenta un polo di raccolta della Napoli bene.

Galleria Umberto I di Napoli - copertura in ferro e vetro

Un monumento commerciale a Napoli per la nuova Italia

Pochi anni dopo l’unità d’Italia, e più precisamente tra il 1887 ed 1890, a Napoli fu costruita una galleria commerciale nota a tutti come Galleria Umberto I. La sua costruzione si deve ad una legge del 1885 approvata dal Governo Italiano atta al risanamento della città di Napoli, in particolare della zona di Santa Brigida, in cui negli ultimi 60 anni si erano verificate ben 9 epidemie di colera. Il degrado di questa zona era cosi evidente con i suoi vicoli stretti e tortuosi, le cattive condizioni igieniche, malavita e case di malaffare. Questo spinse l’opinione pubblica a richiedere una legge per il ripristino della zona.

Galleria Umberto I di Napoli - uffici ed hotel al 2 e 3 piano
Nei piani superiori vi sono uffici e alberghi

Tra i vari progetti proposti fu scelto quello di realizzare una grande galleria commerciale coperta (l’equivalente dei nostri centri commerciali) due grosse strade che incrociandosi formavano uno spiazzo ottagonale sovrastato da una grossa cupola. La copertura doveva essere realizzata in vetro e ferro in modo da coprire dalle intemperie lasciando però passare la luce del sole.

Galleria Umberto I di Napoli - cupola centrale in ferro e vetro
Copertura a cupola in vetro e ferro

Per prima cosa, prima di iniziare i lavori, cominciarono una serie di demolizioni dei molti edifici fatiscenti presenti sul luogo. Altri palazzi invece furono mantenuti intatti, come per esempio il Palazzo Capone.
Le demolizioni cominciarono il 1° Maggio del 1887 e solo il 5 Novembre 1887 si cominciarono i lavori di costruzione del nuovo edificio. I lavori comunque furono molto celeri e solo dopo 3 anni, la galleria fu inaugurata in onore del re Umberto I (1844-1900).

Galleria Umberto I di Napoli
Galleria piena di negozi

La Galleria Umberto I si dimostrò immediatamente il luogo adatto per diventare uno dei centri di attrazione e di interesse per molti napoletani. Qui si raccoglievano numerosi, trascorrendo lieti momenti seduti in qualche locale o per i negozi a fare shopping, grazie soprattutto alla sua vicinanza con via Toledo. Il suo successo crebbe a tal punto che nel 1896 la prima sala cinematografica di Napoli fu realizzata proprio in questo luogo. Altro aspetto storico legato alla galleria è la figura dei sciuscià. Infatti qui si raccoglievano moltissimi lustrascarpe pronti ad offrire il loro servizio a tutti i passanti facoltosi che si trovavano a passare per la galleria.
Oggi questo mestiere è ormai scomparso, ma ne rimane forte il ricordo.

Galleria Umberto I di Napoli - mosaici
Mosaici sulla pavimentazione

La galleria Umberto I si struttura in due strade interne che separano quattro stabili e che incrociandosi formano uno spiazzo centrale di forma ottagonale. Gli stabili sono strutturati su 5 piani: i primi due piani sono ad uso esclusivo per le attività commerciali che si affacciano internamente sulla galleria, mentre i superiori 3 sono stati destinati principalmente ad uffici, anche se non mancano alcune abitazioni ed un hotel.

Galleria Umberto I di Napoli - entrata di uno degli stabili
entrata di uno degli stabili del complesso

A coprire le due strade vi è un’imponente struttura a volta realizzata in ferro e vetro che nella parte centrale assume la forma di una cupola.
Quest’opera fu progettata da Paolo Boubée, ed è il risultato di una perfetta armonizzazione con la struttura in muratura, che oltre che puramente funzionale arricchisce e decora enormemente la galleria. In corrispondenza della cupola, si ha un ricco mosaico sul pavimento che rappresenta i venti ed i segni dello Zodiaco. Quest’opera fu realizzata nel 1952 dalla ditta Padoan di Venezia, e ne sostituì una precedente completamente rovinata durante la Seconda Guerra Mondiale.


Nepi, la città delle acque e dei Borgia

Tra Viterbo e Roma sorge la città di Nepi, centro di antichissime origini. Già al tempo degli etruschi giocò un ruolo importante nelle strategie espansionistiche dei Romani. Poi secoli più tardi, da Nepi partì un esercito longobardo che occupò la capitale e impose il papa Costantino II. Secoli avanti, fu feudo dei Borgia e rifugio temporaneo per Lucrezia. Oggi come allora, comunque, Nepi è anche nota anche per l'acqua che da sempre ha giocato un ruolo importante per questa città. ...

Tra Viterbo e Roma sorge la città di Nepi, centro di antichissime origini. Già al tempo degli etruschi giocò un ruolo importante nelle strategie espansionistiche dei Romani. Poi secoli più tardi, da Nepi partì un esercito longobardo che occupò la capitale e impose il papa Costantino II. Secoli avanti, fu feudo dei Borgia e rifugio temporaneo per Lucrezia. Oggi come allora, comunque, Nepi è anche nota per l’acqua che da sempre ha giocato un ruolo importante per questa città.

Nepi - Duomo di Nepi navate laterali

La origini e la storia di Nepi

Le origini di Nepi sono antichissime. Già nota in epoca etrusca come Nepa, che in etrusco significa “acqua”, questa città è da sempre legata a questa importantissima risorsa. Ancora oggi noi tutti la conosciamo soprattutto per la nota acqua minerale che ne porta il nome.

Serpente sacro estrusco

Per quanto riguarda la sua fondazione, esiste una leggenda che narra che Termo Larte, il mitico fondatore della città, mentre stava scavando dei solchi per delimitare i confini del nuovo insediamento, vide un serpente acquatico apparire allo scoperto.
Questo serpente per gli etruschi era sacro, ed identificato come la manifestazione di divinità acquatiche. L’apparizione del serpente fu quindi interpretata come segno del ben volere delle divinità acquatiche.
Quindi gli abitanti decisero di consacrare la nuova città all’acqua e alle sue divinità. Questo doveva accadere ben 458 anni prima della fondazione di Roma. Nonostante la leggenda etrusca, alcuni ritrovamenti archeologici sembrerebbero far risalire l’origine della città ad epoche ancora più remote.


Palazzo comunale di Nepi

Indipendentemente dalle sue origini, la città etrusca divenne un’alleata di Roma. Questa scelta segnò favorevolmente il suo destino. Dopo l’espansione romana a discapito delle vicine città etrusche, Nepi divenne invece ricca e potente acquisendo il tipitolo di municipium.

Nel Medioevo, nonostante i saccheggi dovuti alle invasioni barbariche, la città non diminuì la sua importanza, e documenti dell’epoca la testimoniano come sede vescovile già nel IV secolo d.C. Con i Longobardi, Nepi divenne ducato e tale fu la sua potenza che con Totone, duca di Nepi di stirpe longobarda, inviò un esercito ad occupare la vicina Roma. Roma indebolita dalle continue invasioni, fu assoggettata da Totone e fu incorporata nel ducato. Durante il conclave del 768, Totone fece forti pressioni per la nomina papale di suo fratello, che salì infatti al trono pontificio come Costantino II.

Longobardi

Nel 1244, dopo oltre un secolo come Libero Comune, Nepi fu assediata dall’imperatore Federico II, che ne fece un feudo. Molte furono le famiglie che dominarono come feudatari della città di Nepi, tra cui gli Orsini ed i Colonna, ma importante e caratteristico fu il dominio della famiglia Borgia, ed in particolare di Lucrezia Borgia, che qui residette al riparo dagli intrighi di Roma, dopo l’assassinio di suo marito. Oggi il castello della città porta appunto il nome Rocca dei Borgia. Passata poi ai Farnese, entrò direttamente sotto il dominio dello Stato della Chiesa di cui ne condivise le sorti fino all’annessione allo stato italiano.

La Rocca dei Borgia

Il Castello di Nepi nella tradizione popolare ha assunto il nome di Rocca dei Borgia essendo intimamente legato all’importante famiglia di origine catalana. In realtà, quanto oggi visibile è il risultato di sovrapposizioni che testimoniano della unga continuità storica che caratterizza la cittadina di Nepi.

Rocca dei Borgia

Il nucleo originale della rocca, infatti, poggia le fondamenta su una fortificazione di epoca romana posta a difesa del lato occidentale dell’abitato. Dopo l’elezione al pontificato di Alfonso Borgia nel 1455, si aprì per Nepi un periodo di importanti cambiamenti urbanistici che comportarono lavori di restauro della città e, molto probabilmente, di ampliamento della rocca.

Rocca dei Borgia

Forse a questo periodo deve essere riferita la realizzazione della cinta rettangolare difesa da quattro bastioni circolari che andò ad inglobare e proteggere il nucleo originale del castello. Importanti modifiche furono apportate fra il 1479 ed il 1493. I lavori furono eseguiti sotto la direzione del maestro Antonio Fiorentino da molti identificato con Antonio da Sangallo il Vecchio. La fortezza fu dotata di locali residenziali ed altri se ne aggiunsero sul finire del 1499. Questi ampliamenti furono realizzati sotto Rodrigo Borgia, il quale nel 1479 era divenuto proprietario di Nepi.

Lucrezia Borgia

Rodrigo, divenuto da alcuni anni papa con il nome di Alessandro VI, con un mandato del 9 ottobre 1499 investì la figlia Lucrezia del feudo di Nepi, comprendente, oltre la città e la rocca, il territorio ed il distretto. Dopo una prima visita a seguito dell’investitura, Lucrezia Borgia (1480-1519) tornò a Nepi nell’anno successivo, a seguito dell’assassinio del consorte, Alfonso d’Aragona. Il suo soggiorno nel castello non durò a lungo. Arrivata nel mese di settembre, rientrò a Roma già all’inizio del 1501.

Duomo di Nepi

Duomo di Nepi

La Basilica Concattedrale di Santa Maria Assunta, nota più comunemente a tutti come Duomo di Nepi, si erge dove precedentemente vi era un tempio dedicato a Giove. Un precedente edificio di culto fu saccheggiato e distrutto nel 568 durante le guerre tra Longobardi e Bizantini per il predominio della città. Sulle rovine di questo edificio fu edificata una nuova chiesa.

Interno del Duomo di Nepi

Nel XI secolo d.C. la chiesa fu ingrandita ed abbellita, arricchendosi di numerose opere d’arte e di nuovi ambienti. Purtroppo nel 1798 le truppe napoleoniche dirette a Roma, saccheggiarono ed incendiarono la Chiesa. Grazie a vari interventi effettuati nella prima metà dell’Ottocento, la basilica ritornò ai suoi antichi splendori ed è quella che possiamo ammirare attualmente.

Doppie navate laterali

Come visto dalla sua travagliata storia, il Duomo di Nepi attuale conserva solo parzialmente le varie strutture costruite e poi distruttue nelle varie epoche. Per esempio il portico esterno, oggi è composto solo da tre archi e due colonne di granito. Nel XV secolo, epoca in cui fu realizzato, il portico si estendeva sia sulla facciata che sulla parte laterla dell’edificio, lungo il corso centrale di Nepi. All’interno del portico sono stati raccolti alcuni frammenti marmorei come testimonianza delle varie epoche, tra cui un sarcofago di epoca romana, un frammento di pavimento in opus alexandrinum del 1266, ed un epigrafe del 1131 in cui si riporta il primo atto del Libero Comune di Nepi.

Sarcofago romano sotto il portico

Una volta entrati all’interno della basilica, si possono notare ben 5 navate divise da 4 colonne di pilastri. L’interno è suggestivo grazie alla ricchezza di colori e di affreschi. Di rilevanza storica il crocifisso ligneo del 1532/33 di Antonius Ispanus, situato sopra un altare nella navata a sinistra. Ancora più bella da visitare è la cripta del XI secolo d.C, con 24 bellissime colonne con capitelli minuziosamente scolpiti e testimonianze del simbolismo tipico dell’arte medioevale. La cripta ad oratorium risale all’XI secolo. È sorretta da 24 colonne di spoglio e paraste aggettanti lungo le pareti. Variegatissima la tipologia di capitelli, vero e proprio compendio del bestiario e del simbolismo tipico dell’arte medioevale

Il campanile del Duomo di Nepi

Il campanile che attualmente si può osservare è opera di Jacopo Ungarico da Caravaggio. Completato nel 1511, presenta ancora alcuni strati di muratura del precedente campanile in stile romanico.


Casertavecchia

Tutti conoscono perfettamente la reggia di Caserta, ma pochi sanno che a qualche chilometro, sulle pendici dei monti Tifanini, sorge la città di Casertavecchia. Questo borgo, posto a 400 metri sul livello del mare offre ancora oggi a tutti i visitatori la possibilità di rivivere le atmosfere medievali, percorrendo le sue strette vie rimaste immutate da allora....

Tutti conoscono perfettamente la reggia di Caserta, ma pochi sanno che a qualche chilometro, sulle pendici dei monti Tifanini, sorge la città di Casertavecchia. Questo borgo, posto a 400 metri sul livello del mare offre ancora oggi a tutti i visitatori la possibilità di rivivere le atmosfere medievali, percorrendo le sue strette vie rimaste immutate da allora.

Casertavecchia - vie centrali

Storia di Casertavecchia

L’antico borgo di Casertavecchia corrisponde alla vecchia città di Caserta, prima che gran parte della popolazione si spostasse in pianura in epoca recente. Le sue origini sono ancora oscure, comunque un documento di un monaco benedettino del 861 d.C, Historia Langobardorum Beneventanorum, ne testimonia l’esistenza già in quegli anni con il nome di Casa Hirta (dal latino “villaggio posto in alto”). Da qui è facile comprendere le origini del nome di Caserta.

Casertavecchia - vie del borgo con i ristorantini

Quindi Caserta fu un importante borgo longobardo posto in una posizione strategica. Infatti da qui è possibile dominare l’intera pianura circostante. Ancora oggi da qui è possibile ammirare uno splendido panorama in cui si possono vedere la sottostante Caserta con la sua reggia.

Casertavecchia - Castello Longobardo
Castello Longobardo

La città fu più volte contesa tra i sovrani longobardi, spesso in sanguinose lotte famigliari tra cugini, zii e nipoti, finchè Pandolfo, figlio di Pandone il Rapace, si impossessa definitivamente della città, cominciando la dinastia dei Conti di Caserta.

Casertavecchia - Passeggiare tra le viette
Vie di Casertavecchia

Tra i secoli VIII e X, l’Italia meridionale cominciò a subire numerose scorrerie saracene, che portarono all’abbandono di molte città costiere e di pianura, che non sufficientemente protette, erano preda di devastazioni e saccheggi. Stesso discorso per i centri urbani del casertano, che ormai distrutti o poco difendibili, furono abbandonati dalla popolazione. Casertavecchia situata in una posizione sicura e ben protetta, fu meta in quei secoli di numerosi rifugiati provenienti dalla pianura sottostante.

Casertavecchia - antiche case del borgo

Dopo il X secolo, il territorio passò sotto la dominazione normanna, portando nuovamente ad un periodo di maggior sicurezza. Le vie di comunicazione ritornarono ad essere praticabili e rifiorì il commercio. Quindi anche il borgo di Casertavecchia conobbe in quegli anni un periodo di splendore e ricchezza che portò alla costruzione della Cattedrale di San Michele Arcangelo, ancora oggi ben visibile e visitabile nel centro del borgo.

Casertavecchia - Cattedrale di S.Michele Arcangelo

Nel XV secolo, i tempi cominciarono a cambiare enormemente, e con il termine del medioevo, i centri urbani situati sui pendii dei monti cominciarono a perdere la loro importanza. Infatti la popolazione cominciò a trasferirsi nuovamente in pianura, dove erano presenti i campi per la coltivazione e dove non vi erano limiti nella costruzione. Quindi gli abitanti di Casertavecchia cominciarono a trasferirsi nuovamente in pianura, agglomerandosi in un centro urbano che sarà poi la Caserta odierna.

Casertavecchia - Cattedrale di San Michele Arcangelo interno
interno della Cattedrale di S.Michele Arcangelo

La fine di Casertavecchia come centro di importanza della zona si ha con l’avvento dei Borboni, che cominciarono la costruzione della Reggia a Caserta e successivamente con il trasferimento del vescovato anch’esso a Caserta.


La Cattedrale di Notre-Dame – il cuore gotico di Parigi

Sulla Île de la Cité, l'isola sulla Senna al centro di Parigi, si erge maestosa da quasi un millennio la Cattedrale di Notre-Dame de Paris, una delle costruzioni gotiche più celebri al mondo. Con i suoi tesori scultorei e la sua ricchezza di decorazioni, è l'eredità profonda dell'antico sapere degli artigiani medievali, oggi ormai...

Sulla Île de la Cité, l’isola sulla Senna al centro di Parigi, si erge maestosa da quasi un millennio la Cattedrale di Notre-Dame de Paris, una delle costruzioni gotiche più celebri al mondo. Con i suoi tesori scultorei e la sua ricchezza di decorazioni, è l’eredità profonda dell’antico sapere degli artigiani medievali, oggi ormai perso.

Parigi - Notre Dame de Paris

Storia di Notre-Dame

Come moltissime altre chiese, Notre-Dame sorge dove precedentemente si ergeva un antico tempio romano dedicato al dio Giove. Questo tempio, con la caduta del paganesimo fu sostituito da una precedente cattedrale dedicata a Santo Stefano. Ma con il crescere dell’importanza di Parigi fino a diventare capitale del nuovo regno di Francia con Filippo I, apparì presto l’esigenza di erigere una cattedrale che fosse degna di questa nuova città.

Parigi - Notre Dame - Madonna con bambino
Notre-Dame

Nel 1160 Maurice de Sully, nuovo vescovo di Parigi, promosse quindi l’idea di costruire una nuova e più ampia cattedrale, in grado di ospitare e rappresentare una popolazione parigina ormai in forte crescita. Tale fu l’importanza della costruzione che ben 3 anni più tardi, fu proprio papa Alessandro III, proveniente da Roma, a posare la prima pietra.

Parigi - Notre Dame - Retro dellal chiesa
Retro della chiesa di Notre-Dame

Sull’esperienza della recente costruzione della Abbazia di San Denis, fu deciso di erigere la nuova cattedrale di Notre-Dame seguendo lo stile gotico. I lavori di costruzione furono suddivisi in due fasi. Dal 1163 fino al 1250 fu completato l’edificio nelle sue forme essenziali, poi nel secolo successivo, dal 1250 al 1350, furono eseguiti tutta una serie di interventi di rifinitura fino a raggiungere l’aspetto odierno.

Stile gotico ricchissimo di decorazioni

A partecipare alla costruzione di questa bellissima chiesa furono chiamati a raccolta tutte le categorie e corporazioni di artigiani dell’epoca: fabbri, muratori e carpentieri prestarono la loro opera utilizzando tutte le loro tecniche e abilità. Questo portò alla realizzazione di una chiesa ricchissima di particolari, decorazioni e sculture, e vetrate colorate. Capolavori dell’arte medievale che per fortuna ancora oggi possiamo ammirare.

Parigi - Notre Dame - Finestre con vetrate
Vetrate laterali

L’importanza della cattedrale di Notre-Dame de Paris rimase sempre indiscussa per i secoli a seguire. Molti re vi furono incoronati, da qui partirono anche le benedizioni per i molti crociati francesi che si raccoglievano per partire verso Sud. Unico periodo di eccezione fu durante la Rivoluzione Francese, in cui i rivoluzionari saccheggiarono la chiesa, distruggendo molte opere d’arte e rendendola poi un deposito di vini. Fu solo con Napoleone che la chiesa ritornò alle sue funzioni originali. L’imperatore francese incaricò l’architetto Viollet-le-Duc di ristrutturare la chiesa rimediando ai danni subiti.

Parigi - Notre Dame - Cappelle laterali

La Cattedrale di Notre-Dame

La cattedrale di Notre-Dame de Paris fu per l’epoca di costruzione, un’opera colossale. Misurava ben 130 metri di lunghezza, 40 metri di larghezza e svettava con torri alte 69 metri. Capolavoro dell’arte gotica, questa chiesa presenta degli archi rampanti a sostegno delle pareti laterali. La pianta è a croce latina e suddivisa in 5 navate terminanti con un coro seguito da un’abside semicircolare.

Parigi - Notre Dame - Chiesa
Facciata ovest di Notre Dame

La facciata ovest è caratterizzata da tre portali, con le loro stupende sculture del XIII secolo. Poi sopra di essi vi è la Galleria dei Re, una serie di 28 statue rappresentanti i re di Giuda. Poi salendo si può ammirare lo splendido rosone occidentale con davanti una serie di sculture rappresentanti la Vergine Maria e due statue devote. Sopra ancora vi è un’altra galleria tutta traforata: la Galerie des Chimères, che presenta tutta una serie di sculture a forma di strani animali che nascosti tra le torri, sorvegliano dall’alto l’entrata della chiesa.

Parigi - Notre Dame - Interno della chiesa
Interno di Notre-Dame – Navata centrale

Una volta all’interno della navata centrale, si può notare da alcuni particolari che lo stile gotico utilizzato in questa chiesa non era ancora pienamente maturo. Le colonne che dividono le navate sono ancora di forma cilindrica, e le arcate rimangono ancora non pienamente slanciate e poco luminose, conservando così ancora molti aspetti dello stile romanico.

Parigi - Notre Dame - Sculture in legno
Scultura sulle transenne del coro

Anticamente un’alta transenna in pietra racchiudeva il coro, creando un ambiente al riparo e tranquillo in cui i monaci potessero esercitare la preghiera indisturbati. Di questa splendida transenna del XIV secolo ne rimangono solo alcune parti, che mostrano ancora delle bellissime sculture colorate alla base.

Parigi - Notre Dame - Rosone
Rosone sud

Localizzato sul lato meridionale del transetto, non si può far altro che ammirare il bellissimo rosone che conserva ancora le vetrate originali del XIII secolo. Al centro vi è raffigurato il Cristo circondato da vergini, santi ed apostoli.

Rosone sud


Il Palazzo ed i Giardini di Versailles

L'attuale palazzo che possiamo ammirare nella sua maestosità è il risultato di varie aggiunte effettuate partendo da un antico padiglione da caccia, di cui la bassa facciata in mattoni è ancora visibile al centro. Fu infatti Luigi XIV che diede il via ai lavori nel 1668 trasformando un piccolo edificio del padre, nella reggia più famosa del mondo, in grado di ospitare ben 20000 persone alla...

L’attuale palazzo che possiamo ammirare nella sua maestosità è il risultato di varie aggiunte effettuate partendo da un antico padiglione da caccia, di cui la bassa facciata in mattoni è ancora visibile al centro. Fu infatti Luigi XIV noto a tutti come il Re Sole,che diede il via ai lavori nel 1668 trasformando un piccolo edificio del padre, nella reggia più famosa del mondo, in grado di ospitare ben 20000 persone alla volta.

Palazzo di Versailles

Il primo ampliamento risale al 1660 ad opera dell’architetto Louis Le Vau (1612-1670). Questi aggiunse a questa piccola struttura due ali riccamentte ornate di statue, decorazioni e ricoperte da un tetto dorato. Le due ali del palazzo si racchiudevano intorno ad uno spiazzo, oggi identificato con La Cour de Marbre. Questa parte centrale del complesso fu destinata agli appartamenti reali.

Coer de Marbre

Successivamente nel 1678, un altro grande architetto chiamato Mansart (1646-1708), ampliò enormemente il complesso, aggiungendo due vasti edifici a destra e a sinistra. Mansart fu considerato uno dei massimi esponenti del Barocco francese e si deve principalmente a lui lo stile generale dell’intero complesso. Infatti oltre all’ampliamento del palazzo, realizzò importantissime opere come la Galleria degli Specchi, la Cappella Reale e la Cancellata d’Onore.

A separare il mondo esterno dalla Cour des Ministres, un ampio piazzale che si antepone al Palazzo di Versailles, Mansart realizzò un’enorme ringhiera nera con tantissime rifiniture dorate: la Cancellata d’Onore. Di particolare rilievo è il cancello centrale sormontato da delle bellissime insegne reali dorate.

Particolare della Cancellata d’Onore con le insegne reali

Altra grande opera di Mansart è la Galleria degli Specchi, un salone lungo ben 70 m con una parete ornata da ben 17 specchi che fronteggiano ampie finestre ad arco. In questa galleria si tenevano tutte le cerimonie ufficiali. Inoltre alla fine della Prima Guerra Mondiale, nel 1919, questo luogo fu scelto per firmare il Trattato di Versailles.

Palazzo e giardini di Versailles - Galleria degli Specchi
Galleria degli Specchi

All’estremità destra del nucleo centrale del Palazzo di Versailles, vi è invece distribuita su due piani, la Chapelle Royale, anche questa opera di Mansart. In questa chiesa si svolgevano le funzioni religiose a cui partecipava tutta la corte che si raccoglieva al pian terreno, mentre al primo piano vi è un soppalco riservato esclusivamente alla famiglia reale.

Palazzo e giardini di Versailles - Chapelle Royale
Chapelle Royale

Un altro architetto che ha contribuito enormemente alla realizzazione di questo complesso è Charles Le Brun (1619-1690). A questo architetto si devono gli interni e le numerose sale in cui si svolgeva la vita ufficiale di corte. Riccamente decorate con marmi colorati, intarsi in pietra e legno, arricchite ulteriormente con pitture murali, velluti, argenti e mobili dorati.

Gli interni del palazzo sono molto sfarzosi e riccamente decorati

Charles Le Brun si occupò anche di progettare un altro elemento importantissimo del complesso: i Giardini di Versailles. Un immenso spazio verde, dotato di complesse aiuole, viali, specchi d’acqua e fontane. Il tutto studiato sia per essere ammirato dal primo piano del palazzo per allietare la vista dei residenti, sia a piedi, per i divertimenti della corte e del sovrano.


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